When Two Overqualified Fingertips Have Something to Reveal...
"Odio la vile prudenza che ci agghiaccia e lega e rende incapaci d'ogni grande azione, riducendoci come animali che attendono tranquillamente alla conservazione di questa infelice vita senz'altro pensiero."
(Giacomo Leopardi)
"In pratica le persone che mi vogliono bene spesso non si accorgono infatti che il loro "ti appoggio" si trasforma in un "mi appoggio"
(Miranda Taten)
domenica 29 aprile 2012
Idi di Marzo - Diario
giovedì 26 aprile 2012
Dolci memorie..."The Ghost of Tom Joad nell'America di Bruce Springsteen"
Capita proprio così. Almeno, nella mia vita. Per anni, per mesi mi sono ripetuta che avrei dovuto riprenderla quella tesi scritta con Passione, Amore per la ricerca, per l’analisi, per la lettura. Eppure, ogni volta che l’osservavo sullo scaffale della mia libreria, della mia nuova vita, nella mia nuova casa, nella mia nuova città, del mio nuovo Paese, era sempre la stessa storia. I battiti del mio cuore acceleravano come quando ci si sente in colpa nel non riuscire a mantenere una promessa fatta a un bambino e non si sa quali parole scegliere per comunicargli la brutta notizia.
giovedì 15 marzo 2012
giovedì 23 febbraio 2012
Toccata e fuga
Oggi mi sento cosi'...un po' pesce fuor d'acqua. Un po' in quello stato di "non essere" che ti fa guardare da fuori e non sai se ridere, sorridere...piangere...o che!
mercoledì 22 febbraio 2012
Quando la voglia di scrivere non manca...ma il tempo è tiranno!
Non essendo un cane, non ho dovuto neanche fare troppi sacrifici per portarlo fuori a fare i bisognini...quindi, oggi scrivo uno...con l'augurio di reprendere a scrivere 100!
Caro mio blog...quest messaggio era solo per te.
Buonanotte
venerdì 4 febbraio 2011
A buon rendere...
A quella, ovviamente, ne seguirono molte altre ma, tuttavia, mi sento costretta a fare una sorta di selezione.
Oggi tocca alla mia BRILLANTE avventura nel mondo del settore turistico e/o delle agenzIe di viaggio. Uso il plurale poiché di fatto, pur cambiandone ben tre, la sorte con le persone incontrate non fu delle migliori.
Prima esperienza.
Secondo anno di università. Ero già abbastanza cosciente delle mie potenzialità ma non sapevo quanto di fatto fossi BRILLANTE. Mi offrii volontaria in una terra in cui il volontariato è la norma. Non perché siano tutti altruisti, generosi ed estremamente civili (come piace credere a una popolazione alla quale ogni qualvolta si chiede di elencare un proprio difetto dice: “Il mio UNICO difetto è che sono TROPPO buono!”), ma più semplicemente perché con contratto o senza, per un periodo di prova o definitivo, con un contratto part-time, full-time o semplicemente “just cash” (il cui colore è il nero e spesso risulta impossibile riceverne una copia cartacea), colui che sta dal lato del più forte tenderà a pretendere una qualche forma di volontariato per poter TU (e solo TU) contribuire al lancio nel mercato di una “giovane azienda” nata almeno cinque anni prima.
Per rendere il mio concetto un po’ più chiaro, ritengo sia doveroso fornire qualche esempio.
Supponiamo che ti sia stato offerto un contratto “just cash” dove in una sfera temporale parallela ma invisibile si dice che dopo un periodo di prova di due, tre mesi , verrai assunto a tempo indeterminato.
In quella dimensione temporale, dove pare lavorino altrettanto virtuali, ma preparatissimi consulenti del lavoro (che spesso, a quanto pare, fanno pagare le tasse ma si guardano bene dal pagarle), pare sia inoltre ufficiale che ti sia impegnato a dimostrare una buona dose di flessibilità.
“Flessibilità” a Palermo (e sono certa in molte altre città) è l’equivalente di una spada di Damocle sulla testa e un letto di chiodi sulla seduta della tua poltrona. Qualunque sia il tuo movimento, l’unica cosa certa è che i suoi effetti si ripercuoteranno negativamente su di te e positivamente sull’azienda.
Ad ogni modo, tornando alle mie esperienze. Uno dei proprietari della prima agenzia, dopo avermi fatto compilare pile di biglietti aerei (esistevano già quelli elettronici ma a quanto pare si aspettava che con i soldi risparmiati col mio stipendio virtuale si potesse acquistare il macchinario) soleva dirmi: “Claudia, a buon rendere!” Fu così che tra un “buon rendere” e un altro passarono i mesi fino a quando, un giorno, giunsi alla conclusione che doveva per forza trattarsi di un tic.
Il “a buon rendere” che mi fece optare per un ritorno esclusivo allo studio fu pronunciato in occasione dell’organizzazione per la consegna di un famoso premio letterario.. Fino a quel giorno mi ero occupata di biglietti e di qualche voucher per gli alberghi...ma ecco spuntare all’improvisso la FATINA del CULO. Apparve in un secondo e con la sua bacchetta magica tra uno scintillio di stelline multicolour, mi indicò una macchina. Qualcosa era andato storto nel piano A e quindi il proprietario si trovò costretto ad optare per il piano B.
Uno dei partecipanti più famosi dell’evento culturale era stato simpaticamente dimenticato in aeroporto. Fu così che da “Claudia front-desk” venni presto trasformata in “Claudia autista” e seguendo quello sbrilluccichio di stelline che la Fata del Culo, burlona e biricchina, continuava a indicarmi, arrivai alla macchina...LA MIA MACCHINA! La mia macchina con la MIA BENZINA...
All’aeroporto l’illuminato, pluridecorato cliente , ovviamente, si mostrò sorpreso di trovarsi davanti il campioncino di un sogno erotico di molti...un’autista ...in miniatura, ma affascinante. Durante il tragitto parlammo di tante cose e spaziando dalla letteratura all’urbanistica della città, al “sacco di Palermo”, non potè più volte fare a meno di dirmi quanto fosse colpito dal mio essere BRILLANTE.
Arrivammo al suo albergo (lo stesso che qualche anno dopo avrebbe fatto da cornice alla mia prima notte di nozze) e scendemmo dalla macchina: lui per andare, io per salutarlo. So già cosa si aspettano di leggere molti di voi ma vi avverto subito che la realtà dei fatti vi deluderà.
La scena fu la seguente: io e il signore, uno accanto all’altro a fissare un portabagagli aperto, pieno di valigie. Mi domandai retoricamente e in silenzio se non stesse aspettando che le tirassi fuori di lì ed, essendo estremamente BRILLANTE, non attesi nemmeno che i folletti della mia fantasia mi rispondessero. Tirai fuori le valigie.
Nuova pausa. Nuovo silenzio. Stessa silenziosa domanda retorica. Stessa risposta. Arrivai alla reception, posai le valigie. Allungai la mano per congedarmi educatamente dall’illustre personaggio e guardandolo negli occhi scorsi un sorriso compaciuto. I palmi delle nostre mani non poterono congiungersi perfettamente. Qualcosa ostacolava il contatto tra le nostre epidermidi. Nooooooo! La manciiiaaaaa! Mi stava dando diecimila lire di mancia per essere stata la più brillante degli autisti che avesse mai incontrato... Diecimila lire: il mio stipendio netto dopo tre mesi di volontariato coatto, pile di biglietti aerei e seimilioni di “a buon rendere” pronunciati con quell’estrema leggerezza dell’essere che riescono ad avere solo gli istruttori di “training autogeno” al corso pre-parto e gli stronzi.
Almeno, mi dissi, ero riuscita a vedere in faccia per la prima volta la mia cara, carissima FATINA DEL CULO!!!
sabato 29 gennaio 2011
Brillante...continua
Ricordo che quando la missione (immersione totale negli usi e costume di esseri umani spesso dediti a strane attività) ebbe inizio, i miei mini-supervisors optarono per un’isola la quale, ebbi modo di scoprire col tempo, pur facendo parte di un Paese chiamato Italia, godeva di una certa indipendenza che, a sua volta, sfociava in tendenze tanto preoccupanti quanto bizzarre.
Scoprii un giorno che, per esempio, un’emittente televisiva italiana aveva addirittura preso spunto da essa per dar vita un “reality” chiamato: “L’isola dei famosi”.
Per quanto quelli del reality fossero famosi, va detto a onor del vero che difficilmente il “reality” avrebbe potuto superare la “reality” (mi si perdoni il gioco di parole ma purtroppo anni e anni di convivenza hanno finito con l’alterare i miei stessi processi cognitivi e linguistic).
La “reality”. La mia isola adottiva era ed è la vera, indiscutibile, ineguagliabile “isola dei famosi”. Mi sembra di vederli già alcuni dei folletti indigeni con l’indice alzato pronto a fare l’elenco di nomi di gente famosa che ha contribuito a rendere universalmente nota questa terra. Mi sembra proprio di sentirle quelle vocine stridule e fiere pronunciare nomi quail Pirandello, Anchise, Camilleri, Verga, Federico II o Goethe.
Ho notato in tal senso che, per alcuni di questi folletti, il solo citare questi nomi copre con un manto dorato tutta la polvere (non trovo parola migliore di questa) che negli anni, nei secoli, ha coperto tutto, si è insinuata dappertutto facendo inceppare i più semplici degli ingranaggi , inclusi i neuroni obesi per l’inattività e le dosi di notizie caramellate ingurgitate, di coloro i quail vedono e fanno finta di non vedere, sentono e fanno finta di non sentire pensando che la questione non li riguardi personalmente.
Sia immediatamente chiaro che non metto in dubbio l’importanza o la grandezza storico-culturale dei nomi precedentemente citati.
Sia altrettanto chiaro che metto in discussione l’obiettività di chi con estrema leggerezza pensa che il solo citarli attivi il pulsante dello scudo protonico sull’isola tutta.
Sono anche altri, molti altri, i nomi che hanno reso e rendono famosa questa terra di “Arte, Mare, Sole e Cultura”.
L’elenco potrebbe essere infinito e senza voler mancare di rispetto a nessuno, mi limiterei a citare qualche nome: Peppino Impastato, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Mauro Rostagno.
Dopo l’ultimo nome ho deciso di mettere un punto ed andare a capo poiché la mia dignità e la mia coscienza m’impongono di mettere anche una distanza fisica tra i suddetti nomi e gli altri che mi accingo a citare...giusto per non dire che non do spazio a tutti. Non dico “di parte” perché di parte lo sono eccome!
Dunque, dicevamo: “Isola dei famosi”.
C’é Totó Cuffaro (al momento impegnato in una mission fuori sede), Bernardo Provenzano, Totó Riina e Don Vito Corleone (per molti che vivono oltreoceano trattasi di persona reale. Nell’ultimo periodo mi sono spesso ritrovata a spiegare che quello è un personaggio di fantasia e che, soprattutto, la realtà supera di gran lunga quella descrizione di una fatto, un fenomeno, un modus vivendi e pensandi che ne “Il Padrino” ha reso romanticamente accettabile il tutto).
venerdì 28 gennaio 2011
L´isostenibile relativitá dell´ essere
Un bambino pensa che ogni volta che gli si spieghi qualcosa dipenda dal fatto stesso che è un bambino, dove noi con bambino immaginiamo una creatura non indipendente da un adulto. (Per adulto cercate di intendere uno di quelli che si è meglio evoluto, insomma “nelle migliori delle ipotesi”, perchè altrimenti dovremmo poi andare a parare su come è diventato il bambino di cui sopra e perchè).
Uno straniero in terra straniera potrebbe credere, e spesso lo fa, la stessa cosa che continua a ripetersi il bambino che lotta per superare la propria frustrazione. Perchè? Perchè un individuo aperto al nuovo e al diverso spesso si dice che forse, prima di reagire in qualsiasi direzione, debba quantomeno sforzarsi di capire il perchè delle cose, dovuto segno di gratitudine questo che sembra doversi al paese ospitante e tutti i suoi abitanti.
Ma come stanno davvero le cose?
Studi specializzati, la cui esistenza conosco solo io, dimostrano che un qualsiasi individuo evoluto e in possesso di un certo bagaglio di risorse varie, dimostrerà una forte tendenza a mettere a disposizione di chi invece di strumenti non ne ha o ne ha pochi, i propri.
I più credono che tale tendenza sia da identificare con il termine “generosità” o, con il nome meno diffuso ma altrettanto conosciuto di “magnanimità”.
Con gli occhi dei più, la signora che si preoccupa di adottare una piccola poverella, nonostante la numerosa prole, sarà certamente dunque “magnanima”.
Facciamo finta che i ricercatori dell´università di Kickapoo , mossi dal desiderio di avvalorare le loro tesi, e con l´ambizione di una nuova pubblicazione su “Psychologies Magazine”, si rechino dalla buona e generosa signora, che per immaginarcela meglio presento con il nome di Sveva Olivieri Medici, per un´intervista. Lo scopo è capire quali processi cognitivi portino all´elaborazione e quindi alla produzione della generosità e dell´amore gratuito, “quello che non vuole niente in cambio”. (N.d.A. Le definizioni qui impiegate per rendere il contenuto dell´oggetto di studi dell´Università di Kickapoo sono bonariamente rese con parole di comune accezione, che in ambito scientifico potrebbero essere considerate erronee).
Di seguito l´articolo che si legge su “Psychologies Magazine” quest´oggi:
[…] Anni di ricerca inducono il nostro istituto a ritenere che lo stimolo alla produzione di “amore” non sia da ricercare nel sistema nervoso, ma direttamente nello organo, dal quale dipende direttamente la vita dell´essere umano: il cuore.
[…] Studiare l´amore è un po' fare un viaggio in alcune delle caratteristiche che differenziano l'uomo dalle altre specie animali, cercare di comprenderne le sue peculiarità, il suo funzionamento, le sue abilità; anche per questo, forse, esso ha affascinato gli studiosi e i ricercatori di ogni epoca.
Proprio Ficino, da non confondere con Ticino, lo aveva detto già nel XV secolo: l´amore muove tutto.
[…] L´intervista dei giovanissimi ricercatori della nostra prestigiosa università, il cui nome non proferiró, giacchè io il Professore, e quindi unico beneficiario di tutto il merito degli studi qui condotti, conferma quanto su detto, ma soprattutto la tesi che individui magnanimi esistano in natura per garantire la sopravvivenza della specie, dato che gli individui con a disposizione poche risorse sono più dei primi, e quindi condannati a morte già alla nascita.
Prof. Dott. Andrea Maria Lanka
Lo so cosa sta pensando il lettore: non c´è da stupirsi che l´università di Kickapoo sia più famosa di quella di Cimino!!
Sorvolando sulla capacità del Prof. Dott. Lanka di rendere piacevolissima pur anche la lettura di testi scientifici (la battuta sul Ticino è memorabileee!!), certo è quello che nel testo subito emerge: “la tesi che individui magnanimi esistano in natura per garantire la sopravvivenza della specie”. Nonostante la stima di cui il professor Lanka goda in ambito scientifico, ahimè pare che a partire da esperienze che hanno fatto solo in pochi e di cui ho sentito parlare solo io, la sue tesi non abbiano una fondata base scientifica.
Infatti da quanto emerso sulla superficie della mia pagina Word, seppur vero che “ individui magnanimi esistano in natura per garantire la sopravvivenza della specie”, è
anche inopinabile che la specie che intendono salvaguardare è la la...(rullo di tamburiii)...: LA LORO SPECIE!!
Infatti sono certa che i giovani ricercatori abbiano dimenticato di chiedere a Sveva se per caso non intendesse riversare le sue attenzioni e cure sulla poverella per mettersi a posto con le sue frustrazioni di madre fallita e assente...Certo è solo un´ipotesi...
Non tremi il mondo là fuori per quanto da me scritto oggi, perchè tanto è solo la mia striminzita opinione, al posto vostro mi preoccuperei solo nel caso in cui a farsi portavoce di ció fosse Lady Gaga: a quella si che crederebbe il mondo!
Ma allora?? La generosità e l´amore non esistono?? La sola cosa che in tutta risposta mi viene in mente è la mia vecchia insegnante di Psicologia: “Ragazzi tutto ció che noi vogliamo lo diventiamo se ci esercitiamo. L´orecchio assoluto dite? Non scordate i geni”.
Cosa c´entra con il bambino e le sue frustazioni? Tutto quello che volete!!
Mi pare chiaro!
Per Naaaaaarniaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!
(N.d. A. “Kickapoo” non è un´invenzione. Di seguito il link che potrà chiarire la sua origine http://www.youtube.com/watch?v=jf-mA8J93Bg ).
sabato 22 gennaio 2011
...from my Canadian journal...
Actually, I had my Thanksgiving Day with the omnipresent but delicious stuffed turkey. I also experienced the art of carving big, heavy, fresh and hard pumpkins in order to make them as scaring and cools as possible to freak out the kids asking for their “tricks or treats”. Finally, even though this list could continue, I myself was with my Ninja Son and my Frozen Penguin Daughter (when I say “frozen” I literally mean it given that, notwithstanding the -1, I forgot to make her wear her gloves) on the street trying not to lose my precious kids among hundreds of spider-men, devils, angels, Peter pans, skeletons, serial killers and bloody grey vampires.
T o say the truth, it was not so easy for a person like me who used to hate any kind of costume or even anything in some way related to Carnival, to walk around among adults who pretended (my hope!) to be bloody, devilish, disgusting, paranormal beings.
But this is my new Country and if I think to get one day my citizenship, a part from the national Anthem, I need to share this kind of experiences at least once.
One of the funniest things that night happened when, thinking that the party was already done, someone knocked at the door.
I greeted the guest with my gentlest and warmest smile aware of the fact that behind it, there would be a late kid asking for his treat...
WHAT? A mini mini Death, holding a shining, shining sickle was looking for treats. At least, I thought, he was not searching for me!!!! It would have been even worse, wouldn’t it?
By the way, my reaction was weird because, while my body was trying to pick one of the last loot bag from the box, my mind and its eyes kept scanning that Mini Mini Misfortune Holder. He was perfect: a long black gown kept to the waist by a belt consisting of several Mini Mini Skulls and a Mini Mini voice barely audible through a depressing dark hood.
I had never thought, one day, I could have pronounced a sentence like “Thanks for coming!” to someone who, even only theoretically, represents the symbol of the end of my life!!!
To be honest, I would know the reason why I was so quiet and relaxed. My first Halloween night occurred exactly at the end of two as surreal as nightmarish weeks of pure craziness. For some reason that I still ignore the week before had been one of the worst I could ever remember...but this is another story...
domenica 19 dicembre 2010
Buon Natale
dare ad ognuno un dolcino
Forse farebbe piacere
il Bambinello vedere
Forse peró ognuno dovrebbe meditare
su tutto ció che ci sarebbe da fare
Smetterla di puntare il dito
e accettare con un sorriso
Di amore e pazienza é colmo il cielo
non cosí é in terra
Forse a nessuno importa niente
di ció che dice la gente
Forse qualcuno crede
di darla sempre a bere
Forse ognuno é speciale
Forse ognuno é solidale
Io volevo augurare a tutti
solo un Buon Natale
lunedì 18 ottobre 2010
venerdì 20 agosto 2010
Immigrant's lucubration
Why am I writing in English?
First of all, because I’m a newcomer and I should practice my writing skills; second, because that’s the way the thought captured my attention.
Anyway, my thinking cap is determined by that situation which, in some way, involves not the emigrants (my condition) but those who remained on their native land.
There must be a hidden reason why some of the emigrants’ relatives, friends or even simple acquaintances are sure that your way of living abroad must be devastating, terribly sad and overwhelming. For the same reason, even though you are hearty laughing describing some interesting thing you saw during your last hilarious trip, you can feel that they’re in somehow looking forward to hearing about the sad side of your story. Yes! They are not interested in your hilarious descriptions of places and people, but they’re waiting for that terrible element in the story which would allow them to say something like this, “Seeeeeeee, I wassssssss righttttt! You should have listened to my advice! Why are you there? You could be so lucky here! Come on, Guys! Consider it as if it was a long vacation and COME BACK TO YOUR WONDERFUL, AMAZING, FANTASTIC LAND!”
Believe me. I’m not emphasizing anything. That’s the sensation and that’s the majority of people’s expectation.
Let’s assume that I’m going to tell about my last wonderful interview. The way the interviewer looked at me in devotion (don’t be bad! It’s just a dream), and the offer the company (the most important in the world!) proposed me at the end of the meeting. What would be your natural expectation? Mine, would be to hear they are so happy for me; or, at least, they are sure that, despite the big change in my life, I was right saying that everything could have been better than there where they still live.
Unfortunately, that’s just a dream and I’m especially talking with reference to my expectation. If I told some of them of the above mentioned hypothetical interview, they would look for the most worried tone of voice before to say to me something like this, “Don’t worry Claudia! That’s just the first step to go in the job market. In 20 years, I’m sure you will find something closer to your professional profile!”
Please, don’t go back to read again because you have perfectly understood what I wrote (or, preferably, I’ve perfectly written what I meant). The truth is that they haven’t heard a single word of what I was trying to tell. The truth is that the majority of people needs to know that you were wrong thinking that your life abroad could have been better and, meanwhile, that the best choice in their life was to remain there.
That’s the starting point of this post: Why do people, to better accept their own fragilities, need to think that you are terribly sad? It wouldn’t make sense to try to explain them thousands times that you’re happy, satisfied, that the only thing you need is time to become more comfortable with the pace of your new life and time to have the opportunity to enjoy more things as possible.
My opinion is that some people were born to experience their lives (mentally and physically speaking) despite the place, the race, the age and all possible changeable elements in their adventure through a crazy world. Those people are part of an endless-flowing stream of any kind of inputs. It could sound as a paradox, but they know that they can relax everywhere because the only thing they need is to feel as a part of a big painting. They belong to the world and they don’t want love to be close, but they want Love to be in!
Other people need quieter lives. They need to stay where they were born because they feel better considering themselves as a piece of a puzzle. They feel comfortable living in that piece, with the things they already know. Maybe, they fought to achieve that piece and given that they don’t like to consider themselves as a part of a stream, they never would change the state of things. They’re not wrong! They’re different. They want Love to be close.
They are wrong when they start to think that anything which is different is even worse.
Finally, could you imagine me taking the subway with two bags, a smart -casual attire, completely lost in this kind of lucubration? In English?
The fact is that the only thing I should do when someone is evidently distorting the meaning of my story, is to cry, and cry, and cry to make him/her feel so bad to try to figure out a way to encourage me and my decision. Inverse psychology.
It would be great! It would be really hilarious, wouldn’t it?
mercoledì 18 agosto 2010
giovedì 29 luglio 2010
domenica 18 luglio 2010
Parole di Miranda e visioni di Claudia
Ora, non è il caso di iniziare a scervellarsi sul riferimento da me appena fatto al cane, nè tanto meno per questo mettersi a fare ricerche su internet su ciò che può simboleggiare nella cultura cinese. Dulcis in fundo spero che gli animalisti non mi accusino ingiustamente di abuso e maltrattamento.
Basti tenere in considerazione che per me è un termine come un altro che nella frase mi serve a dire che difficilmente possiamo cambiare la nostra condizione.
Nel caso in cui poi ciò possa avvenire, avremmo bisogno soltanto di una vita, o addirittura un paio di reincarnazioni.
Bella storia la reincarnazione! Quando da piccola ho iniziato a studiare la storia volavo con la fantasia nel tempo trasformandomi in una bella dama del Medioevo, oppure una duchessa imparruccata e incipriata dell´ Ottocento. Andando avanti nella storia il mio sogno è infine divenuto quello di poter vivere negli anni ´60, in particolare di essere adolescente durante il ‘68 partecipando alla mitica manifestazione di Woodstock. “Hair”. Il musical, divenne presto la mia bibbia e così chiudendo gli occhi potevo diventare una bella ragazza color cioccolato con i capelli ricci e folti, tra cui, come imprigionati in una ragnatela, si trovavano minuscoli gelsomini. Inutile dire che nella mia visione io avrei avuto anche una voce magnifica e all´occorrenza il mio cervello, non solo riusciva ad immaginare tutte queste cose contemporaneamente (colore della pelle, caratteristiche dei capelli, il prato verde, gli astanti vestiti secondo i dettami della moda del tempo che mi guardavano ammaliati, etc, etc,...), ma anche ad accendere lo stereo immaginario fornendomi il soundtrack sulle cui note io avrei cantato. Per chi conosce il musical non dovrei aver bisogno di dire che il pezzo da me interpretato era “Aquarius”, ma lo dico per chi non dovesse ancora conoscerlo.
Si, se la storia della reincarnazione è vera io sono morta giovane nel ´68, probabilmente durante una manifestazione sotto le manganellate di un pubblico ufficiale per rinascere qualche tempo dopo. (Ecco, così ci siamo spiegati subito subito com´è possibile che io oggi viva e contemporaneamente abbia desiderato di vivere a quel tempo, che poi, come evidente, non è lontano).
Oggi quella bambina è cresciuta, ed è lungi da lei immaginarsi di poter vivere in altri periodi storici.
Disillusione? Troppa amarezza? La piccola Trilli che era in lei è morta? O forse il Nulla è riuscito a sconfiggere Fantasia? No, cari lettori, è ancora una volta molto più semplice. Quella bambina adesso che è adulta ha deciso di non farsi fottere più!! Proverò ad essere più chiara, e Dio solo sa se ci riuscirò!
Se un individuo nella vita attuale conduce un´esistenza di merda, secondo voi avrebbe potuto essere altrimenti in altri periodi storici??? No cari lettori, infatti oggi quella bimba sa benissimo che nel Medioevo lei altri non sarebbe stata che la contadina povera costretta ad occuparsi dei campi già con il sorgere del sole, e nel XIX secolo sarebbe stata la povera popolana, e così via, senza avere la minima possibilità di riscatto. Almeno ai nostri giorni anche se non è facile, non è del tutto escluso!
E nel ´68? Già vi vedo tutti agitati nel tentativo di immaginarmi cantare e danzare, perchè in quel momento storico per nessuno poteva essere così terribile come durante i secoli bui. E invece...mettiamola così: io nel ´68 non lo avrei neppure saputo che eravamo nel ´68!!!
2010: io sogno di vivere come Lady Gaga. (Non so perchè “Gaga” mi fa pensare a “dada” da cui poi nacque il termine “dadaismo”...forse la nostra società non è così vuota come continuiamo a dire...il senso c´è ma ci sfugge...).
Nella realtà io lavoro e lavoro, e la cosa più gratificante che ci sia è che tutte le persone care che mi circondano mi appoggiano e sostengano. Ma noi esseri umani siamo imperfetti e i confini sono labili. In pratica le persone che mi vogliono bene spesso non si accorgono infatti che il loro “ti appoggio” si trasforma in un “mi appoggio”. Prendetevi pure la libertà di prendermi alla lettera.
Non ricordo più quante volte sia successo che io mi sia lamentata dello stress e della fatiche del momento, e in tutta risposta mi sia stato proposto di dare una mano a traslocare, o di trovare un secondo lavoro, così da poter avere più soldi e quindi meno preoccupazioni.
A proposito del lavoro, credetemi se dico, che tutti i lavori da me svolti si sono sempre rivelati la gigantografia di quello che normalmente avrebbero dovuto essere, o implicano per qualsiasi altro individuo. Perché? Perché non appena assumono me all´improvviso i colleghi si ammalano, arriva la crisi, o cambiano le leggi.
Mano d´opera, questo mi si chiede, e non solo. Credete forse che io non sia capace di offrire conforto e lavagnette esplicative con l´analisi attraverso simpatiche vignette della realtà?? Insomma, un tesoro, quella che si dice una perla rara.
Sto cercando di resistere...A dire il vero da qualche giorno temo di impazzire. Tutto quello che oggi io riesco a vedere con la fantasia è un ´immagine di me che in una situazione formale piena di gente ben vestita (consideratela una situazione ambita), che rappresentano il raggiungimento di tutti i miei obiettivi, quando finalmente la fatica dovrebbe diminuire, ecco che al centro della stanza mi abbasso i pantaloni e...e piscio, mi faccio la pipì addosso sghignazzando come un Malach!!
N. d. A. Con “Malach” si intendano 4esseri dai poteri sovrannaturali, che non sono una mia inventione, ma che ho incontrato in un libero di L.J. Smith.
domenica 20 giugno 2010
giovedì 10 giugno 2010
Il vecchio Mc Donald prima della catena di fast food possedeva una fattoria
Nel tentativo di integrarmi quanto prima nella civile società canadese, lo scorso Martedì ho accettato l’invito di una vicina di casa per partecipare a uno di quei progetti della città volti a coinvolgere in attività ludico-culturali le mamme con i tots, ossia quei bambini col pannolino di una fascia d’età compresa tra gli undici mesi e i due anni e mezzo che, per ovvi motivi, deambulano in quel modo talmente inquietante da far stare in apprensione continua anche il piu’ rilassato dei genitori. In italiano non credo che esista un corrispettivo. Se esistesse sarebbe forse “patatelli”. Mi sa di rotondo e paffuto, di paperella e di cadute continue. (Poiché siamo in una semi-democrazia – vi ricordo che il blog è mio –potete sceglierne uno migliore).
Ad ogni modo, l’esperienza è stata altamente positiva, rilassante e formativa. Più per me che per Maia.
Al momento non mi va di dilungarmi troppo nella descrizione dei bellissimi ambienti, dei cuscinoni per terra, dei tappeti soffici, dei computers con le tastiere per i bimbi e forse per i nonni dei bimbi (con i tasti giganteschi e colorati); o di quanto fosse rassicurante per me vedere la mia piccola interagire con gli altri bimbi con quella spontaneità che comincia ad abbandonarci intorno agli 11 anni. Tutto sembrava perfetto, tutto sembrava irreale.
Ad un certo punto, con una puntualità sconcertante, ecco arrivare una ragazza dallo sguardo sereno e dalla gestualità buffa (soprattutto per una persona come me che ha alle spalle anni di coda alla Posta di Partanna Mondello ) che con un silenziosissimo “hellooooo” ( devo ancora abituarmi al fatto che qui non grida nessuno eccezion fatta per mio figlio, mio marito e i figli del vicino indiano)è riuscita ad attirare su di se l’attenzione di tutti i patatelli.
Ecco il primo minilibro, il secondo, il terzo. Il problema è subentrato al momento delle canzoncine: mentre tutti i tots presenti esultavano certi che le loro mamme li avrebbero in qualche modo aiutati a cantare o ballare; la piccolo Maia ed io ci fissavamo nell’attesa che una delle due prendesse l’iniziativa.
Se il problema è stato presto superato dinnanzi a canzoncine quail: “Twinkle, Twinkle Little Star” o meglio ancora, “If You Are Happy”; il peggio è arrivato al momento di cantare “Nella vecchia fattoria”.
Molti di voi già sapranno che nella versione anglofona ad essere vecchio è il fattore e non la fattoria. Tuttavia, il problema non è stato rappresentato neanche da questo, dato che la mia piccola bimba non conosceva né l’una né l’altra versione. Cercando di aggregarmi al coro di mamme per non far sfigurare la mia piccola patatella, a un certo punto mi sono decisa a intonare pure io le famosissime note.
Dal mio “Ia ia oooooooo” s’intuiva la provenienza italiana rispetto al più canadese “ Eee – eye – eee – eye –o”, ma questo è niente se avrete la bontà o la curiosità necessarie per continuare a leggere.
Old Mcdonald aveva una mucca che faceva moo –moo…e ancora una volta mi è andata bene per cui fatta eccezione per una leggera inflessione sicula, mia figlia poteva essere fiera della sua mamma.
A partire dall’arrivo del maialino sono cominciati i miei problemi e i miei occhi hanno potuto assistere al crollo virtuale di quei pilastri della conoscenza cheogni individuo si porta dietro dai tempi dell’asilo. Assolutamente disinibita, in preda all’entusiamo per essere riuscita dopo anni di strana timidezza a cantare in pubblico, avrei voluto sorprendere gli astanti con un grugnito degno della più famosa fiera del porco. Uno di quelli talmente nasali che si incontrano a metà strada con la gola provocando quel prurito fastidioso che nemmeno dieci litri di acqua riescono ad eliminare.
L’effetto è stato quello di un tonfo secco durante un concerto per piano. Che cazzo è quello? Quello sarebbe un grugnito? Ebbene sì! I maiali anglofoni dicono: OINK! (letto proprio così!)
La stessa Maia mi ha guardato perplessa cercando una spiegazione che non ero in grado di offrirle. Mi sono limitata ad abbassare di molto i decibel della mia voce lasciando di nuovo spazio alla timida canterina che vive in me. Per fortuna.
In ordine:
• La mucca fa MOO (muu)
• Il maiale fa OINK (oink)
• La pecora fa BAA (ba)
• La gallina fa CLUCK CLUCK (clo clo)
• Il cavallo fa NEIGH
• Il cane fa BARK
• L’asino fa HI- HO (per fortuna)
• Il gallo fa COCK A DOO ROO DOO (coccadurudu)
A questo punto ci sarebbe da chiedersi: “E il coccodrillo? Il coccodrillo come fa?” Per fortuna, nemmeno in Canada, c’è qualcuno che lo sa.
mercoledì 12 maggio 2010
Profumi e Colori
Non saprei dire esattamente quando ha avuto inizio quell’abitudine che mi porta ad attribuire un colore e un odore ad ogni nuova città visitata, Paese o persona. Sta di fatto che ormai è qualcosa che mi appartiene tanto quanto il piacere per la lettura o scrittura.
Quest’esperienza canadese, ovviamente, non poteva essere diversa. Anche se, a dire il vero, qui è quasi inevitabile che ciò non accada. Tutto mi sembra più profumato, più colorato e non credo che dipenda solo dall’entusiasmo per la nuova esperienza, quanto dalla probabile esigenza, tipicamente locale, di enfatizzare qualsiasi cosa finanche la più banale. Ѐ così che magari mi viene in mente che un nostro voto scolastico tipo “Bravissimo” sia sostituito da un più enfatico “Super Wow” con tanto di faccina che strabuzza gli occhi e rivolge i pollici verso l’alto.
I colori e l’enfasi vengono sempre accompagnati da tentativi, a volte un po’ maldestri, di diplomazia. Ma, per quanto maldestri, suscitano in me una certa tenerezza e una certa amarezza. Quest’ultima in realtà è più che altro provocata dalla consapevolezza del fatto che per quanto gli italiani siano convinti di essere uno tra i popoli più gentili al mondo, scopro (ma non troppo) che avevo ragione nel pensare che trattasi di un luogo comune, un topos che può unirsi a quelli ben più noti del mandolino, della pizza, degli spaghetti. Ѐ grazie alla suddetta diplomazia che un compito fatto benino è un “ci stiamo lavorando sopra”; che un curriculum terribile “non è male ma io lo scriverei così” e via dicendo con una serie infinita di opzioni.
Qui ho conosciuto gente veramente cortese e persone veramente scortesi. In entrambi casi, questo fa la differenza tra una società civile e una meno civile, nessuno al momento si è permesso di aggredirmi verbalmente, di provare in tutti i modi a convincermi di essere più furbo di me.
Finanche la rinomata freddezza dei Paesi Nordici mi pare più rassicurante del caldo saluto del posteggiatore abusivo che mi dà il benvenuto con un “comandi signora” e mi dà il benservito disprezzando quei venti centesimi che nemmeno ero tenuta a dargli.
Adesso comunque non voglio scrivere il trattato su quanto sia stata saggia la mia scelta di venire a vivere in questo Paese. Quello sarà il tempo a dirlo e un’esperienza sicuramente più completa e più matura. Tutto ha avuto inizio con gli odori e i colori.
Palermo è rosa e non perché la sua squadra di calcio abbia quel colore nella maglietta ufficiale, ma perché come lo stesso Goethe scrisse i giochi di luci e ombre le fanno assumere quella tonalità (vedi nota) .
Trapani, per me, è di un arancione abbagliante. Il colore della città è quello che nasce dal magico riflesso di un sole accecante sulle vasche delle saline durante un normalissimo quanto inimitabile tramonto che sa, mi sa, di sale. Mi sa di pizzicore sulla schiena, sulle braccia, dopo una giornata di mare. Mi sa di Amore e di Fastidio. Mi sa di qualcosa che mi appartiene e che in pochi possono percepire.
Erice è Bianca. Napoli, verde muschio. Praga, giallognola e misteriosa. Londra, rossa. Toronto, azzurra.
Toronto è decisamente di un azzurro chiaro. Un azzurro che mi sa di pulito e di profumo di ammorbidente. Un azzurro che mi sa di lenzuola fresche sulle quali allungare i piedi alla ricerca di quella sensazione gradevolissima che mi porta a fare un sospiro profondo di serenità e pienezza. E quandanche il cielo è grigio e appesantito da da una pioggia imminente, Toronto rimane nella mia mente un cielo azzurro tapezzato di nuvolette bianche. Quelle stesse che il mio piccolo Lorenzo ha deciso, di sua spontanea volontà, di immortalare dopo aver chiesto la macchina fotografica.
Ma che odore ha Toronto? La città, senza ombra di dubbio, sa di canella. Toronto è alla cannella. E la canella mi sa di biscotti e i biscotti sono buoni da mangiare.
Toronto è decisamente una torta alla canella, con un retrogusto di anguria (l’essenza delle caramelle, non quella reale del frutto) e una spolverata di zucchero a velo su una copertura di marshmallow turchese.
NOTA. Ma anche: “Nel capoluogo siciliano si meraviglia della sporcizia che riempie i corsi principali, ma sa comprendere anche l'umoristica rassegnazione degli stessi palermitani (che già allora dimostravano di conoscere la corruzione nell'amministrazione della loro città).” http://ospitiweb.indire.it/~mipm0001/goethe/palermo.htm
foto scattata da Lorenzo
martedì 4 maggio 2010
E' ridiamocci su!
Tuttavia, non vuole essere questo l’argomento di discussione di oggi. Tutto nasce da un’e-mail ricevuta ieri sera (la mia di sera) che ha suscitato in me una simpatia immensa. Ho sorriso e poi riso con le lacrime agli occhi mentre i cugini canadesi dei miei folletti mi guardavano sbigottiti e confusi non sapendo se ridere assieme a me o chiamare un medico.
Di seguito riportero’ l’e-mail così come l’ho ricevuta:
“Gentile Cliente Visa Card,
Per motivi di sicurezza, La tua Carta di credito e stata bloccata.
A seguito di una attivita anomala, dobbiamo constatare che qualcuno ha usato la carta di credito senza il vostro permesso,per la tua protezione, abbiamo bloccata la tua carta di credito.
Il tuo caso ID Number : PWER478DR7WE
Per riattivare la carta di credito ,CLICCA QUI e seguire il passo di aggiornare le informazioni contenute nella tua carta di credito.
Nota : Mancata verifica i tuoi record comportano la sospensione della carta di credito.
La tua protezione e la nostra responsabilita a voi Grazie ..
Support Customer Service.
Copyright 1999-2010 VerifedbyVisa. Tous droits riserve.”
Quando l’ho comunicato ad Ale, giustamente, si è innervosito perché evidentemente trattasi di un tentativo di truffa ai danni di povera gente che non ha molta dimestichezza con le carte di credito. Insomma, effettivamente, sono due le cose: 1) trattasi di scadente tentativo di furto
2) La Visa e la Master Card hanno qualche problema col personale e non potendosi permettere impiegati dal Profilo Alto come il mio, si sono ridotte ad assumere semi analfabeti di cui comunque è pieno il mondo.
Tuttavia, la mia testolina folle è andata oltre e appurato che non avevo alcuna intenzione di dare i dati della mia carta (che peraltro non possiedo nemmeno visto che ancora la Visa non me l’ha mandata) a Mr. Ioconoscobenelitaliano, mi sono potuta permettere di ridere e soffermarmi sia sulla forma della comunicazione piuttosto che sul contenuto.
La prima cosa che mi ha fatto sorridere è stato quel “La” scritto con la elle maiuscola. Chi ha impostato quella lettera forse non ha capito che scriviamo “Lei” con la maiuscola ma non abbiamo ancora riconosciuto alcuna superiorità alla elle per il semplice fatto di essere una elle.
Bellissimo anche il fatto che mi abbiano assegnato un numero di pratica: “Il tuo caso ID Number : PWER478DR7WE”
Questo sì che mi dà la certezza di una comunicazione seeeeeriaaaa.
“Nota : Mancata verifica i tuoi record comportano la sospensione della carta di credito.” Dinnanzi a questa minaccia la mia colonna vertebrale è schiacciata dal terrore. Vi prego, noooooo! Non mi sospendete una carta di credito che non possiedo per non aver comunicato i miei “record”.
“La tua protezione e la nostra responsabilita a voi Grazie ..’ A questa frase la mia mente in automatico fa seguire un “Amen”. “A voi”, chi? Oppure mi fa pensare al professore di latino al liceo che dinnanzi a un Oh etc... diceva: “Vocativo!”
Ma la cosa più tenera. Ciò che davvero può aiutarti ad andare oltre la rabbia è quella simpaticissima e geniale conclusione: Copyright 1999-2010 VerifedbyVisa. Tous droits riserve.”
Ha questo punto Signori non o altro da aggiungiere...







