"Odio la vile prudenza che ci agghiaccia e lega e rende incapaci d'ogni grande azione, riducendoci come animali che attendono tranquillamente alla conservazione di questa infelice vita senz'altro pensiero."
(Giacomo Leopardi)



"In pratica le persone che mi vogliono bene spesso non si accorgono infatti che il loro "ti appoggio" si trasforma in un "mi appoggio"
(Miranda Taten)



domenica 29 aprile 2012

Idi di Marzo - Diario


Guardo lo schermo del mio portatile e non posso fare a meno di sorridere. So già quale sarà l’argomento trattato. So anche che se non trattato nel giusto modo, il risultato potrebbe avere un qualcosa di patetico.
Ma “patetico” non riflette il mio stato d’animo né le mie intenzioni. Mi armo dunque di coraggio e fantasia (un po’ di autoironoia...che non guasta mai) e comincio questa storia. Simile a quella di moltri altri.
Marzo é pazzo! Questo lo si diceva sin dai tempi dell’asilo. A dire il vero, si preferiva usare il termine “pazzerello” perché si  sa, a meno che un bimbo non nasca in un qualsiasi posto “sfasciallitto” (estremamente degradato psicologicamente e strutturalmente), qualunque sostantivo/aggettivo deve assumere un tono tenero. Dunque pancia sarà “pancino”; naso sarà “nasino”; guancia, “guanciotta”; bocca, “boccuccia”; fino a quando, travolti da quest’alone magico di tenerezza, trasformiamo il frutto di una sgradevolissima flatulenza (mi viene da ridere solo a scrivere questa parola!) in “puzzetta”, “piritino” (la radice della parola dipende dalla famiglia e dal quartiere); cacca in “cacchina”; e via così all’infinito.
Detto ciò, Marzo non può essere presentato a un bimbo dell’asilo come “Marzo, pazzo”, ma come “Marzo pazzerello”. Tornando ai miei 34 anni, adesso, non posso dire “Marzo, pazzerello”. Non per via dei 34 anni ma perché non esiste la parola “cazzello”. Che c’entra?
Ecco il gioco belleffatto (bello e fatto!)...Marzo, pazzerello non mi ha rotto il cazzello; Ma Marzo, pazzo mi ha rotto il... Esatto! Esatto! Adesso sì, possiamo cominciare a parlare seriamente.
Marzo, Oh Marzo! Se mi soffermo a pensare a ogni singolo giorno di questo splendido mese, l’unica imagine chemi viene in mente è: “Uranio in opposizione balla la lap dance con Venere. Marte, Giove e Saturno a causa di un’indiscutibile sbornia, invece di concentrarsi sull’energie positive, mettono banconote da 10 dollari negli slip degli altri 2. Piove, piove e piove. Per i sagittario sono finiti gli ombrelli! Che si arrangino pure...”
“Ok. Va tutto bene!”, mi sono detta all’inizio del mese mentre Lorenzo vomitava nella sua bacinella all 3 di notte. All 6 del mattino mi sono ripetuta la stessa frase mentre Maia urlava perché qualcosa che ignoravo aveva cambiato assetto cosmico...e Lorenzo continuava a vomitare nella sua bacinella.
Era venerdi. Dopo una settimana di duro lavoro, stava per cominciare un fine settimana di durissimo lavoro. Alla domenica pomeriggio, mentre Uranio, Plutone e Collione (è ciò che foneticamente rappresenta più da vicino il mio pensiero!) mi usavano come bersaglio nella lora sfida di lancio con le freccette, continuavo a ripetermi che la settimana sarebbe passata velocemente e presto sarebbe giunto il prossimo weekend e, SICURAMENTE, sarebbe andata meglio.


Non aggiungo altro. Non voglio nemmeno dirlo come sia andato l’altro week-end. E l’altro acora. E non lo faccio poiché, cedendo debolmente a una certa scaramanzia, temo che questa tragi-commedia possa finire con il prendere il sopravvento!

Nonostante tutto, mantenendo il morale alto (mi viene in mente l’immagine di chi alza il mento per evitare di finire con la testa sott’acqua), siamo arrivati ad Aprile.


Per questo motivo, mi sento emozionata dall’arrivo di una primavera che pone fine a un non-inverno canadese. Mentre guido, scorgo le prime gemme sugli alberi. I primi aceri in fiore, i primi salici piangenti che tornano a sorridere. Ma, anche qui, un atroce dubbio. Percorro il viale di casa mia e la fila di alberi in fiore si arresta esattamente al numero civico 259. Dal 259 al 283 gli alberi sono spogli, spoglissimi. Dal 285 in poi fino all’angolo della strada gli alberi pullulano di gemme che mi sento alla Sagra del Mandorlo in Fiore di Agrigento[1]...se non fosse che vivo a Vaughan (per gli italiani, da pronunciare Voon).


Vi chiederete se io non stia dando i numeri[2]...Abito al 279.


Ho detto tutto!



[1]La Sagra del Mandorlo in Fiore è una tradizione popolare che si svolge ogni anno ad Agrigento. Con questa occasione, si vuole celebrare l’imminente arrivo della primavera annunciato dal il rifiorire dei mandorli. Consiglio di cercare alcune immagini su Google.
[2] “Dare i numeri” (per i miei amici canadesi) vuol dire letteralmente “to give numbers”. Il significato, in questo contesto, potrebbe essere “to talk nonsense”. J

giovedì 26 aprile 2012

Dolci memorie..."The Ghost of Tom Joad nell'America di Bruce Springsteen"



Capita proprio così. Almeno, nella mia vita. Per anni, per mesi mi sono ripetuta che avrei dovuto  riprenderla quella tesi scritta con Passione, Amore per la ricerca, per l’analisi, per la lettura. Eppure, ogni volta che l’osservavo sullo scaffale della mia libreria, della mia nuova vita, nella mia nuova casa, nella mia nuova città, del mio nuovo Paese, era sempre la stessa storia. I battiti del mio cuore acceleravano come quando ci si sente in colpa nel non riuscire a mantenere una promessa fatta a un bambino e non si sa quali parole scegliere per comunicargli la brutta notizia.

Il confronto può apparire esagerato. Non lo è. Perché quando qualcosa nasce dall’Amore, dalla Passione ed é nutrita con onestà intellettuale, quell’opera è un’opera d’arte della tua vita. È ciò che ti ha tenuto compagnia per un periodo più o meno lungo...qualcosa che, nella migliore delle ipotesi, ti ha aiutato a provare la GIOIA.

Oggi ho trovato il coraggio di aprire quella copertina...di leggere quelle parole, le mie parole e,  con mio grande stupore, provare la stessa identica emozione di cinque anni fa. Forse non sarò mai una scrittrice famosa. Ma...sono e sarò una scrittrice di cuore.
"The Ghost of Tom Joad
nell’America di Bruce Springsteen


Claudia Buscemi Prestigiacomo

INTRODUZIONE


            Alla luce della domanda che mi è stata più volte posta sul perché avessi scelto un cantante come autore da analizzare, in questa introduzione è mia intenzione spiegare, innanzitutto, cosa mi abbia spinto in questa direzione.
In primo luogo, sicuramente, a prevalere è stato il forte desiderio di mettermi alla prova.
La tesi di Laurea, ai miei occhi, si è trasformata nella prima vera opportunità di mettere a frutto quanto appreso in questi anni di studio. Di fatto, la tesi è la prima occasione, per uno studente universitario, per conoscersi e farsi conoscere realmente; è la prima, e forse ultima, occasione in cui ci si ritrova dall’ “altro lato”. Per la prima volta si è autori di un testo che verrà analizzato, e dinanzi al quale si ha la responsabilità di esprimere nel modo migliore dei concetti che, a partire dalla propria mente, devono trovare espressione nelle parole. La letteratura mi insegna quanto ardua sia questa impresa.
            Alla luce di quanto fin qua detto, era, dunque, necessario per me scegliere un argomento, un autore, un testo che mi desse la possibilità di dar vita ad una serie di analisi, in un certo senso, inedite. Un argomento che mi offrisse sì sufficiente materiale bibliografico, ma, soprattutto, piccole tracce da sviluppare, piccole fonti nelle quali immergermi completamente, per poi uscirne con una nuova consapevolezza: aver provato per una volta ad annullare completamente il mio essere e aver guardato il mondo con gli occhi di un’altra persona.
            Bruce Springsteen è entrato un po’ per caso nella lista delle mie preferenze e, dopo aver ipotizzato vari sviluppi a seconda dei testi presi in considerazione, mi è parso un buon argomento per il mio lavoro. Non si tratta naturalmente di analizzare Springsteen e i suoi testi in generale, impresa che richiederebbe anni di studio, ma si tratta di un piccolo approccio alla visione del mondo di questo cantautore, soprattutto nei confronti di uno solo, tra i tanti, degli argomenti da questi affrontati nell’arco della sua lunga carriera: il viaggio dell’uomo alla ricerca di una “Promised Land” che, forse per sempre, gli verrà negata dalla stessa Storia.
Quale miglior esempio dell’album The Ghost of Tom Joad?
            All’inizio del mio lavoro, pur avvertendone le potenzialità, non sapevo esattamente in che tipo di universo avrei cominciato a viaggiare. Non sapevo esattamente verso cosa mi avrebbero portato le analisi dei suoi testi. Le mie perplessità sono state presto superate, soppiantate da emozioni forti e riflessioni importanti. La musica e, soprattutto, i testi letti e riletti mi hanno catapultata in un universo del quale non si può non tenere conto. Mi hanno fatto vedere realmente ciò che accade oltre il muro della normalità che cinge solitamente le nostre case mentali.
            I testi analizzati, la ricerca delle fonti cui Springsteen ha attinto, la lettura ed analisi di quest’ultime hanno finito col segnare la mia stessa consapevolezza: tutti siamo in grado di parlare dell’esistenza di realtà amare, di emarginazione sociale e razziale, di povertà e crolli dell’economia. Tuttavia, pochi, nel quotidiano (e forse è pure normale che sia così), riusciamo a mantenere tale lucidità, riusciamo a spingerci oltre la sola consapevolezza dell’esistenza di realtà altre rispetto alle nostre.
            The Ghost of Tom Joad è un album che ha lasciato un segno indelebile sulla mia persona. La verità è che se all’inizio del mio lavoro pensavo di riuscire a vedere il mondo con gli occhi dell’autore, alla fine di questo mi sono ritrovata a guardare il mondo con gli occhi di migliaia di persone, quelle stesse cui Springsteen ha concesso un momento di “gloria” o, semplicemente, l’opportunità di ricordare al resto del mondo della loro triste esistenza. Alla fine, alla visione di un universo parallelo si è aggiunta la sofferenza nel provare il loro dolore, la loro frustrazione, quell’amara tristezza che attanaglia l’anima quando si è consapevoli di subire un’ingiustizia ed altrettanto consapevoli che ciò interessa solamente a pochi.
            L’album in questione, infatti, nacque dal profondo desiderio di Springsteen di comprendere e far conoscere realtà spesso ignorate. Nacque dal bisogno di analizzare le dinamiche che sottendono certe realtà sociali che vanno a minare il terreno su cui poggia quell’idea, largamente diffusa, che vede negli Stati Uniti il luogo in cui la realizzazione di ogni sogno è alla portata di chiunque sia armato di buona volontà.
            Tale indiscutibile sensibilità verso la realtà contemporanea emerge già nella scelta del titolo dell’album. Infatti, a partire dalla citazione di un personaggio della letteratura, il Tom Joad del premio nobel Steinbeck, Springsteen ha dato vita ad un’ opera dai risvolti sociali notevoli.
Per il modo in cui le varie tematiche vengono affrontate e per la natura delle stesse, Tom Joad finisce con l’assurgere a simbolo di una condizione umana, simbolo dell’uomo contemporaneo costretto a lottare per il rispetto totale della sua dignità. Diviene simbolo della lotta per la propria tutela, innanzitutto, in qualità di essere umano, in una realtà, come avremo modo di vedere, in cui può essere  negato finanche il più “piccolo” dei diritti: l’appartenenza totale a una comunità.
            Bruce Springsteen dunque, riprendendo un personaggio della letteratura vissuto nel periodo della Grande Depressione, ne ripropone il viaggio in un’ambientazione contemporanea. Tale “viaggio” lo porta a mettere in luce le storie cupe ed amare di uomini che, per un motivo o per un altro, si ritrovano a vivere ai margini della società. Le storie di uomini che, per motivi diversi, rappresentano l’altra faccia del “Mito Americano”, del quale, di conseguenza, vengono implicitamente sottolineate tutte le contraddizioni.
Una delle cose sicuramente più interessanti, al di là della profondità dei temi trattati, è il ricorso da parte dell’artista a numerose fonti di natura diversa e, soprattutto, la rielaborazione ed attualizzazione di queste per i propri fini.
In tal modo, ci si ritrova in un universo popolato da clandestini messicani, xenofobi, uomini che hanno partecipato attivamente alla realizzazione del “Mito Americano” e che, improvvisamente, per “oscure” dinamiche economiche, ne sono stati tagliati fuori.
E ciò che più conta, come già accennato, è che non si tratta di personaggi nati dalla fantasia o dagli incubi di un artista, ma di uomini e donne, i cui volti sono facilmente rintracciabili ripercorrendo a ritroso le stesse fonti considerate da Springsteen.
In altre parole, come Tom Joad di Steinbeck non è altro che uno dei tanti uomini conosciuti da quell’autore durante una sua ricerca sul campo, similmente i personaggi di Springsteen sono i figli, in carne ed ossa, di un Paese che, ad un certo punto, li ha considerati “di troppo”. Sono uomini con un’identità precisa e le cui vite non hanno bisogno di essere rese “speciali” dal pennello magico di un artista che ha, ampiamente, dimostrato di saper mantenere il suo sguardo fisso su un paesaggio eterogeneo quale quello statunitense.
The Ghost of Tom Joad, dunque, è il ritratto tanto amaro quanto realistico di una realtà, che la sensibilità di Springsteen ha saputo rappresentare in tutte le sue sfumature, con una chiarezza e semplicità disarmanti. Encomiabile è anche il fatto che, per poter fare tutto ciò, l’artista ha deciso di sparire dietro le figure dei tanti protagonisti, lasciando a questi stessi il triste compito di narrare la propria storia in una prima persona, che, però, pur nulla togliendo alla loro individualità, si carica di una valenza sociale non indifferente, raggruppando in sé la storia di centinaia come loro, i quali dalla speranza di poter vivere nella magica terra di “Utopia” si sono ritrovati catapultati nel suo opposto: la distopia, l’incubo, l’incertezza.

giovedì 15 marzo 2012

giovedì 23 febbraio 2012

Toccata e fuga

...un altro SMS per mantenerlo in vita, nell'attesa di trovare il tempo necessario che il tutto necessita.

Oggi mi sento cosi'...un po' pesce fuor d'acqua. Un po' in quello stato di "non essere" che ti fa guardare da fuori e non sai se ridere, sorridere...piangere...o che!

mercoledì 22 febbraio 2012

Quando la voglia di scrivere non manca...ma il tempo è tiranno!

Ogni giorno, ogni mattina, ogni tardo pomeriggio mi ripeto sorridendo che sono tante le cose da raccontare. Non ha senso buttare via qualcosa che ha visto la luce sotto una brutta stella e che, nonostante tutto, ti ha tenuto compagnia senza chiedere nulla in cambio.
Non essendo un cane, non ho dovuto neanche fare troppi sacrifici per portarlo fuori a fare i bisognini...quindi, oggi scrivo uno...con l'augurio di reprendere a scrivere 100!
Caro mio blog...quest messaggio era solo per te.
Buonanotte

venerdì 4 febbraio 2011

A buon rendere...

L’ultima volta che parlai di quanto fossi BRILLANTE a dispetto delle dimensioni, fu quando raccontai della mia avventura alla reception di un campeggio.


A quella, ovviamente, ne seguirono molte altre ma, tuttavia, mi sento costretta a fare una sorta di selezione.

Oggi tocca alla mia BRILLANTE avventura nel mondo del settore turistico e/o delle agenzIe di viaggio. Uso il plurale poiché di fatto, pur cambiandone ben tre, la sorte con le persone incontrate non fu delle migliori.

Prima esperienza.

Secondo anno di università. Ero già abbastanza cosciente delle mie potenzialità ma non sapevo quanto di fatto fossi BRILLANTE. Mi offrii volontaria in una terra in cui il volontariato è la norma. Non perché siano tutti altruisti, generosi ed estremamente civili (come piace credere a una popolazione alla quale ogni qualvolta si chiede di elencare un proprio difetto dice: “Il mio UNICO difetto è che sono TROPPO buono!”), ma più semplicemente perché con contratto o senza, per un periodo di prova o definitivo, con un contratto part-time, full-time o semplicemente “just cash” (il cui colore è il nero e spesso risulta impossibile riceverne una copia cartacea), colui che sta dal lato del più forte tenderà a pretendere una qualche forma di volontariato per poter TU (e solo TU) contribuire al lancio nel mercato di una “giovane azienda” nata almeno cinque anni prima.

Per rendere il mio concetto un po’ più chiaro, ritengo sia doveroso fornire qualche esempio.

Supponiamo che ti sia stato offerto un contratto “just cash” dove in una sfera temporale parallela ma invisibile si dice che dopo un periodo di prova di due, tre mesi , verrai assunto a tempo indeterminato.

In quella dimensione temporale, dove pare lavorino altrettanto virtuali, ma preparatissimi consulenti del lavoro (che spesso, a quanto pare, fanno pagare le tasse ma si guardano bene dal pagarle), pare sia inoltre ufficiale che ti sia impegnato a dimostrare una buona dose di flessibilità.

“Flessibilità” a Palermo (e sono certa in molte altre città) è l’equivalente di una spada di Damocle sulla testa e un letto di chiodi sulla seduta della tua poltrona. Qualunque sia il tuo movimento, l’unica cosa certa è che i suoi effetti si ripercuoteranno negativamente su di te e positivamente sull’azienda.

Ad ogni modo, tornando alle mie esperienze. Uno dei proprietari della prima agenzia, dopo avermi fatto compilare pile di biglietti aerei (esistevano già quelli elettronici ma a quanto pare si aspettava che con i soldi risparmiati col mio stipendio virtuale si potesse acquistare il macchinario) soleva dirmi: “Claudia, a buon rendere!” Fu così che tra un “buon rendere” e un altro passarono i mesi fino a quando, un giorno, giunsi alla conclusione che doveva per forza trattarsi di un tic.

Il “a buon rendere” che mi fece optare per un ritorno esclusivo allo studio fu pronunciato in occasione dell’organizzazione per la consegna di un famoso premio letterario.. Fino a quel giorno mi ero occupata di biglietti e di qualche voucher per gli alberghi...ma ecco spuntare all’improvisso la FATINA del CULO. Apparve in un secondo e con la sua bacchetta magica tra uno scintillio di stelline multicolour, mi indicò una macchina. Qualcosa era andato storto nel piano A e quindi il proprietario si trovò costretto ad optare per il piano B.

Uno dei partecipanti più famosi dell’evento culturale era stato simpaticamente dimenticato in aeroporto. Fu così che da “Claudia front-desk” venni presto trasformata in “Claudia autista” e seguendo quello sbrilluccichio di stelline che la Fata del Culo, burlona e biricchina, continuava a indicarmi, arrivai alla macchina...LA MIA MACCHINA! La mia macchina con la MIA BENZINA...

All’aeroporto l’illuminato, pluridecorato cliente , ovviamente, si mostrò sorpreso di trovarsi davanti il campioncino di un sogno erotico di molti...un’autista ...in miniatura, ma affascinante. Durante il tragitto parlammo di tante cose e spaziando dalla letteratura all’urbanistica della città, al “sacco di Palermo”, non potè più volte fare a meno di dirmi quanto fosse colpito dal mio essere BRILLANTE.

Arrivammo al suo albergo (lo stesso che qualche anno dopo avrebbe fatto da cornice alla mia prima notte di nozze) e scendemmo dalla macchina: lui per andare, io per salutarlo. So già cosa si aspettano di leggere molti di voi ma vi avverto subito che la realtà dei fatti vi deluderà.

La scena fu la seguente: io e il signore, uno accanto all’altro a fissare un portabagagli aperto, pieno di valigie. Mi domandai retoricamente e in silenzio se non stesse aspettando che le tirassi fuori di lì ed, essendo estremamente BRILLANTE, non attesi nemmeno che i folletti della mia fantasia mi rispondessero. Tirai fuori le valigie.

Nuova pausa. Nuovo silenzio. Stessa silenziosa domanda retorica. Stessa risposta. Arrivai alla reception, posai le valigie. Allungai la mano per congedarmi educatamente dall’illustre personaggio e guardandolo negli occhi scorsi un sorriso compaciuto. I palmi delle nostre mani non poterono congiungersi perfettamente. Qualcosa ostacolava il contatto tra le nostre epidermidi. Nooooooo! La manciiiaaaaa! Mi stava dando diecimila lire di mancia per essere stata la più brillante degli autisti che avesse mai incontrato... Diecimila lire: il mio stipendio netto dopo tre mesi di volontariato coatto, pile di biglietti aerei e seimilioni di “a buon rendere” pronunciati con quell’estrema leggerezza dell’essere che riescono ad avere solo gli istruttori di “training autogeno” al corso pre-parto e gli stronzi.

Almeno, mi dissi, ero riuscita a vedere in faccia per la prima volta la mia cara, carissima FATINA DEL CULO!!!

sabato 29 gennaio 2011

Brillante...continua

Per chi non lo ricordasse o non lo sapesse, il blog nacque nel 2007 con un intento prevalentemente terapeutico. Invece di andare da uno psicologo o, peggio ancora, da un cartomante, decisi di mettere per iscritto fatti di cronaca vera riguardanti il mio tribolato passaggio sulla terra prima di ritornare in patria dove ad attendermi c’erano tutti i folletti della mia fantasia.


Ricordo che quando la missione (immersione totale negli usi e costume di esseri umani spesso dediti a strane attività) ebbe inizio, i miei mini-supervisors optarono per un’isola la quale, ebbi modo di scoprire col tempo, pur facendo parte di un Paese chiamato Italia, godeva di una certa indipendenza che, a sua volta, sfociava in tendenze tanto preoccupanti quanto bizzarre.

Scoprii un giorno che, per esempio, un’emittente televisiva italiana aveva addirittura preso spunto da essa per dar vita un “reality” chiamato: “L’isola dei famosi”.

Per quanto quelli del reality fossero famosi, va detto a onor del vero che difficilmente il “reality” avrebbe potuto superare la “reality” (mi si perdoni il gioco di parole ma purtroppo anni e anni di convivenza hanno finito con l’alterare i miei stessi processi cognitivi e linguistic).

La “reality”. La mia isola adottiva era ed è la vera, indiscutibile, ineguagliabile “isola dei famosi”. Mi sembra di vederli già alcuni dei folletti indigeni con l’indice alzato pronto a fare l’elenco di nomi di gente famosa che ha contribuito a rendere universalmente nota questa terra. Mi sembra proprio di sentirle quelle vocine stridule e fiere pronunciare nomi quail Pirandello, Anchise, Camilleri, Verga, Federico II o Goethe.

Ho notato in tal senso che, per alcuni di questi folletti, il solo citare questi nomi copre con un manto dorato tutta la polvere (non trovo parola migliore di questa) che negli anni, nei secoli, ha coperto tutto, si è insinuata dappertutto facendo inceppare i più semplici degli ingranaggi , inclusi i neuroni obesi per l’inattività e le dosi di notizie caramellate ingurgitate, di coloro i quail vedono e fanno finta di non vedere, sentono e fanno finta di non sentire pensando che la questione non li riguardi personalmente.



Sia immediatamente chiaro che non metto in dubbio l’importanza o la grandezza storico-culturale dei nomi precedentemente citati.

Sia altrettanto chiaro che metto in discussione l’obiettività di chi con estrema leggerezza pensa che il solo citarli attivi il pulsante dello scudo protonico sull’isola tutta.

Sono anche altri, molti altri, i nomi che hanno reso e rendono famosa questa terra di “Arte, Mare, Sole e Cultura”.

L’elenco potrebbe essere infinito e senza voler mancare di rispetto a nessuno, mi limiterei a citare qualche nome: Peppino Impastato, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Mauro Rostagno.

Dopo l’ultimo nome ho deciso di mettere un punto ed andare a capo poiché la mia dignità e la mia coscienza m’impongono di mettere anche una distanza fisica tra i suddetti nomi e gli altri che mi accingo a citare...giusto per non dire che non do spazio a tutti. Non dico “di parte” perché di parte lo sono eccome!

Dunque, dicevamo: “Isola dei famosi”.

C’é Totó Cuffaro (al momento impegnato in una mission fuori sede), Bernardo Provenzano, Totó Riina e Don Vito Corleone  (per molti che vivono oltreoceano trattasi di persona reale. Nell’ultimo periodo mi sono spesso ritrovata a spiegare che quello è un personaggio di fantasia e che, soprattutto, la realtà supera di gran lunga quella descrizione di una fatto, un fenomeno, un modus vivendi e pensandi che ne “Il Padrino” ha reso romanticamente accettabile il tutto).

Infine, ci sono un sacco di altre persone diventate famose nella mia vita e in quella di qualche altra famiglia, la cui vera fama deve ancora esplodere...siamo solo in attesa che si scoperchi questo nostrano vaso di Pandora e che venga dato loro il prestigio che meritano e un viaggio premio di sola andata in uno dei grandi e iperaffollati Resort del Paese

Ma, si sa, per diventare così famosi ci vuole del tempo...e io so aspettare.

Mentre aspetto, a chi ne ha voglia, potrei continuare a raccontare le splendide avventure di un essere estremamente brillante nel girone dei Profili alti ma dalla Statura troppo bassa...


venerdì 28 gennaio 2011

L´isostenibile relativitá dell´ essere

Un bambino pensa che ogni volta che gli si spieghi qualcosa dipenda dal fatto stesso che è un bambino, dove noi con bambino immaginiamo una creatura non indipendente da un adulto. (Per adulto cercate di intendere uno di quelli che si è meglio evoluto, insomma “nelle migliori delle ipotesi”, perchè altrimenti dovremmo poi andare a parare su come è diventato il bambino di cui sopra e perchè).

Uno straniero in terra straniera potrebbe credere, e spesso lo fa, la stessa cosa che continua a ripetersi il bambino che lotta per superare la propria frustrazione. Perchè? Perchè un individuo aperto al nuovo e al diverso spesso si dice che forse, prima di reagire in qualsiasi direzione, debba quantomeno sforzarsi di capire il perchè delle cose, dovuto segno di gratitudine questo che sembra doversi al paese ospitante e tutti i suoi abitanti.

Ma come stanno davvero le cose?

Studi specializzati, la cui esistenza conosco solo io, dimostrano che un qualsiasi individuo evoluto e in possesso di un certo bagaglio di risorse varie, dimostrerà una forte tendenza a mettere a disposizione di chi invece di strumenti non ne ha o ne ha pochi, i propri.

I più credono che tale tendenza sia da identificare con il termine “generosità” o, con il nome meno diffuso ma altrettanto conosciuto di “magnanimità”.

Con gli occhi dei più, la signora che si preoccupa di adottare una piccola poverella, nonostante la numerosa prole, sarà certamente dunque “magnanima”.

Facciamo finta che i ricercatori dell´università di Kickapoo , mossi dal desiderio di avvalorare le loro tesi, e con l´ambizione di una nuova pubblicazione su “Psychologies Magazine”, si rechino dalla buona e generosa signora, che per immaginarcela meglio presento con il nome di Sveva Olivieri Medici, per un´intervista. Lo scopo è capire quali processi cognitivi portino all´elaborazione e quindi alla produzione della generosità e dell´amore gratuito, “quello che non vuole niente in cambio”. (N.d.A. Le definizioni qui impiegate per rendere il contenuto dell´oggetto di studi dell´Università di Kickapoo sono bonariamente rese con parole di comune accezione, che in ambito scientifico potrebbero essere considerate erronee).


Di seguito l´articolo che si legge su “Psychologies Magazine” quest´oggi:


[…] Anni di ricerca inducono il nostro istituto a ritenere che lo stimolo alla produzione di “amore” non sia da ricercare nel sistema nervoso, ma direttamente nello organo, dal quale dipende direttamente la vita dell´essere umano: il cuore.


[…] Studiare l´amore è un po' fare un viaggio in alcune delle caratteristiche che differenziano l'uomo dalle altre specie animali, cercare di comprenderne le sue peculiarità, il suo funzionamento, le sue abilità; anche per questo, forse, esso ha affascinato gli studiosi e i ricercatori di ogni epoca.

Proprio Ficino, da non confondere con Ticino, lo aveva detto già nel XV secolo: l´amore muove tutto.


[…] L´intervista dei giovanissimi ricercatori della nostra prestigiosa università, il cui nome non proferiró, giacchè io il Professore, e quindi unico beneficiario di tutto il merito degli studi qui condotti, conferma quanto su detto, ma soprattutto la tesi che individui magnanimi esistano in natura per garantire la sopravvivenza della specie, dato che gli individui con a disposizione poche risorse sono più dei primi, e quindi condannati a morte già alla nascita.


Prof. Dott. Andrea Maria Lanka



Lo so cosa sta pensando il lettore: non c´è da stupirsi che l´università di Kickapoo sia più famosa di quella di Cimino!!

Sorvolando sulla capacità del Prof. Dott. Lanka di rendere piacevolissima pur anche la lettura di testi scientifici (la battuta sul Ticino è memorabileee!!), certo è quello che nel testo subito emerge: “la tesi che individui magnanimi esistano in natura per garantire la sopravvivenza della specie”. Nonostante la stima di cui il professor Lanka goda in ambito scientifico, ahimè pare che a partire da esperienze che hanno fatto solo in pochi e di cui ho sentito parlare solo io, la sue tesi non abbiano una fondata base scientifica.

Infatti da quanto emerso sulla superficie della mia pagina Word, seppur vero che “ individui magnanimi esistano in natura per garantire la sopravvivenza della specie”, è

anche inopinabile che la specie che intendono salvaguardare è la la...(rullo di tamburiii)...: LA LORO SPECIE!!

Infatti sono certa che i giovani ricercatori abbiano dimenticato di chiedere a Sveva se per caso non intendesse riversare le sue attenzioni e cure sulla poverella per mettersi a posto con le sue frustrazioni di madre fallita e assente...Certo è solo un´ipotesi...


Non tremi il mondo là fuori per quanto da me scritto oggi, perchè tanto è solo la mia striminzita opinione, al posto vostro mi preoccuperei solo nel caso in cui a farsi portavoce di ció fosse Lady Gaga: a quella si che crederebbe il mondo!

Ma allora?? La generosità e l´amore non esistono?? La sola cosa che in tutta risposta mi viene in mente è la mia vecchia insegnante di Psicologia: “Ragazzi tutto ció che noi vogliamo lo diventiamo se ci esercitiamo. L´orecchio assoluto dite? Non scordate i geni”.


Cosa c´entra con il bambino e le sue frustazioni? Tutto quello che volete!!

Mi pare chiaro!


Per Naaaaaarniaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!


(N.d. A. “Kickapoo” non è un´invenzione. Di seguito il link che potrà chiarire la sua origine http://www.youtube.com/watch?v=jf-mA8J93Bg ).





sabato 22 gennaio 2011

...from my Canadian journal...

There are so many things I would like to talk about, that I’m not sure where to start from. The first problem is that I don’t know if I’ve already passed the state of New Comer. If it depended on me, I would tell absolutely yes. I’ve got my Canadian experience which, in plain words, means that I’ve at least on full-time contract. By the way, I’ve got also a driver’s licence and two cars. I handsomely pay a day care where my smart son is learning French through his second language that, actually, is English; while my little wild daughter has already learnt how to flush.


Actually, I had my Thanksgiving Day with the omnipresent but delicious stuffed turkey. I also experienced the art of carving big, heavy, fresh and hard pumpkins in order to make them as scaring and cools as possible to freak out the kids asking for their “tricks or treats”. Finally, even though this list could continue, I myself was with my Ninja Son and my Frozen Penguin Daughter (when I say “frozen” I literally mean it given that, notwithstanding the -1, I forgot to make her wear her gloves) on the street trying not to lose my precious kids among hundreds of spider-men, devils, angels, Peter pans, skeletons, serial killers and bloody grey vampires.

T o say the truth, it was not so easy for a person like me who used to hate any kind of costume or even anything in some way related to Carnival, to walk around among adults who pretended (my hope!) to be bloody, devilish, disgusting, paranormal beings.

But this is my new Country and if I think to get one day my citizenship, a part from the national Anthem, I need to share this kind of experiences at least once.

One of the funniest things that night happened when, thinking that the party was already done, someone knocked at the door.

I greeted the guest with my gentlest and warmest smile aware of the fact that behind it, there would be a late kid asking for his treat...

WHAT? A mini mini Death, holding a shining, shining sickle was looking for treats. At least, I thought, he was not searching for me!!!! It would have been even worse, wouldn’t it?

By the way, my reaction was weird because, while my body was trying to pick one of the last loot bag from the box, my mind and its eyes kept scanning that Mini Mini Misfortune Holder. He was perfect: a long black gown kept to the waist by a belt consisting of several Mini Mini Skulls and a Mini Mini voice barely audible through a depressing dark hood.

I had never thought, one day, I could have pronounced a sentence like “Thanks for coming!” to someone who, even only theoretically, represents the symbol of the end of my life!!!

To be honest, I would know the reason why I was so quiet and relaxed. My first Halloween night occurred exactly at the end of two as surreal as nightmarish weeks of pure craziness. For some reason that I still ignore the week before had been one of the worst I could ever remember...but this is another story...

domenica 19 dicembre 2010

Buon Natale

Forse sarebbe carino
dare ad ognuno un dolcino

Forse farebbe piacere
il Bambinello vedere

Forse peró ognuno dovrebbe meditare
su tutto ció che ci sarebbe da fare

Smetterla di puntare il dito
e accettare con un sorriso

Di amore e pazienza é colmo il cielo
non cosí é in terra

Forse a nessuno importa niente
di ció che dice la gente

Forse qualcuno crede
di darla sempre a bere

Forse ognuno é speciale
Forse ognuno é solidale

Io volevo augurare a tutti
solo un Buon Natale

lunedì 18 ottobre 2010

venerdì 20 agosto 2010

Immigrant's lucubration

Today I would like to focus my attention on a very delicate topic which during the last days has often kept my mind busy.


Why am I writing in English?

First of all, because I’m a newcomer and I should practice my writing skills; second, because that’s the way the thought captured my attention.

Anyway, my thinking cap is determined by that situation which, in some way, involves not the emigrants (my condition) but those who remained on their native land.

There must be a hidden reason why some of the emigrants’ relatives, friends or even simple acquaintances are sure that your way of living abroad must be devastating, terribly sad and overwhelming. For the same reason, even though you are hearty laughing describing some interesting thing you saw during your last hilarious trip, you can feel that they’re in somehow looking forward to hearing about the sad side of your story. Yes! They are not interested in your hilarious descriptions of places and people, but they’re waiting for that terrible element in the story which would allow them to say something like this, “Seeeeeeee, I wassssssss righttttt! You should have listened to my advice! Why are you there? You could be so lucky here! Come on, Guys! Consider it as if it was a long vacation and COME BACK TO YOUR WONDERFUL, AMAZING, FANTASTIC LAND!”

Believe me. I’m not emphasizing anything. That’s the sensation and that’s the majority of people’s expectation.

Let’s assume that I’m going to tell about my last wonderful interview. The way the interviewer looked at me in devotion (don’t be bad! It’s just a dream), and the offer the company (the most important in the world!) proposed me at the end of the meeting. What would be your natural expectation? Mine, would be to hear they are so happy for me; or, at least, they are sure that, despite the big change in my life, I was right saying that everything could have been better than there where they still live.

Unfortunately, that’s just a dream and I’m especially talking with reference to my expectation. If I told some of them of the above mentioned hypothetical interview, they would look for the most worried tone of voice before to say to me something like this, “Don’t worry Claudia! That’s just the first step to go in the job market. In 20 years, I’m sure you will find something closer to your professional profile!”

Please, don’t go back to read again because you have perfectly understood what I wrote (or, preferably, I’ve perfectly written what I meant). The truth is that they haven’t heard a single word of what I was trying to tell. The truth is that the majority of people needs to know that you were wrong thinking that your life abroad could have been better and, meanwhile, that the best choice in their life was to remain there.

That’s the starting point of this post: Why do people, to better accept their own fragilities, need to think that you are terribly sad? It wouldn’t make sense to try to explain them thousands times that you’re happy, satisfied, that the only thing you need is time to become more comfortable with the pace of your new life and time to have the opportunity to enjoy more things as possible.

My opinion is that some people were born to experience their lives (mentally and physically speaking) despite the place, the race, the age and all possible changeable elements in their adventure through a crazy world. Those people are part of an endless-flowing stream of any kind of inputs. It could sound as a paradox, but they know that they can relax everywhere because the only thing they need is to feel as a part of a big painting. They belong to the world and they don’t want love to be close, but they want Love to be in!

Other people need quieter lives. They need to stay where they were born because they feel better considering themselves as a piece of a puzzle. They feel comfortable living in that piece, with the things they already know. Maybe, they fought to achieve that piece and given that they don’t like to consider themselves as a part of a stream, they never would change the state of things. They’re not wrong! They’re different. They want Love to be close.

They are wrong when they start to think that anything which is different is even worse.

Finally, could you imagine me taking the subway with two bags, a smart -casual attire, completely lost in this kind of lucubration? In English?

The fact is that the only thing I should do when someone is evidently distorting the meaning of my story, is to cry, and cry, and cry to make him/her feel so bad to try to figure out a way to encourage me and my decision. Inverse psychology.

It would be great! It would be really hilarious, wouldn’t it?

mercoledì 18 agosto 2010

giovedì 29 luglio 2010

domenica 18 luglio 2010

Parole di Miranda e visioni di Claudia

A volte sembra che non ci sia nulla da fare: se nasci cane resti cane!


Ora, non è il caso di iniziare a scervellarsi sul riferimento da me appena fatto al cane, nè tanto meno per questo mettersi a fare ricerche su internet su ciò che può simboleggiare nella cultura cinese. Dulcis in fundo spero che gli animalisti non mi accusino ingiustamente di abuso e maltrattamento.

Basti tenere in considerazione che per me è un termine come un altro che nella frase mi serve a dire che difficilmente possiamo cambiare la nostra condizione.

Nel caso in cui poi ciò possa avvenire, avremmo bisogno soltanto di una vita, o addirittura un paio di reincarnazioni.

Bella storia la reincarnazione! Quando da piccola ho iniziato a studiare la storia volavo con la fantasia nel tempo trasformandomi in una bella dama del Medioevo, oppure una duchessa imparruccata e incipriata dell´ Ottocento. Andando avanti nella storia il mio sogno è infine divenuto quello di poter vivere negli anni ´60, in particolare di essere adolescente durante il ‘68 partecipando alla mitica manifestazione di Woodstock. “Hair”. Il musical, divenne presto la mia bibbia e così chiudendo gli occhi potevo diventare una bella ragazza color cioccolato con i capelli ricci e folti, tra cui, come imprigionati in una ragnatela, si trovavano minuscoli gelsomini. Inutile dire che nella mia visione io avrei avuto anche una voce magnifica e all´occorrenza il mio cervello, non solo riusciva ad immaginare tutte queste cose contemporaneamente (colore della pelle, caratteristiche dei capelli, il prato verde, gli astanti vestiti secondo i dettami della moda del tempo che mi guardavano ammaliati, etc, etc,...), ma anche ad accendere lo stereo immaginario fornendomi il soundtrack sulle cui note io avrei cantato. Per chi conosce il musical non dovrei aver bisogno di dire che il pezzo da me interpretato era “Aquarius”, ma lo dico per chi non dovesse ancora conoscerlo.

Si, se la storia della reincarnazione è vera io sono morta giovane nel ´68, probabilmente durante una manifestazione sotto le manganellate di un pubblico ufficiale per rinascere qualche tempo dopo. (Ecco, così ci siamo spiegati subito subito com´è possibile che io oggi viva e contemporaneamente abbia desiderato di vivere a quel tempo, che poi, come evidente, non è lontano).



Oggi quella bambina è cresciuta, ed è lungi da lei immaginarsi di poter vivere in altri periodi storici.

Disillusione? Troppa amarezza? La piccola Trilli che era in lei è morta? O forse il Nulla è riuscito a sconfiggere Fantasia? No, cari lettori, è ancora una volta molto più semplice. Quella bambina adesso che è adulta ha deciso di non farsi fottere più!! Proverò ad essere più chiara, e Dio solo sa se ci riuscirò!

Se un individuo nella vita attuale conduce un´esistenza di merda, secondo voi avrebbe potuto essere altrimenti in altri periodi storici??? No cari lettori, infatti oggi quella bimba sa benissimo che nel Medioevo lei altri non sarebbe stata che la contadina povera costretta ad occuparsi dei campi già con il sorgere del sole, e nel XIX secolo sarebbe stata la povera popolana, e così via, senza avere la minima possibilità di riscatto. Almeno ai nostri giorni anche se non è facile, non è del tutto escluso!

E nel ´68? Già vi vedo tutti agitati nel tentativo di immaginarmi cantare e danzare, perchè in quel momento storico per nessuno poteva essere così terribile come durante i secoli bui. E invece...mettiamola così: io nel ´68 non lo avrei neppure saputo che eravamo nel ´68!!!



2010: io sogno di vivere come Lady Gaga. (Non so perchè “Gaga” mi fa pensare a “dada” da cui poi nacque il termine “dadaismo”...forse la nostra società non è così vuota come continuiamo a dire...il senso c´è ma ci sfugge...).

Nella realtà io lavoro e lavoro, e la cosa più gratificante che ci sia è che tutte le persone care che mi circondano mi appoggiano e sostengano. Ma noi esseri umani siamo imperfetti e i confini sono labili. In pratica le persone che mi vogliono bene spesso non si accorgono infatti che il loro “ti appoggio” si trasforma in un “mi appoggio”. Prendetevi pure la libertà di prendermi alla lettera.

Non ricordo più quante volte sia successo che io mi sia lamentata dello stress e della fatiche del momento, e in tutta risposta mi sia stato proposto di dare una mano a traslocare, o di trovare un secondo lavoro, così da poter avere più soldi e quindi meno preoccupazioni.

A proposito del lavoro, credetemi se dico, che tutti i lavori da me svolti si sono sempre rivelati la gigantografia di quello che normalmente avrebbero dovuto essere, o implicano per qualsiasi altro individuo. Perché? Perché non appena assumono me all´improvviso i colleghi si ammalano, arriva la crisi, o cambiano le leggi.

Mano d´opera, questo mi si chiede, e non solo. Credete forse che io non sia capace di offrire conforto e lavagnette esplicative con l´analisi attraverso simpatiche vignette della realtà?? Insomma, un tesoro, quella che si dice una perla rara.

Sto cercando di resistere...A dire il vero da qualche giorno temo di impazzire. Tutto quello che oggi io riesco a vedere con la fantasia è un ´immagine di me che in una situazione formale piena di gente ben vestita (consideratela una situazione ambita), che rappresentano il raggiungimento di tutti i miei obiettivi, quando finalmente la fatica dovrebbe diminuire, ecco che al centro della stanza mi abbasso i pantaloni e...e piscio, mi faccio la pipì addosso sghignazzando come un Malach!!

N. d. A. Con “Malach” si intendano 4esseri dai poteri sovrannaturali, che non sono una mia inventione, ma che ho incontrato in un libero di L.J. Smith.

domenica 20 giugno 2010

giovedì 10 giugno 2010

Il vecchio Mc Donald prima della catena di fast food possedeva una fattoria


Nel tentativo di integrarmi quanto prima nella civile società canadese, lo scorso Martedì ho accettato l’invito di una vicina di casa per partecipare a uno di quei progetti della città volti a coinvolgere in attività ludico-culturali le mamme con i tots, ossia quei bambini col pannolino di una fascia d’età compresa tra gli undici mesi e i due anni e mezzo che, per ovvi motivi, deambulano in quel modo talmente inquietante da far stare in apprensione continua anche il piu’ rilassato dei genitori. In italiano non credo che esista un corrispettivo. Se esistesse sarebbe forse “patatelli”. Mi sa di rotondo e paffuto, di paperella e di cadute continue. (Poiché siamo in una semi-democrazia – vi ricordo che il blog è mio –potete sceglierne uno migliore).


Ad ogni modo, l’esperienza è stata altamente positiva, rilassante e formativa. Più per me che per Maia.

Al momento non mi va di dilungarmi troppo nella descrizione dei bellissimi ambienti, dei cuscinoni per terra, dei tappeti soffici, dei computers con le tastiere per i bimbi e forse per i nonni dei bimbi (con i tasti giganteschi e colorati); o di quanto fosse rassicurante per me vedere la mia piccola interagire con gli altri bimbi con quella spontaneità che comincia ad abbandonarci intorno agli 11 anni. Tutto sembrava perfetto, tutto sembrava irreale.

Ad un certo punto, con una puntualità sconcertante, ecco arrivare una ragazza dallo sguardo sereno e dalla gestualità buffa (soprattutto per una persona come me che ha alle spalle anni di coda alla Posta di Partanna Mondello ) che con un silenziosissimo “hellooooo” ( devo ancora abituarmi al fatto che qui non grida nessuno eccezion fatta per mio figlio, mio marito e i figli del vicino indiano)è riuscita ad attirare su di se l’attenzione di tutti i patatelli.

Ecco il primo minilibro, il secondo, il terzo. Il problema è subentrato al momento delle canzoncine: mentre tutti i tots presenti esultavano certi che le loro mamme li avrebbero in qualche modo aiutati a cantare o ballare; la piccolo Maia ed io ci fissavamo nell’attesa che una delle due prendesse l’iniziativa.

Se il problema è stato presto superato dinnanzi a canzoncine quail: “Twinkle, Twinkle Little Star” o meglio ancora, “If You Are Happy”; il peggio è arrivato al momento di cantare “Nella vecchia fattoria”.

Molti di voi già sapranno che nella versione anglofona ad essere vecchio è il fattore e non la fattoria. Tuttavia, il problema non è stato rappresentato neanche da questo, dato che la mia piccola bimba non conosceva né l’una né l’altra versione. Cercando di aggregarmi al coro di mamme per non far sfigurare la mia piccola patatella, a un certo punto mi sono decisa a intonare pure io le famosissime note.

Dal mio “Ia ia oooooooo” s’intuiva la provenienza italiana rispetto al più canadese “ Eee – eye – eee – eye –o”, ma questo è niente se avrete la bontà o la curiosità necessarie per continuare a leggere.

Old Mcdonald aveva una mucca che faceva moo –moo…e ancora una volta mi è andata bene per cui fatta eccezione per una leggera inflessione sicula, mia figlia poteva essere fiera della sua mamma.

A partire dall’arrivo del maialino sono cominciati i miei problemi e i miei occhi hanno potuto assistere al crollo virtuale di quei pilastri della conoscenza cheogni individuo si porta dietro dai tempi dell’asilo. Assolutamente disinibita, in preda all’entusiamo per essere riuscita dopo anni di strana timidezza a cantare in pubblico, avrei voluto sorprendere gli astanti con un grugnito degno della più famosa fiera del porco. Uno di quelli talmente nasali che si incontrano a metà strada con la gola provocando quel prurito fastidioso che nemmeno dieci litri di acqua riescono ad eliminare.

L’effetto è stato quello di un tonfo secco durante un concerto per piano. Che cazzo è quello? Quello sarebbe un grugnito? Ebbene sì! I maiali anglofoni dicono: OINK! (letto proprio così!)

La stessa Maia mi ha guardato perplessa cercando una spiegazione che non ero in grado di offrirle. Mi sono limitata ad abbassare di molto i decibel della mia voce lasciando di nuovo spazio alla timida canterina che vive in me. Per fortuna.

In ordine:

• La mucca fa MOO (muu)

• Il maiale fa OINK (oink)

• La pecora fa BAA (ba)

• La gallina fa CLUCK CLUCK (clo clo)

• Il cavallo fa NEIGH

• Il cane fa BARK

• L’asino fa HI- HO (per fortuna)

• Il gallo fa COCK A DOO ROO DOO (coccadurudu)

A questo punto ci sarebbe da chiedersi: “E il coccodrillo? Il coccodrillo come fa?” Per fortuna, nemmeno in Canada, c’è qualcuno che lo sa.

mercoledì 12 maggio 2010

Profumi e Colori


Non saprei dire esattamente quando ha avuto inizio quell’abitudine che mi porta ad attribuire un colore e un odore ad ogni nuova città visitata, Paese o persona. Sta di fatto che ormai è qualcosa che mi appartiene tanto quanto il piacere per la lettura o scrittura.


Quest’esperienza canadese, ovviamente, non poteva essere diversa. Anche se, a dire il vero, qui è quasi inevitabile che ciò non accada. Tutto mi sembra più profumato, più colorato e non credo che dipenda solo dall’entusiasmo per la nuova esperienza, quanto dalla probabile esigenza, tipicamente locale, di enfatizzare qualsiasi cosa finanche la più banale. Ѐ così che magari mi viene in mente che un nostro voto scolastico tipo “Bravissimo” sia sostituito da un più enfatico “Super Wow” con tanto di faccina che strabuzza gli occhi e rivolge i pollici verso l’alto.

I colori e l’enfasi vengono sempre accompagnati da tentativi, a volte un po’ maldestri, di diplomazia. Ma, per quanto maldestri, suscitano in me una certa tenerezza e una certa amarezza. Quest’ultima in realtà è più che altro provocata dalla consapevolezza del fatto che per quanto gli italiani siano convinti di essere uno tra i popoli più gentili al mondo, scopro (ma non troppo) che avevo ragione nel pensare che trattasi di un luogo comune, un topos che può unirsi a quelli ben più noti del mandolino, della pizza, degli spaghetti. Ѐ grazie alla suddetta diplomazia che un compito fatto benino è un “ci stiamo lavorando sopra”; che un curriculum terribile “non è male ma io lo scriverei così” e via dicendo con una serie infinita di opzioni.

Qui ho conosciuto gente veramente cortese e persone veramente scortesi. In entrambi casi, questo fa la differenza tra una società civile e una meno civile, nessuno al momento si è permesso di aggredirmi verbalmente, di provare in tutti i modi a convincermi di essere più furbo di me.

Finanche la rinomata freddezza dei Paesi Nordici mi pare più rassicurante del caldo saluto del posteggiatore abusivo che mi dà il benvenuto con un “comandi signora” e mi dà il benservito disprezzando quei venti centesimi che nemmeno ero tenuta a dargli.

Adesso comunque non voglio scrivere il trattato su quanto sia stata saggia la mia scelta di venire a vivere in questo Paese. Quello sarà il tempo a dirlo e un’esperienza sicuramente più completa e più matura. Tutto ha avuto inizio con gli odori e i colori.

Palermo è rosa e non perché la sua squadra di calcio abbia quel colore nella maglietta ufficiale, ma perché come lo stesso Goethe scrisse i giochi di luci e ombre le fanno assumere quella tonalità (vedi nota) .

Trapani, per me, è di un arancione abbagliante. Il colore della città è quello che nasce dal magico riflesso di un sole accecante sulle vasche delle saline durante un normalissimo quanto inimitabile tramonto che sa, mi sa, di sale. Mi sa di pizzicore sulla schiena, sulle braccia, dopo una giornata di mare. Mi sa di Amore e di Fastidio. Mi sa di qualcosa che mi appartiene e che in pochi possono percepire.

Erice è Bianca. Napoli, verde muschio. Praga, giallognola e misteriosa. Londra, rossa. Toronto, azzurra.

Toronto è decisamente di un azzurro chiaro. Un azzurro che mi sa di pulito e di profumo di ammorbidente. Un azzurro che mi sa di lenzuola fresche sulle quali allungare i piedi alla ricerca di quella sensazione gradevolissima che mi porta a fare un sospiro profondo di serenità e pienezza. E quandanche il cielo è grigio e appesantito da da una pioggia imminente, Toronto rimane nella mia mente un cielo azzurro tapezzato di nuvolette bianche. Quelle stesse che il mio piccolo Lorenzo ha deciso, di sua spontanea volontà, di immortalare dopo aver chiesto la macchina fotografica.

Ma che odore ha Toronto? La città, senza ombra di dubbio, sa di canella. Toronto è alla cannella. E la canella mi sa di biscotti e i biscotti sono buoni da mangiare.

Toronto è decisamente una torta alla canella, con un retrogusto di anguria (l’essenza delle caramelle, non quella reale del frutto) e una spolverata di zucchero a velo su una copertura di marshmallow turchese.


NOTA. Ma anche: “Nel capoluogo siciliano si meraviglia della sporcizia che riempie i corsi principali, ma sa comprendere anche l'umoristica rassegnazione degli stessi palermitani (che già allora dimostravano di conoscere la corruzione nell'amministrazione della loro città).” http://ospitiweb.indire.it/~mipm0001/goethe/palermo.htm


foto scattata da Lorenzo

martedì 4 maggio 2010

Nobody but me

E' ridiamocci su!

Ah! Voi subito malpensanti a dire: “Ma che errore allucinante!”, “Lo sapevo che sotto sotto era una se.. con le lingue, sta Claudia del ca...!” Chi di voi ha avuto l’ardire di pensare una cosa del genere, sappia dunque che si è sbagliato ancora una volta! Perché “ancora”? Perché chi ha avuto il coraggio di mettere in discussione le mie incommensurabili capacità di scrittrice, di errori ne avrà commessi tanti in vita sua.


Tuttavia, non vuole essere questo l’argomento di discussione di oggi. Tutto nasce da un’e-mail ricevuta ieri sera (la mia di sera) che ha suscitato in me una simpatia immensa. Ho sorriso e poi riso con le lacrime agli occhi mentre i cugini canadesi dei miei folletti mi guardavano sbigottiti e confusi non sapendo se ridere assieme a me o chiamare un medico.

Di seguito riportero’ l’e-mail così come l’ho ricevuta:

“Gentile Cliente Visa Card,

Per motivi di sicurezza, La tua Carta di credito e stata bloccata.

A seguito di una attivita anomala, dobbiamo constatare che qualcuno ha usato la carta di credito senza il vostro permesso,per la tua protezione, abbiamo bloccata la tua carta di credito.

Il tuo caso ID Number : PWER478DR7WE

Per riattivare la carta di credito ,CLICCA QUI e seguire il passo di aggiornare le informazioni contenute nella tua carta di credito.

Nota : Mancata verifica i tuoi record comportano la sospensione della carta di credito.



La tua protezione e la nostra responsabilita a voi Grazie ..

Support Customer Service.

Copyright 1999-2010 VerifedbyVisa. Tous droits riserve.”



Quando l’ho comunicato ad Ale, giustamente, si è innervosito perché evidentemente trattasi di un tentativo di truffa ai danni di povera gente che non ha molta dimestichezza con le carte di credito. Insomma, effettivamente, sono due le cose: 1) trattasi di scadente tentativo di furto

2) La Visa e la Master Card hanno qualche problema col personale e non potendosi permettere impiegati dal Profilo Alto come il mio, si sono ridotte ad assumere semi analfabeti di cui comunque è pieno il mondo.

Tuttavia, la mia testolina folle è andata oltre e appurato che non avevo alcuna intenzione di dare i dati della mia carta (che peraltro non possiedo nemmeno visto che ancora la Visa non me l’ha mandata) a Mr. Ioconoscobenelitaliano, mi sono potuta permettere di ridere e soffermarmi sia sulla forma della comunicazione piuttosto che sul contenuto.

La prima cosa che mi ha fatto sorridere è stato quel “La” scritto con la elle maiuscola. Chi ha impostato quella lettera forse non ha capito che scriviamo “Lei” con la maiuscola ma non abbiamo ancora riconosciuto alcuna superiorità alla elle per il semplice fatto di essere una elle.

Bellissimo anche il fatto che mi abbiano assegnato un numero di pratica: “Il tuo caso ID Number : PWER478DR7WE”

Questo sì che mi dà la certezza di una comunicazione seeeeeriaaaa.

“Nota : Mancata verifica i tuoi record comportano la sospensione della carta di credito.” Dinnanzi a questa minaccia la mia colonna vertebrale è schiacciata dal terrore. Vi prego, noooooo! Non mi sospendete una carta di credito che non possiedo per non aver comunicato i miei “record”.

“La tua protezione e la nostra responsabilita a voi Grazie ..’ A questa frase la mia mente in automatico fa seguire un “Amen”. “A voi”, chi? Oppure mi fa pensare al professore di latino al liceo che dinnanzi a un Oh etc... diceva: “Vocativo!”

Ma la cosa più tenera. Ciò che davvero può aiutarti ad andare oltre la rabbia è quella simpaticissima e geniale conclusione: Copyright 1999-2010 VerifedbyVisa. Tous droits riserve.”

Ha questo punto Signori non o altro da aggiungiere...