"Odio la vile prudenza che ci agghiaccia e lega e rende incapaci d'ogni grande azione, riducendoci come animali che attendono tranquillamente alla conservazione di questa infelice vita senz'altro pensiero."
(Giacomo Leopardi)



"In pratica le persone che mi vogliono bene spesso non si accorgono infatti che il loro "ti appoggio" si trasforma in un "mi appoggio"
(Miranda Taten)



mercoledì 2 gennaio 2008

Tiriamo le somme...sempre meglio delle cuoia!

Ieri sera, dopo aver offerto il mio contributo al cenone di fine anno e, dopo appena cinque ore d’immersione in un wok dalle dimensioni stratosferiche tra micro-peperoni, micro-melenzane e quintali di curry, ho potuto fermarmi un secondo per fare il riepilogo dell’anno che stava per giungere al suo termine.
E’ giusto così. Lo dovremmo fare tutti. Ognuno scelga il momento più adatto.
Mentre tonnellate di mutande rosse trattenevano, coccolavano o stritolavano le vostre grazie, io vi dico che, mai e poi mai le avrei indossate il giorno d San Silvestro il quale, sarà stato pure un martire ma, a me evoca il gattino simpaticissimo avversario di quella rompi palle, viziata e dalla voce ridicola di Titti.
La mia avversione per le mutande rosse non è nata con me ma, anni fa, bastarono pochissime ore perché la serata simbolo ed emblema di tutto ciò che il nuovo anno riserva ad ognuno di noi si trasformasse in una sorta di cataclisma che, inevitabilmente, mi portò ad una rottura definitiva con il delizioso capo intimo.
La cena organizzata dai miei genitori con tanto di parenti ed amici, infatti, si trasformò in qualcosa di più simile alla “vampata di San Giuseppe” che, ormai nei quartieri popolari, dà luogo ad un mega falò che inevitabilmente finisce con l’intervento dei pompieri.
Ma quella notte, i pompieri a casa dei miei non arrivarono perché fortunatamente c’era molta gente sveglia e in gamba che seppe porre rimedio ad una catastrofe sfiorata.
Avevamo acceso delle belle candeline rosse, quelle che portano bene, indossavamo delle bellissime mutande rosse, quelle che portano più che bene, quando la maglietta- pecora che una delle mie zie aveva deciso d’indossare per salutare il nuovo anno per poco non si trasformò in un’estrema unzione che sarà pur sempre un saluto, ma decisamente definitivo.
Mia zia. Mia zia doveva averla scelta con cura tra i suoi abiti dell’occasione: era il cadavere di una pecora sintetica a pelo lungo, così piena di luccichini che per guardarla era necessario schermare gli occhi con delle lenti molto scure.
Fu proprio colpa della lunghezza di quel pelo se tutti i buoni propositi che avevamo riversato nelle nostre mutande rosse, improvvisamente, andarono in fumo. Nel vero senso della parola.
La zietta, infatti, non avendo calcolato l’ingombro sterico del suo braccio decise di coccolare l’innocua fiammella della ben augurante candela con uno dei peluches pendenti dall’elegantissimo capo.
In una frazione di secondo la pecorella si rianimò di vita propria trasformandosi in un emozionante falò di fine anno: prima il gomito, poi la spalla, infine tutto!
Mentre la zia si dimenava sperando che qualcuno tra i presenti intervenisse in suo soccorso, i suddetti si allontanarono repentinamente da quella simpatica torcia: chi scappò verso un’altra stanza, chi si mise con le spalle al muro con le braccia spalancate e chi, più coraggioso rimase immobile nella stessa posizione perdendo completamente il controllo del proprio mento che, sotto il peso dello stupore, arrivò quasi a strisciare per terra.
Io, non feci più degli altri ma, per un motivo a me ignoto, la mia mente si preoccupò più di registrare le reazioni di tutti i testimoni piuttosto che fare qualcosa di realmente valido per soccorrere la povera zietta.
Ad un certo punto, mentre la zia- torcia continuava a dimenarsi dando vita ad uno spettacolo che, esclusa la questione prettamente umana, aveva un suo fascino per quell’ondulare della fiamma in aria, qualcosa accadde.
Gli ospiti, infatti, cominciarono a trasformarsi in personaggi dei fumetti e, secondo me, qualcuno pensò di poter realizzare uno dei sogni dell’infanzia rimasti inespressi sotto la pressione di una realtà più concreta. Ci fu, infatti, un pompiere che decise di spegnere il fuoco gettando addosso alla povera zia il contenuto di tutti i ben auguranti bicchieri rossi dando vita, a quel punto, ad un altro spettacolo tipo: “la magia della chimica: saggi alla fiamma” in dipendenza del liquido contenuto nei bicchieri.
Poi, bellissimo, ci fu anche un prestigiatore che decise di soffocare la fiamma con la tovaglia da tavola, anch’essa rigorosamente rossa, sfilandola senza far cadere tutti i piatti, vassoi, bicchieri e candele che giacevano su di essa. Almeno questo era nelle sue intenzioni…I piatti, al limite, rimasero in bilico sul tavolo!
Infine e per fortuna, provvidenziale e decisivo, arrivò l’intervento di mia madre.
Avendo udito le urla della zia e, probabilmente raggiunta dall’acre odore della plastica bruciata (la pecorella), decise di capire cosa stesse accadendo. Per me, ancora una volta, fu sorprendente osservare la delicatezza della mia progenitrice nello sfilare la maglietta alla zia torcia, soffocare contemporaneamente la fiamma e prendere il corpo della suddetta per accompagnarla in bagno in modo tale da farla riprendere dallo shock. Uno ad uno dovette accompagnarci tutti.
Per chi si stesse chiedendo cosa ne sia stato della povera zia, aggiungo che non si fece assolutamente nulla sul piano fisico. Alla pecorella, invece, fummo costretti a dare il nostro addio riponendo le sue ceneri in un sacchetto condominiale nero dove, come con le mummie, mettemmo anche oggetti di un certo valore: la miccia della candela rossa, un quintale di bicchieri rossi, due tonnellate di tovaglioli. Per il resto, affidammo tutto all’Amia.
Ritornando al 2007, fu proprio quella sera che intuì che non sarebbe stato saggio, negli anni successivi, affidare il futuro della mia esistenza ad un perizoma rosso che, di certo, non mi avrebbe portata molto lontano.
In conclusione, ieri sera le mie mutande erano rigorosamente nere. Nere come il carbone che, a breve, sarò costretta a distribuire sorvolando sulla mia splendida città a bordo della mia scopa…elettrica.
Per la prima volta, dopo una tradizione decennale, allo scoccare della mezzanotte non ho versato una sola lacrima. Perché piangere?
In fin dei conti, avevamo appena avuto la certezza di essere sopravvissuti ad un anno dai risvolti melodrammatici.
Le influenze di Plutone su Marte i quali, a loro volta, hanno potuto godere della compartecipazione di pianeti fino a poco tempo fa ignoti, quali Saturno, Sempronio e Sfiganio, si sono fatte sentire decisamente.
Il 2007 non è stato l’anno dell’Acqua, del Fuoco, dell’Aria o della Terra. E’, più semplicemente, stato l’anno del Delirio.
I sani di mente che fino al 31 Dicembre del 2006 avevano bazzicato nella nostra vita, si sono trasformati in psicotici dalle personalità multiple tendenti al ridicolo.
Gli egocentrici in posseduti da entità male…fiche nascoste.
I filosofi in veri e propri Guru di dubbia qualità.
Direttori, Professori e molti altri “ori” (tra cui qualche PHD), in preda a deliri di onnipotenza, hanno pensato di poter giocare con le nostre vite come se si trattasse di una normalissima partita a Taboo: “Soldi”… “Peeeeeeee! Non si può dire”; “Telefonate” … “Peeeeeee! Non si può dire!”; “Unità operativa!” … “Peeeeeee! Non si può dire!!; infine, “Copiare”… “Questo non si dice ma si fa! E speriamo che Ghigo ce la mandi buona!”
Dio? Mi dite che si dice Dio? Sì, lo so. Ma questo vale per il pianeta terra.
Sul pianeta dal quale alcuni di loro provengono, Boomerang (perché “Chi sputa in Cielo, in faccia torna!), Ghigo è l’entità suprema: un orsetto il quale, avvertita una certa pressione sul suo pancino, ti ringrazia con un sonoro piritino.
Per finire, sotto l’influsso di stelle particolarmente luminose, Sirio, Mirio, Tirio e De…Lirio, alcuni segni zodiacali, con ascendente in Giuggiole, hanno dovuto fare i conti con energie e influenze per le quali nemmeno il più potente dei vaccini sarebbe stato d’ aiuto.
Qualcuno ha scoperto di essere le reincarnazione di Colombo (l’ispettore);
qualcun altro si è trasformato in avvocato dalle cause…perse; chi ha scoperto una profonda passione per personaggi della fantasia optando, per altro, per quelli più sfigati tipo Winny, Tigro e l’allegra compagnia del bosco delle tristezze infinite. Io, addirittura, ho dato vita a questo blog facendo finta di essere una scrittrice di fama internazionale (soprattutto da quando so che mi si legge in Canada ed in Germania!).
Dunque, volendo tirare le somme dell’anno appena trascorso, già fatte le dovute premesse, mi sento di poter affermare che se sono sopravvissuta è stato grazie ad un paio di cose belle:
1. Mi sono Laureata alla faccia di chi avrebbe scommesso il contrario;
2. Mio figlio mi ha detto un migliaio di volte di volermi bene “tanto, tanto quanto il…tetto”;
3. Ho potuto fare un paio di viaggi con i due amori più grandi della mia vita;
4. La casa non si è allagata nemmeno una volta;
5. Mio marito non è impazzito ed è pure diventato famoso;
6. Infine, so con certezza che 2+2 fa 4 e almeno questo non è cambiato!
Amici miei, quelli veri questi volta, BUON ANNO anche a voi e, come ho avuto più volte modo di dire ieri sera IN BOCCA AL LUPO a tutti quelli che in questo 2008 ci credono dal profondo dell’anima.
A Tata che se ne va in Germania e mi lascia sola con le mie visioni; A Fabrizio e Cinzia che chiudono il negozio e riprenderanno fiato; a mia madre che continua a prendere lezioni di nuoto a dimostrazione del fatto che nella vita c’è sempre tempo per imparare; a me ed Ale che aspettiamo fiduciosi di sapere che da qui ce ne possiamo andare verso un futuro più radioso…A tutti voi che non mi avete confidato i vostri propositi ma che, di certo, ne avete tanti!
Ricordiamo: “L’Anno che sta arrivando, fra un anno se ne va!”...E che Ghigo ce la mandi buona!

1 commento:

Alessandro ha detto...

Uno di questi scritti al giorno e non avremo bisogno di partire; infatti mi danno buonumore per tutta la giornata e, se finiscono nelle giuste attenzioni, ci daranno da campare