Tennyson, Alfred, Ulysses, vv.65-70

Though much is taken, much abides, and though
We are not now that strength which in old days
Moved earth and heaven, that which we are, we are --
One equal temper of heroic hearts,
Made weak by time and fate, but strong in will
To strive, to seek, to find, and not to yield.




mercoledì 31 dicembre 2008

2008 Addio!!!


Nooooooooooooooooooooooooooooooooooo! È finito? Di già? È un vero peccato che un anno così bello, così ricco di stupefacenti sorprese sia già giunto al termine.
È pur vero che mi hanno insegnato che al peggio non c’è mai fine. Non per nulla sta per iniziare un anno bisesto. Anno bisesto, anno funesto … dicono i veri ottimisti. E per una volta mi piacerebbe tanto dubitare di loro. (Non lo cambio ma correggo! L'anno bisesto è quello passato che, a dire il vero, un po' funesto lo è stato...Il problema è che gli ottimisti di cui sopra non hanno dato molte speranze per quello appena cominciato!)
A dire il vero, ne sono accadute di cose belle! Quali? Avrei l’imbarazzo della scelta se dovessi scegliere di parlare della sfera privata o di quella pubblica … che poi, tutta questa differenza non c’è! Non che improvvisamente sia diventata una scrittrice di fama mondiale, è solo che se l’economia gira, giriamo anche noi assieme all’economia…che c’entra? Niente. E per quale motivo, solamente io, dovrei continuare a dire cose logiche? Cose che abbiano un senso? Cose che siano coerenti e concrete?
Se Berlusconi è il capo del Consiglio, Ratzinger il capo della Chiesa, in televisione fanno Il Capo dei Capi (e secondo me la scelta a questo punto diventa veramente difficile), non vedo sinceramente per quale motivo la sottoscritta non dovrebbe essere così ottimista, dolce e lungimirante.
Le cose belle, le cose belle… Ho pagato la tassa sui rifiuti a Dicembre che, pur riportando la data di scadenza, era solo un' anteprima dell’avviso di pagamento che sarebbe arrivato ad Aprile…Al comune amano i giuochi di parole. Dolci e teneri. Burloni in linea con la tendenza generale.
Mi sono accollata, durante le infinite file in ambulatori, poste, supermercati e chi più ne ha più ne metta, fiumi di parole su un “presunto” governo ladro e su altrettanto “presunti” governanti mascalzoni. Senza mai comprendere chi alla fine avesse votato cosa…Ma ho smesso un po’ di tempo fa di farmi domande le cui risposte conoscerò solo una volta entrata in Purgatorio.
Ho pagato le ZTL che però non hanno rimborsato ma che forse rimborseranno ma solo dopo averle ripristinate (bisognerà pagare un’aggiunta) che saranno valide solo i giorni pari degli anni bisesti (ma solo quando ce ne saranno due di fila) e solo se la macchina ha la targa alterna…ma no nel senso di pari e dispari…nel senso di accendi e spegni, rossa e blu i colori che vuoi tu!
Tuttavia, so di essere fortunata perché non rientro in quella nicchia di poveracci-sfigati che sono stati costretti a comprare la macchina nuova per andare al centro ma fino alla zona B di “begl’ingegni”, piuttosto che fino alla A di “A finiti di pigghiarinni pu culu”
Ma questo è il pubblico … Di parlare del privato proprio non mi va perché lo so che in fin dei conti sono stata fortunata. Del resto vivo vicino a Mondello, zona In piena di gente In molta della quale In o Da Galera ( e nessuno si offenda se l’operaio sposato con due figli ha pensato di stuprare la nigeriana avendo il cattivo gusto di lasciarla nuda per strada!... “Sono cose che capitano tra ragazzi…Anzi non l’ha ammazzata”)
Ho conosciuto nuovi amici e, soprattutto, conosciuto vecchi amici. Nel secondo caso, quando la conoscenza avviene a distanza di anni, solitamente, non si tratta di qualcosa di positivo.
Ho imparato che, anche quando non c’entra niente, “bisogna conoscere l’altra versione dei fatti” e che se dovesse risultare la più comoda, sarà anche quella universalmente riconosciuta. Ho imparato che Ponzio Pilato o Papa Celestino non erano poi così sfigati visto che in giro tirano tanto quanto , o quasi, le borse di Vuitton originali (anche quando non me le potrei permettere).
Ho imparato che il tradimento è più diffuso della Peste che nel 1624 colpì Palermo e, soprattutto, che nemmeno il pellegrinaggio a Santa Rosalia è in grado di renderci immuni … Tuttavia, sono fortunata perché ancora non ha sfiorato il mio micro-speciale nucleo familiare!
Ho imparato che per quel sant’uomo del Papa tutti gli esseri umani non sono uguali..ma del resto lui è un uomo e non Dio (ma bisognerebbe spiegarglielo in un’epoca in cui ci si auto glorifica alla prima occasione!).
Ho imparato che la giustizia, quando si tratta di farla veramente, come persona preziosa o presunta tale ama farsi attendere e, soprattutto, ho imparato che l’attesa ti può costare un sacco di soldini di cui privi il tuo quotidiano…
A tal proposito, auguro come l’anno scorso un’immensa felicità agli amici di Mrs Satirikan la quale, quest’anno, è talmente disgustata che ha preferito tacere … felicità, salute e tanta serenità a chi ha fatto della cattiveria il proprio vessillo!
Ma sono veramente fortunata perché ho i miei veri affetti al mio fianco, perché, nonostante tutto, riesco ancora a provare amore e perché ho avuto la gioia di portare in grembo una nuova, magica vita.Buon Anno a tutti voi … e perdonate l’acidità.

giovedì 4 dicembre 2008

"La suprema leggerezza dell'IO"



Avvicinandosi il Natale, come minimo, il mio messaggio dovrebbe essere d’amore … amore puro, amore supremo, amore su tutto.
In un certo qual modo potrebbe pure trattarsi di questo ma, all’appello, mancherebbe una nota aggiuntiva: Puro Amore Individuale.
Di esempi per fortuna ne abbiamo a bizzeffe e così ciò che mi attanaglia è la semplice difficoltà nello scegliere quello più consono.
Mi si chiede di falsificare un registro … Per carità, che sarà mai!!!!
“Falsificare” non sarà mica un parolone! Diciamo “modificare”, “rendere più digeribile”, “infiocchettare”, e perché no “abbellire!” In fin dei conti il tutto sarebbe giustificato dall’arrivo del Santo Natale: perché dare questa profonda delusione a Gesù Bambino? Ha già i suoi problemi: il riscaldamento, il sostentamento e perché no … il suo futuro.
Ogni anno il 25 Dicembre nasce e rinasce eppure non mi sembra che il suo messaggio d’amore sia stato colto nel suo reale valore. In poche parole comincio ad avere il dubbio che la gente, la maggior parte della gente abbia male interpretato la nascita di questo bambino venuto al mondo, per poi morire di una morte atroce, per redimere gli esseri umani dai loro peccati … Il messaggio mi pare sia stato male interpretato perché preso alla lettera e non considerato tra le righe.
Ho l’impressione che la gente abbia quasi la certezza che se ogni anno c’è uno disposto a nascere per poi dopo qualche mese morire per redimere i loro peccati, per quale motivo dovrebbero non commetterli? Sarà sufficiente trovare un altro, magari in carne ed ossa, disposto a sacrificarsi per loro. Se non dovesse essere così disposto, male che vada, basterà semplicemente spingerlo verso il burrone … Problema Risolto.
A questo punto, forse, si potrebbe approfittare dei POR (per chi non lo sapesse sono quei finanziamenti che l’Unione Europea destina per lo sviluppo di paesi sottosviluppati che mai si svilupperanno perché irrimediabilmente perduti … ma questa è un’altra storia), per organizzare un megaprogetto che prevede la nascita di laboratori mobili nei quali creare artificialmente dei capri espiatori i quali, a loro volta, potrebbero adesso chiamarsi BE.SO.TE. (BENEFATTORI SOCIALI TEMPORANEI).
A dire il vero, ci sarebbe un modo per risparmiare un po’ di soldini di questi finanziamenti per poi comprarci qualche regalino in più di Natale. Potremmo far credere all’Unione Europea di creare artificialmente i suddetti BE.SO.TE.
In realtà, basterà far girare per la città il nostro furgoncino-laboratorio mobile per raccogliere tutti i barboni, gli zingari, i pedoni antipatici, quelli che fanno defecare i loro cani sui marciapiedi ma sono troppo igienisti per poi raccogliere la stessa cacca (o troppo generosi per sottrarla alle nostre suole!) e, dopo averli sottoposti a trattamenti adeguati, utilizzarli per la nostra giusta causa.
Solo in questo caso sarebbero dei veri BE.SO.TE. e noi saremmo dei veri Fur.Bo.Ni. (Furgoncini Bonaccioni Niente male).
L’unico problema sarebbe quello di trovare uno disposto ad emettere una fattura “falsa” (scusate il parolone) che attesti l’acquisto del materiale necessario per la creazione della nostra materia prima... “Problema” forse è un po’ troppo!
“Alla luce di quanto finora detto le Signorie Vostre sono pregate di far pervenire entro e non oltre il prossimo Natale i progetti correlati di tutte le informazioni necessarie per poter avviare la seduta di selezione che avrà inizio non oltre il 31 Dicembre c.a.
L’amministrazione coglie l’occasione per augurare buone feste e porgere cordiali saluti … ma così cordiali che più cordiali non si può …”
… continua

lunedì 22 settembre 2008

FEMMINUCCIA


Lo scoprire di portare in grembo una femminuccia ha coinciso con la triste constatazione di ciò che nell’immaginario collettivo (quello delle donne incluse) rappresenta l’essere femmina. Non correggetemi con un “donna” perché tanto è inutile.
Quando aspettavo Lorenzo, felicissima del fatto che fosse un maschietto, non ricordo di aver ricevuto frasi di approvazione simili a quelle udite la scorsa settimana.
Al contrario, non potrò di certo dimenticare, l’esclamazione di una perfetta sconosciuta quando, allorché c’era ancora il dubbio che Lorenzo (o Luppino come si era soliti chiamarlo ai tempi) fosse una femminuccia, mi disse: “E vabbè, non ti preoccupare. Pure belle sono le femmine!
Il “pure” di quella frase, oggi, potrei definirlo il nocciolo della questione tutta. “Pure”, istintivamente, venne tradotto dalla mia mente come: “E’ vero che sono meglio i maschi delle femmine. E’ vero che queste sono sinonimo di tragedia familiare, dispiaceri, paturnie, etc … Tuttavia, sappi che in quel piccolo universo rosa shocking si racchiudono degli (non troppi) aspetti positivi!”
Ai tempi decisi di non addentrarmi troppo nella questione “maschio vs femmina” onde evitare un innalzamento brusco della pressione arteriosa che, si sa, in gravidanza nuoce alla salute del nascituro.
Ritornando ad oggi, inevitabilmente, la scoperta di un fagottino rosa all’interno del mio corpo ha scatenato un processo irreversibile simile allo scoperchiamento del vaso di Pandora. In altre parole, abbiamo solo posticipato l’innalzamento della suddetta pressione e il conseguente versamento di bile lungo tutte le strade da me battute (termine che in periodo di guerra alle lucciole non sembrerebbe molto appropriato).
Dove passa la sottoscritta, praticamente, rimane una specie di tracciato luminescente di colore verde che pur provenendo dal mio fegato, somiglia tanto allo “schifiltor” che anni fa fu passione di generazioni di bambini.
Non c’è voluto molto per scoprire quali fossero quegli “aspetti positivi” di cui sopra. Infatti, è stato sufficiente comunicare il sesso della nascitura per ottenere delle risposte tanto esaustive quanto sconvolgenti per la mia mente.
Volendo fare una specie di classifica delle risposte più belle, date da donne (e questo mi pare il dato più allarmante), direi che verrebbe fuori qualcosa del genere:
1) “Meno male! Così almeno hai un aiuto in casa.”
Grazie a questa frase mi si è improvvisamente materializzata dinanzi agli occhi l’immagine di “Sara” protagonista femminile di un cartone animato degli anni Novanta la quale, pur essendo una principessa indiana, cadendo in disgrazia, venne trasformata nella piccola sguattera di un terribile collegio inglese.
Mi sembrava di vederla già la mia principessina con uno di quei grembiulini a fiorellini, un fazzoletto in testa e il visino sporco di fuliggine mentre, accovacciata sulle ginocchia si apprestava a passare la cera sul pavimento prima che Lorenzo, fratello maggiore e alcolizzato cronico, rientrasse a casa.
2) “Che bello! Così hai qualcuno con cui confidarti.”
In apparenza, questa frasetta dall’aspetto innocuo, cela i demoni di quello che dai tempi remoti si è trasformata nella lama a doppio taglio simile a quella che il nostro amico Damocle, da generazioni e generazioni, vede pendere sopra la sua testolina senza capire che è sufficiente spostarsi per non farsi male (maschio è!).
Ma, in realtà, cosa cela la suddetta frase? In essa sono implicite, per lo meno, due cose: a) noi donne siamo sempre e solo portatrici di paturnie che, inevitabilmente, dobbiamo sfogare; b) i maschietti, ancora una volta, vengono invitati a vivere nel loro mondo parallelo popolato da Transformers, Dragon ball, palloni che simili a siluri entrano nella rete avversaria e donne. Due donne preferibilmente, le quali pur essendo eterosessuali per un motivo sconosciuto, dinanzi alla prestanza sessuale del suddetto non possono fare a meno di lanciarsi in uno spettacolo lesbo per poi, contemporaneamente e individualmente, concedersi alla sua volontà facendo delle acrobazie degne da circo Togni. Queste donne fanno di tutto. Hanno una fantasia degna di Premio Nobel e, soprattutto, non hanno la faccia della mamma, della moglie o delle figlie … loro illibate sono!
In altre parole per l’uomo i problemi, quelli veri da affrontare, contro cui battersi non esistono e non devono esistere. Il loro falso unico problema è rappresentato da quell’accozzaglia di situazioni che ritengono di dover affrontare quotidianamente non curanti della non eccezionalità della cosa.
Per capire meglio a cosa mi riferisco:
1) “Mi alzo al mattino per andare al lavoro”… oserei dire un consumo notevole di energia se ci aggiungo quella mano poggiata sulla parete di fronte nell’atto di fare pipì ;
2) “Ho lavorato tutto il giorno” quasi come se il non fallimento dei mercati globali fosse dipeso dalla sua sola presenza nell’universo;
In altre parole, alle 20:00 i nostri uomini sono letteralmente spossati per il semplice fatto che annoverano tra le azioni compiute, e quindi logoranti per la mente e per il corpo, tutti i passi fatti, il numero di volte in cui hanno dovuto poggiare il piede tra l’acceleratore e il freno, i nano secondi in cui hanno dovuto concentrarsi su problemi seri e, dulcis in fundo, gli anni di matrimonio che hanno alle spalle. Senza contare però che non vivrebbero mai più senza per il semplice fatto che è raro trovare una simile comodità.
Rileggendo quanto finora scritto mi rendo conto che la prima impressione è quella di trovarsi dinanzi alla tipica femminista agguerrita con tutti i maschietti del creato per il semplice fatto di non avere avuto un pisellino proprio. E’ solo apparenza.
Al contrario, man mano che gli anni passano, prendo coscienza del fatto che se, da un lato, è vero che storicamente e vigliaccamente gli uomini hanno finito col prendere il sopravvento (non per forza maggiore ma per misoginia); dall’altro lato, è pur vero che noi povere illuse continuiamo a trattarli come se fossero figli nostri … e ci lamentiamo, ci lamentiamo fino alla nausea.
Infine, cosa più terribile e inconscia, finiamo con il considerare una nascitura quale nuova atleta in grado di raccogliere la nostra staffetta stracolma di frustrazioni e privazioni. Non lo si fa per cattiveria ma per abitudine cronica alla sottomissione.
In altre parole, conoscendo la mia posizione, la mia cronica acidità verso tutto ciò che il mio cervello considera fuori da ogni logica, io tremo.
Tremo per quella povera “Sara - principessa indiana” che sta venendo al mondo, per quella giovane ascoltatrice di confidenze inconfessabili e per tutti quegli insegnamenti all’acido muriatico che sarò in dovere di trasmetterle dal momento in cui verrà al mondo!Perché noi donne oltre ad essere brave, profonde, intelligenti ed analitiche … in fondo in fondo, ma non troppo, siamo un po’ STREGHE!


P.s. Ogni riferimento a cose o persone è puramente casuale. Nella mia lunga e intensa vita, infatti, non ho mai incontrato uomini di quella natura. Per fortuna, nonni, genitori, compagni di scuola, colleghi, suoceri, amici e chi più ne ha più ne metta non hanno mai dimostrato di possedere le suddette “qualità”…

lunedì 15 settembre 2008

Sono belle le grandi sorprese...


E dopo mesi e mesi e mesi di silenzio … siamo quiiiiiiii!!!!!!!!!!
Siamo? Sì siamo. Tra i lavori in corso di cui si parlava e che, poco alla volta verranno trattati in modo approfondito (nei limiti della decenza, ovviamente!), c’è la nostra meravigliosa quanto inaspettata seconda avventura nel mondo delle pancere, dei pannoloni, delle nausee e mal di schiena e chi più ne ha più ne metta.
Per farla breve, anche se dura nove mesi, siamo letteralmente incinti. Sì incintI. Perché a casa mia ogni cosa riguarda la famiglia tutta e se devo essere incinta io, dovranno esserlo pure Alessandro e Lorenzo!
Se tutto va bene, dunque, fino al prossimo Gennaio le bloggers saranno due.
Questa è un’altra novità: per la gioia di uno dei più gelosi uomini siculi di tutto l’universo terracqueo, fimmina è!...e non aggiungo altro!
A tal proposito avremo modo di trattare tanti punti che riguardano sia la gravidanza che tutto ciò che vi gravita attorno a partire dai consigli non richiesti, dalle liste di nomi non richieste, dalla possibilità (assolutamente discriminante tra uomini e donne) di poter scegliere tra miliardi di tonalità di rosa e, dulcis in fundo,tutto quello che di questa magica avventura non si dice affinché non si registri un calo brusco delle nascite.
Tuttavia, oggi, vorrei solamente farvi presente che se il mio livello di acidità è rinomato per essere uno dei più elevati al mondo, che cosa ne sarà di questo povero blog giacché siamo ben DUE donne in una? Se la bimba ha preso da mamma (e spero per lei di no) siamo letteralmente fottuti!

lunedì 8 settembre 2008

Lavori in corso...

ci scusiamo (io e tutti i miei io) per il disturbo maaaaa... stiamo lavorando per voi!

venerdì 18 aprile 2008

Cartolina dalla Germania


Caro Diario di Viaggio,
ti scrivo questa lettera per manifestarti tutto il mio disappunto.
Carnevale è passato da un pezzo. Così il pesce d’Aprile. Dunque, mio caro amico, non mi resta che chiederti cosa ti abbia spinto a metter su una tragicommedia del genere. Scherzo? Parli di scherzo?
Se la tua intenzione era quella di farci ridere, sappi che è stato un flop. Un fallimento.
Certo, col senno di poi, mentre ti scrivo questo accorato appello riesco a sorridere. Non tanto per la tua fantasia, quanto per il famoso principio della Retta della mia vita che, per arcani misteri, più che essere tendente all’infinito sembra puntare sempre e comunque al mio pregiatissimo fondoschiena.
E’ stato abbondantemente apprezzato il tuo tentativo di rendere la nostra vacanza entusiasmante, imprevedibile. Apprezzerò ancor di più il tuo sforzo di recuperare al prossimo viaggio.
Carina. Molto carina la mia congiuntivite del primo giorno. Mi aiutava ad illudere gli altri che fossi sempre scompisciata dalle risate. Risate grasse da lacrime agli occhi.
Certo, il mal d’orecchi del giorno dopo potevi risparmiarmelo: non è carina la sensazione di avere un cono conficcato nell’orecchio e l’esigenza di camminare col capo chino a sinistra per cercare di captare le parole altrui.
So anche che non ti è mai piaciuto applicare due pesi e due misure. Tuttavia, non era necessario far venire la cervicale ad Ale. Quella tosse poi!
Lo sappiamo che sei bravo e che riesci in tutto ciò che ti sta a cuore.
Ma ti sembra carino che un bimbo di due anni debba svegliarsi al mattino senza riuscire a comunicare con il suo occhio destro che fuori il cielo è azzurro e, quindi, potrebbe anche schiudersi?
Povero Bimbo: “Io non ho paura, non sono spaventato. Ho l’occhio appiccicato!”
Buongiorno anche te, Fortuna!
Immagino che facesse parte del tuo scherzo quella pioggerellina incessante, leggera e delicata che ci ha costretti a camminare per le vie del centro ricordando agli altri pedoni il fotogramma di un film tristissimo ambientato alla fine della seconda guerra mondiale.
Un papà pallido e con lo sguardo fisso nel vuoto che spinge (o si appoggia) su un passeggino più simile ad una camera iperbarica dove di un bimbo piangente, lacrimoso e dolorante s’intravedono gli abbozzi di due occhietti un tempo vivaci, non è certo un bello spettacolo.
E quella mamma, poi! Mantenere sul viso un abbozzo di sorriso facendo finta d’ignorare qualsiasi imprevisto, di certo, non dev’essere stata impresa facile.
Ancor più difficile l’escursione presso quell’antico villaggio di alchimisti in cui la tradizione si fonde con la tecnologia e che, per comodità letteraria, chiamerò: Farmacia.
In un tedesco pieno di buoni propositi e povero di vocaboli non è stato semplice far capire alla banconista come potesse essere possibile che un bimbo di due anni avesse “una donna incinta nell’orecchio!”
Sarà stato lo strabuzzamento degli occhi della donna a far comprendere che forse “mal d’orecchi” aveva un altro nome.
Ma “chi ha lingua passa il mare” (dice mia nonna) e, per fortuna, è arrivata in nostro soccorso un angelo vestito di bianco in grado di comprendere e parlare l’italiano.
A dire il vero, tuttavia, mi ha stupito sapere che in italiano il verbo “riscaldare” possa essere tradotto con un “Ahhhh, ahhhh, ahhh” associato al gioco dei mimi.
Ci mancava solo che l’impiegata tornasse con un vibratore in mano da mettere mattina e sera nell’orecchio di mio figlio per alleviare i dolori di quella donna incinta che aveva deciso di affrontare il travaglio nell’orecchio del povero bimbo!
“OTALGAN”. Bastava dire “OTALGAN!”: unico farmaco non tradotto nel passaggio dalle case farmaceutiche tedesche a quelle italiane.
Ma l’importante è che tu ti sia divertito!
E che dire del quarto giorno?Non dimenticherò presto il busto di Ale che, aggiungendosi a una doppia congiuntivite, un triplo mal d’orecchio, la cervicale e la tosse, sembrava uno di quei funghetti tanto carini ma velenosi. Per la prossima volta dei pois neri saranno ben accetti. Il rosso non gli ha mai donato.
Per fortuna ci erano rimasti due giorni a disposizione. I due giorni che avrebbero fatto la differenza: tra la sfiga e la burla.
Ti ringrazio, innanzitutto, per averci concesso una splendida giornata di sole anche se, secondo il mio modesto parere, avresti potuto sforzarti un po’ di più. Insomma, Mio Caro Amico, diciamocela tutta: perché non darci pure la possibilità di prelevare dallo sportello bancomat?
Era troppo chiederti una giornata di puro diletto? In fin dei conti non chiedevamo nulla di esorbitante. Portare un bimbo al Parco dei Dinosauri non mi sembra una richiesta eccessiva.
Che fossi un burlone l’avevamo già capito e, per questo, non c’era bisogno di farci percorrere quarantacinque chilometri, provare a prelevare con due carte diverse, di due banche diverse e intestate a persone diverse in ben quattro banche. Lasciare che il bancomat ingurgitasse e digerisse la carta di Ale, mentre io e Lorenzo aspettavamo per ben un’ora in un paese sperduto, è stata la tua ciliegina sulla torta?
Non volevi che sperperassimo il nostro denaro? Dici che l’hai fatto solo per il nostro bene? Se è così allora potevi farci trovare tre panini imbottiti sotto il sedile della macchina. Non è carino lasciare che un bimbo, all’ora di pranzo, lontano da casa e affamato, sia costretto a scegliere se pranzare con dieci biscottini, un cioccolato o una merendina. Va bene, mettiamo da parte gli adulti!
Ma dimmi una cosa: hai riso veramente quando il bimbo è stato costretto a salire sulla giostra e simulare che si muovesse perché la sua mamma doveva scegliere se spendere l’ultimo euro per la gioia del figlio o per la sua sopravvivenza psicologica?
Su dai … lì non c’era proprio un cazzo da ridere!
Comunque, Caro Amico, pur non condividendo il tuo scherzetto prendo atto della tua buona fede e ti offro una seconda possibilità: agli amici, quelli veri, si offre sempre!
Ci vediamo a Giugno e, cortesemente, senza scherzi!


Tua per sempre
Claudia

martedì 15 aprile 2008

Quando gli altri si spiegano meglio di me...(Cirano di Francesco Guccini)


"Venite pure avanti, voi con il naso corto, signori imbellettati, io più non vi sopporto, infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio perché con questa spada vi uccido quando voglio.


Venite pure avanti poeti sgangherati, inutili cantanti di giorni sciagurati, buffoni che campate di versi senza forza avrete soldi e gloria, ma non avete scorza; godetevi il successo, godete finchè dura, che il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura e andate chissà dove per non pagar le tasse col ghigno e l' ignoranza dei primi della classe. Io sono solo un povero cadetto di Guascogna, però non la sopporto la gente che non sogna. Gli orpelli? L'arrivismo? All' amo non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco, io non perdono, non perdono e tocco!




Facciamola finita, venite tutti avanti nuovi protagonisti, politici rampanti, venite portaborse, ruffiani e mezze calze, feroci conduttori di trasmissioni false che avete spesso fatto del qualunquismo un arte, coraggio liberisti, buttate giù le carte tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese in questo benedetto, assurdo bel paese. Non me ne frega niente se anch' io sono sbagliato, spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato; coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco e al fin della licenza io non perdono e tocco, io non perdono, non perdono e tocco!



Ma quando sono solo con questo naso al piede che almeno di mezz' ora da sempre mi precede si spegne la mia rabbia e ricordo con dolore che a me è quasi proibito il sogno di un amore; non so quante ne ho amate, non so quante ne ho avute, per colpa o per destino le donne le ho perdute e quando sento il peso d' essere sempre solo mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo, ma dentro di me sento che il grande amore esiste, amo senza peccato, amo, ma sono triste perché Rossana è bella, siamo così diversi, a parlarle non riesco: le parlerò coi versi, le parlerò coi versi...




Venite gente vuota, facciamola finita, voi preti che vendete a tutti un' altra vita; se c'è, come voi dite, un Dio nell' infinito, guardatevi nel cuore, l' avete già tradito e voi materialisti, col vostro chiodo fisso, che Dio è morto e l' uomo è solo in questo abisso, le verità cercate per terra, da maiali, tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali; tornate a casa nani, levatevi davanti, per la mia rabbia enorme mi servono giganti. Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco, io non perdono, non perdono e tocco!




Io tocco i miei nemici col naso e con la spada, ma in questa vita oggi non trovo più la strada. Non voglio rassegnarmi ad essere cattivo, tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo: dev' esserci, lo sento, in terra o in cielo un posto dove non soffriremo e tutto sarà giusto. Non ridere, ti prego, di queste mie parole, io sono solo un' ombra e tu, Rossana, il sole, ma tu, lo so, non ridi, dolcissima signora ed io non mi nascondo sotto la tua dimora perché oramai lo sento, non ho sofferto invano, se mi ami come sono, per sempre tuo, per sempre tuo, per sempre tuo...Cirano"