"Odio la vile prudenza che ci agghiaccia e lega e rende incapaci d'ogni grande azione, riducendoci come animali che attendono tranquillamente alla conservazione di questa infelice vita senz'altro pensiero."
(Giacomo Leopardi)



"In pratica le persone che mi vogliono bene spesso non si accorgono infatti che il loro "ti appoggio" si trasforma in un "mi appoggio"
(Miranda Taten)



venerdì 28 marzo 2008

Se la forma è più importante del contenuto, caro Amico, sei perduto!


A poco serve che per anni ti hanno insegnato che mai bisogna guardare alle apparenze. Prima o poi ci caschiamo tutti. Belli e brutti. Alti e bassi. Colti e non.
E’ così che un corso di potenziamento presto rischia di trasformarsi nella pubblicità di un circo: bambini e ragazzi potenziati che potenzialmente hanno imparato tante cose, la più grande delle quali dice che “Potente è spesso Apparente”.
Certo, in qualità di “Esperto di Lingua Inglese”, tutto questo dovrei dirlo usando quell’idioma che dovrei anche insegnare.
Credo verrebbe fuori qualcosa del genere: “Powerful is often Apparent”.
Dovrei cercare di ricordarlo alla prossima lezione: sarebbe carino aggiungerlo al motto dell’Unione Europea. “Uniti nella diversità (sott. ce ne fottiamo) e all’apparenza noi puntiamo!”
Per chi ancora non avesse compreso il motivo di tanta acidità, mi appresto a spiegare cosa abbia suscitato tanto scompiglio tra i miei amici folletti.
Qualcuno, uno bello potente, ha cercato di farmi capire che non importa che i ragazzi imparino a parlare in inglese. Non è indispensabile che trovino la forza di sconfiggere quella timidezza che spesso ci costringe a rimanere in silenzio sopraffatti dall’insicurezza. Peggio ancora, non è scritto da nessuna parte che debbano potenziare quelle strutture di cui già godono per costruirci su un bel castello culturale dalla robustezza tale da resistere alle intemperie ed al trascorrere dei tempi.
No! Ciò che conta è che siano in grado di recitare a memoria una bella frasetta ad effetto, possibilmente in inglese, con un sottofondo musicale lacrimoso e, volendo essere perfezionisti, una lacrima di commozione che solca il visino innocente di quest’albero in fiore sotto un cielo di primavera dalle tinte multicolore.
A cosa serve spiegare che hai cercato di dare loro qualcosa che vada oltre l’apparenza e che, con il massimo dell’umiltà, hai sperato di donargli quella tecnica che ai tuoi tempi hanno dimenticato di suggerirti?
No! Allestiamo un piccolo spettacolino per la gioia del cineoperatore e siccome il tema di quest’anno sono i colori, sventoliamo le bandierine di quella Unione Europea grazie alla quale il corso si è potuto organizzare.
Non ci fa niente se qualcuno mi ha proposto, in un rigurgito di genialità, di usare come canzone di sottofondo lo stesso inno dell’Unione Europea.
Mentre i miei folletti si piegavano su se stessi in preda a un’incontenibile risata isterica, dalla mia bocca uscivano testuali parole: “Certo, potrebbero farlo se sapessero suonare tutti uno strumento musicale. Sarebbe stato ancora meglio se Beethoven ci avesse lasciato pure le parole dell’Inno alla Gioia”

mercoledì 19 marzo 2008

Lesson four - ridin en compreenscion


La quarta lezione d’inglese è stata in parte un prosieguo della precedente.
I ragazzi infatti, dopo aver capito che anche la Sicilia fa parte della European Union e che la bandiera has a blue background with a circle of 12 gold stars non perché i paesi membri in origine furono dodici, hanno anche capito che United in Diversity significa che pur avendo dei nomi diversi preferiamo concentrarci sui valori comuni.
My name is Claudia, your name is Gloria. I believe in friendship, you believe in friendship. It’s wonderful!
Hanno avuto qualche perplessità nell’accettare che a tredici anni anche io ero incazzata con il mondo intero e che a trent’anni la situazione non sia cambiata di molto nonostante i miei sorrisi.
La scorsa volta ho fatto sentire loro “Bad” degli U2 che, ovviamente, conoscevano solo per sentito dire. E quando ho chiesto a chi virtualmente proveniva dalla Francia se avesse mai sentito parlare di Manu Chao, mi ha risposto con la manina “Ciao ciao”.
E i miei folletti ridono. Muoiono dalle risate mentre mi vedono alle prese con concetti semplici ma molto difficili da spiegare.
Inoltre, apparentemente per caso, i miei discorsi portano sempre a un elenco di nuovi termini da imparare. Così l’ultima volta hanno capito che il marito di mia madre, che non è mio padre, è sicuramente il mio STEP-FATHER.
Hanno avuto qualche difficoltà ad accettare il fatto che non fossi per nulla ironica quando affermavo: “Aim veriiiiii laki!” per il semplice fatto di avere in ordine:
1. Father
2. Step-father
3. Mother
4. Step-mother
5. Brother
6. Step-brother
7. Step-sister


E’ probabilmente a quel punto che hanno deciso di farmi rientrare nella categoria “Professori simpatici”, piuttosto che chiamare gli assistenti sociali. Sta di fatto che al momento della pausa nessuno ha voluto lasciare l’aula.
Dal canto mio, ho scoperto che l’andata in coppia in bagno è insita nella stessa natura della donna. Non importa il paese di provenienza, il tuo nome, l’estrazione sociale: a partire dalla pubertà, in bagno ci si va assolutamente in due.
Forse, dunque, ha ragione chi afferma che in me giace un maschio. Non si riferiva di certo al cesso!
Siamo anche partiti. Due ragazze hanno trovato immediatamente lavoro in un’agenzia di viaggi della quale sono socia onoraria, mentre tutti gli altri da bravi clienti chiedevano brochure e offerte last minute.
Il problema è sorto allorché qualcuno ha chiesto un biglietto per Madrid perché aveva tanta voglia di fare una vacanza al mare… “meibi iu ar not so gud at giografi!” … “cud iu ripit pliiiis?” … “Don’t uorri, bi appi”
Conosco un paio di persone che avrebbero messo a repentaglio la propria vita pur di affermare che Madrid è il maggior porto della Spagna: non alla scuola media!
Infine, ho appreso una lezione veramente importante. La differenza tra noi italiani e gli altri si nota già nelle piccole cose.
La truffa, forse, è nel nostro stesso dna. Volendo essere meno severa, forse, potrei parlare d’ingenuità. Non si spiegherebbe altrimenti la differenza che c’è tra l’italiano “Ufficio bagagli smarriti” e l’anglofono “Lost and Found Office”.
Insomma, noi i bagagli li perdiamo e basta (volendo avrebbero potuto citare il dantesco “lasciate ogni speranza, voi che entrate!”); nei paesi anglofoni sono certi di ritrovarli. Questo sì che è ottimismo!
Mentre riflettete su quest’ultimo punto, ripetete:
Peter Piper picked a pack of pickled peppers. If Peter Piper picked a pack of pickled peppers, how many pickled peppers did Peter Piper pick?

giovedì 13 marzo 2008

Ai spik inglish - lesson tiu



(il disegnino non è del tutto mio … e si vede!)
Ieri ho dovuto prendere atto che tra me e gli studenti della mia classe, nella loro ancora ingenua testolina, corre la stessa differenza che c’è tra un mammut e un elefante.
L’ascolto della canzone di cui vi ho parlato nel post precedente ha riscosso un enorme successo. Superate le angosce provocate dalla possibilità di prendere dei voti (bastardo chi li ha inventati!), infatti, hanno accettato di buon grado e con entusiasmo di partecipare al gioco che proponevo loro: individuare dall’ascolto il maggior numero di vocaboli.
Il problema, dunque, non è stato determinato dal gioco in sé, quanto dal dover prendere atto che nessuno sapesse chi fossero i figli dei fiori. E vai con la descrizione del loro abbigliamento (gonne colorate, treccioline colorate, etc…), della loro stravaganza (contestualizzata negli anni in cui il fenomeno ebbe inizio) e, soprattutto, della loro filosofia.
Inutile dirvi che ho preferito limitarmi all’enunciazione di “Peace & Love” tralasciando piccoli particolari tipo libertà sessuale, libera diffusione delle droghe e, infine, Woodstock.
Anche perché se avessi detto loro “Woodstock”, con ogni probabilità mi avrebbero risposto: “Cud iu ripit plissss?”
E io: “Woodstock”
E loro con lo sguardo vitreo e atterrito di chi non solo non sta capendo niente, ma ti sta prendendo per pazzo: “I laik english veri mach!”
La differenza tra l’elefante e il mammut si è ripresentata allorché abbiamo parlato (in realtà è stato un piccolo monologo) dei principi di base dell’Unione Europea grazie alla quale, per altro, stanno frequentando questo corso di potenziamento.
L’euro, ad esempio, è l’euro. E vai a spiegare che alla loro età compravo tutto con la lira e che per partire avevo bisogno del passaporto.
Eccoli ripresentarsi quegli occhi di ghiaccio che ti fissano come se stessi dicendo parole tipo: “Gabalà, tetoché, piripin ciripà…blaubleu ziu zazzo!”
A quel punto cominciano a pesarti i tre orecchini che pendono da un unico lobo. Mentre il piccolo tatuaggio che, ovviamente, resiste ancora al peso della gravità, sembra sussurrarti parole del tipo: “Bella mia, per loro, hai superato da un pezzo il giro di boa!”
Tristezza? No. Assolutamente no. Al contrario, ero e sono ben felice di scoprire che i cicli della vita, in quanto tali, si ripetono sempre con la stessa cadenza. Tutti, nonostante le diversità, percorriamo le stesse strade e, di generazione in generazione, aggiungiamo piccoli particolari.
Sono un mammut felice che ha tanto da imparare da questi giovani elefanti.
Oggi pomeriggio tornerò all’attacco con l’ Unione Europea e, soprattutto, con il suo motto:
UNITED IN DIVERSITY.

lunedì 10 marzo 2008

Di ritorno Ai spik Inglish

Non scrivo sul mio blog da un’eternità.
Non che fossi a corto d’ispirazione. Il tempo. Il tempo è mancato.
E dire che secondo le più diffuse scuole di pensiero, la sottoscritta, dovrebbe averne una quantità abnorme a disposizione.
Potrei raccontarvi delle mie peripezie tra gli uffici.
Potrei raccontarvi del ritorno inaspettato della Banda del Virus la quale, per altro, pare abbia deciso di trasferirsi in pianta stabile a casa mia.
Mentre scrivo per aggiornarvi sulle peripezie della mia esistenza, al suono di Hare Krishna (versione Hair), i miei folletti si sono lanciati in uno spettacolino degno di Broadway. Dovreste vederli con le loro tuniche arancioni mentre ballano in cerchio e sorridendomi mi fanno gesti con la mano che ricordano tanto gli anni ’70 con i loro Peace and Love.
Ci vogliamo bene noi!
La mia assenza è stata determinata anche dall’incarico di Esperto di Lingua Inglese presso una scuola media della provincia di Palermo.
Chiamatemi Esperto. Non osi qualcuno chiamarmi Professoressa! Non vorrei urtare la sensibilità di chi quel titolo se l’è sudato in trent’anni di carriera!
Dottoressa, esperta in lingue. Più pornografico di così si muore.
Carini i miei allievi. Alunni? Discenti? Studenti? Ognuno li chiami come più preferisce.
Tanto, chi ha seguito con attenzione il mio blog, sa di certo che nutro una certa repulsione per le etichette.
Ma studenti sono…E se le gerarchie esistono, bisognerà pur rispettarle (gentile omaggio a chi ci tiene particolarmente!)
Il corso affidatomi è di potenziamento. Per questo motivo ho ritenuto assolutamente inutile impostare le lezioni su elenchi infiniti di regole grammaticali. Il mio motto è: Giochiamo e impariamo.
Per questo motivo ho chiesto ai miei riluttanti e dubbiosi allievi di fingere di trovarsi in un prestigioso College della Gran Bretagna in compagnia di studenti provenienti da tutte le parti del mondo.
Brutta età quella della pubertà. Me la ricordo bene e provo una gran pena per tutti gli insegnanti che hanno dovuto cozzare con la mia resistenza!
Ma, chi sputa in cielo in faccia torna. Così, è toccato a me ritrovarmi davanti le facce perplesse e incazzate di chi ce l’ha con il mondo intero giusto perché l’età lo richiede.
Per fortuna non è durata molto questa forma di attentato psicologico alla mia persona. Forse mi ha aiutata il fatto che non si aspettavano di trovarsi davanti una “professoressa” delle mie dimensioni, con più di un paio di orecchini sparsi per i lobi e, soprattutto, i capelli non esattamente in piega!
Sono rimasta particolarmente stupita dalla loro bravura e, soprattutto, dalla loro educazione.
Non mi riferisco, ovviamente, alle risatine isteriche che accompagnavano ogni mia “soffiata di naso”. Si sa. A tredici anni soffiarsi il naso, usare l’ombrello quando piove, asciugarsi i capelli perché da grandi verrà la cervicale, sono tutti argomenti Taboo. Cose da vecchi.
A Taboo, in compenso, ci abbiamo giocato dopo aver terminato il test di verifica. Sarò pure moderna, ma il test di verifica va fatto! E i voti, purtroppo, vanno dati!
Ma questa è un’altra storia.
Ometto, inoltre, il mio ingresso a scuola quando la bidella mi ha specificato che i corsi erano solo per i ragazzi iscritti in quell’istituto. “Sono l’insegnante!”… “Ah”
Poiché mi attendono ancora un bel po’ di lezioni, è mia intenzione rendervi partecipi della mia esperienza. Magari avremo tutti qualcosa da imparare.
Durante la prossima lezione, ad esempio, farò ascoltare alla classe un brano tratto da musical di Hair. Chi lo conosce, non tremi. Non ho intenzione di fargli conoscere il modo in cui la parola cunnilinguo si pronuncia in inglese. Ci sarà tempo e modo per scoprirlo da soli.
No. Ascolteranno il brano intitolato “I Got Life” in quanto presenta un elenco delle parti del corpo che, ahimè, non conoscono ancora.Vi riporto il testo: ripassare non ha mai fatto male a nessuno!

I GOT MY LIFE
I got life, mother
I got laughs, sister
I got freedom, brother
I got good times man
I got crazy ways, daughter
I got million-dollar charm, cousin
I got headaches and toothaches
And bad times too
Like you...

I got my hair, I got my head, I got my brains, I got my ears, I got my eyes, I got my nose, I got my mouth,
I got my teeth, I got my tongue, I got my chin, I got my neck, I got my tits, I got my heart, I got my soul, I got my back (I got my ass)
I got my arms, I got my hands, I got my fingers, got my legs, I got my feet, I got my toes, I got my liver, got my blood

I got life, mother
I got laughs, sister
I got freedom, brother
I got good times, good time man
I got crazy ways, daughter
I got million-dollar charm, cousin
I got headaches and toothaches
And bad times too
Like you...
I got my hair, got my head, got my brains, got my ears, got my eyes, got my nose, my mouth. I got my teeth I got my tongue, got my chin, got my neck, got my tits, got my heart, got my soul, my back (I got my ass)I got my arms, I got my hands, I got my fingers, Got my legs, I got my feet, I got my toes, I got liver. Got my blood
Got my guts Got my muscles I got life, life, life, life LIFE !