When Two Overqualified Fingertips Have Something to Reveal...
"Odio la vile prudenza che ci agghiaccia e lega e rende incapaci d'ogni grande azione, riducendoci come animali che attendono tranquillamente alla conservazione di questa infelice vita senz'altro pensiero."
(Giacomo Leopardi)
"In pratica le persone che mi vogliono bene spesso non si accorgono infatti che il loro "ti appoggio" si trasforma in un "mi appoggio"
(Miranda Taten)
domenica 27 maggio 2012
Death closes all
lunedì 7 maggio 2012
Riflessioni
Di questa canzone mi ha colpito, e mi colpisce, la capacità di descrivere con disarmante chiarezza uno stato d'animo, un malessere, una consapevolezza.
Un paio di frasi le mie preferite. Al primo, primissimo posto "Che le parole nell'aria, sono parole a metà/Ma queste sono già scritte, il tempo non passerà".
Per i miei amici canadesi, qui di seguito il testo...e se la musica non è di vostro gradimento, le parole rappresentano comunque un buon esercizio.
Buonanotte
Claudia
"Non basta un raggio di sole in un cielo blu come il mare
perché mi porto un dolore che sale, che sale...
Si ferma sulle ginocchia che tremano, e so perchè...
E non arresta la corsa, lui non si vuole fermare,
perché è un dolore che sale, che sale e fa male...
Ora è allo stomaco, fegato, vomito, fingo ma c'è
E quando arriva la notte
e resto sola con me
La testa parte e va in giro
in cerca dei suoi perchè
Né vincitori né vinti
si esce sconfitti a metà
La vita può allontanarci,
l'amore continuerà...
Lo stomaco ha resistito anche se non vuol mangiare
Ma c'è il dolore che sale, che sale e fa male...
Arriva al cuore lo vuole picchiare più forte di me
Prosegue nella sua corsa, si prende quello che resta
Ed in un attimo esplode e mi scoppia la testa
Vorrebbe una risposta ma in fondo risposta non c'è
E sale e scende dagli occhi
il sole adesso dov'è?
Mentre il dolore sul foglio è
seduto qui accanto a me
Che le parole nell'aria
sono parole a metà
Ma queste sono già scritte
e il tempo non passerà
Ma quando arriva la notte, la notte
e resto sola con me
La testa parte e va in giro
in cerca dei suoi perchè
Né vincitori né vinti
si esce sconfitti a metà
La vita può allontanarci,
l'amore poi continuerà...
Ma quando arriva la notte, la notte
e resto sola con me
La testa parte e va in giro
in cerca dei suoi perchè
Né vincitori né vinti
si esce sconfitti a metà
L'amore può allontanarci,
la vita poi continuerà
Continuerà
Continuerà"
(Arisa)
venerdì 4 maggio 2012
...Talking about a revolution...
They're talkin' bout a revolution
It sounds like a whisper
Don't you know
They're talkin' about a revolution
It sounds like a whisper
While they're standing in the welfare lines
Crying at the doorsteps of those armies of salvation
Wasting time in the unemployment lines
Sitting around waiting for a promotion
Poor people gonna rise up
And get their share
Poor people gonna rise up
And take what's theirs
Don't you know
You better run, run, run...
Oh I said you better Run, run, run...
Finally the tables are starting to turn
Talkin' bout a revolution "
mercoledì 2 maggio 2012
In the Promised Land
"God save the Queen"
Nella mia nuova vita in Canada, sono entrate a far parte tante cose. Non mi riferisco solo ai pancakes, ai Toronto Maple Leafs, ai nomi di giocatori di hockey che ignoro, ma le cui figurine sono entrate a far parte del mio quotidiano grazie a Lorenzo che cerca di insegnarmi i nomi dei campioni e quelli degli “sfigati”.
Non mi riferisco nemmeno al caffè di Tim Hortons (anch’egli in illo tempore famosissimo giocatore di hockey); alle pale da neve; ai procioni, puzzole o marmotte che, anche qui, annunciano l’arrivo anticipato (o posticipato) della primavera. E, non penso nemmeno alle oche canadesi: né quelle in carne ed ossa che potrebbero ucciderti per il solo esserti avvicinato ai loro pulcini; né, tantomeno, a quelle di una famosa marca di piumini bellissimi e carissimi che non comprerò mai perché mi "sembra brutto" spendere tutti quei soldi anche quando scontati del 60%
Mi riferisco a Maia e alla Regina Vittoria. Sí, proprio lei: Sua Maestá la Regina. Quella di “Dio salvi la Regina”. Mia figlia è riuscita a piangere per venti minuti solo perché ho avuto l’assurda idea di comunicarle che la Regina Vittoria, quella della quale il Canada si accinge a festeggiare il compleanno, é, cito testualmente, “diventata un angioletto”.
Non so cosa abbia capito oggi all’asilo. Non so cosa le abbiano detto. So solo che per qualche strano motivo si era convinta di essere stata invitata alla festa di compleanno della suddetta regina. Ho cercato di consolarla facendole presente che, se da un lato è vero che “buon’anima” della Regina Vittoria ci ha lasciati prematuramente; dall’altro, tuttavia, possiamo contare sulla Regina Elisabetta II. Niente. Pianto e tristezza. Allora le ho comunicato che per la festa della regina Vittoria, sarebbero comunque venuti a Toronto, Carlo e Camilla. Niente. Pianto e tristezza. Domani chiederò qualche spiegazione alla maestra...giusto per capire se non sia il caso di comprare anche i palloncini e invitare un animatore!
Per fortuna, è venuta in salvo Malika Ayane e “come foglie” siamo cadute tra le braccia di Morfeo...ok. Maia è caduta tra le braccia di Morfeo e io scrivo per il mio blog.
domenica 29 aprile 2012
Idi di Marzo - Diario
giovedì 26 aprile 2012
Dolci memorie..."The Ghost of Tom Joad nell'America di Bruce Springsteen"
Capita proprio così. Almeno, nella mia vita. Per anni, per mesi mi sono ripetuta che avrei dovuto riprenderla quella tesi scritta con Passione, Amore per la ricerca, per l’analisi, per la lettura. Eppure, ogni volta che l’osservavo sullo scaffale della mia libreria, della mia nuova vita, nella mia nuova casa, nella mia nuova città, del mio nuovo Paese, era sempre la stessa storia. I battiti del mio cuore acceleravano come quando ci si sente in colpa nel non riuscire a mantenere una promessa fatta a un bambino e non si sa quali parole scegliere per comunicargli la brutta notizia.
giovedì 15 marzo 2012
giovedì 23 febbraio 2012
Toccata e fuga
Oggi mi sento cosi'...un po' pesce fuor d'acqua. Un po' in quello stato di "non essere" che ti fa guardare da fuori e non sai se ridere, sorridere...piangere...o che!
mercoledì 22 febbraio 2012
Quando la voglia di scrivere non manca...ma il tempo è tiranno!
Non essendo un cane, non ho dovuto neanche fare troppi sacrifici per portarlo fuori a fare i bisognini...quindi, oggi scrivo uno...con l'augurio di reprendere a scrivere 100!
Caro mio blog...quest messaggio era solo per te.
Buonanotte
venerdì 4 febbraio 2011
A buon rendere...
A quella, ovviamente, ne seguirono molte altre ma, tuttavia, mi sento costretta a fare una sorta di selezione.
Oggi tocca alla mia BRILLANTE avventura nel mondo del settore turistico e/o delle agenzIe di viaggio. Uso il plurale poiché di fatto, pur cambiandone ben tre, la sorte con le persone incontrate non fu delle migliori.
Prima esperienza.
Secondo anno di università. Ero già abbastanza cosciente delle mie potenzialità ma non sapevo quanto di fatto fossi BRILLANTE. Mi offrii volontaria in una terra in cui il volontariato è la norma. Non perché siano tutti altruisti, generosi ed estremamente civili (come piace credere a una popolazione alla quale ogni qualvolta si chiede di elencare un proprio difetto dice: “Il mio UNICO difetto è che sono TROPPO buono!”), ma più semplicemente perché con contratto o senza, per un periodo di prova o definitivo, con un contratto part-time, full-time o semplicemente “just cash” (il cui colore è il nero e spesso risulta impossibile riceverne una copia cartacea), colui che sta dal lato del più forte tenderà a pretendere una qualche forma di volontariato per poter TU (e solo TU) contribuire al lancio nel mercato di una “giovane azienda” nata almeno cinque anni prima.
Per rendere il mio concetto un po’ più chiaro, ritengo sia doveroso fornire qualche esempio.
Supponiamo che ti sia stato offerto un contratto “just cash” dove in una sfera temporale parallela ma invisibile si dice che dopo un periodo di prova di due, tre mesi , verrai assunto a tempo indeterminato.
In quella dimensione temporale, dove pare lavorino altrettanto virtuali, ma preparatissimi consulenti del lavoro (che spesso, a quanto pare, fanno pagare le tasse ma si guardano bene dal pagarle), pare sia inoltre ufficiale che ti sia impegnato a dimostrare una buona dose di flessibilità.
“Flessibilità” a Palermo (e sono certa in molte altre città) è l’equivalente di una spada di Damocle sulla testa e un letto di chiodi sulla seduta della tua poltrona. Qualunque sia il tuo movimento, l’unica cosa certa è che i suoi effetti si ripercuoteranno negativamente su di te e positivamente sull’azienda.
Ad ogni modo, tornando alle mie esperienze. Uno dei proprietari della prima agenzia, dopo avermi fatto compilare pile di biglietti aerei (esistevano già quelli elettronici ma a quanto pare si aspettava che con i soldi risparmiati col mio stipendio virtuale si potesse acquistare il macchinario) soleva dirmi: “Claudia, a buon rendere!” Fu così che tra un “buon rendere” e un altro passarono i mesi fino a quando, un giorno, giunsi alla conclusione che doveva per forza trattarsi di un tic.
Il “a buon rendere” che mi fece optare per un ritorno esclusivo allo studio fu pronunciato in occasione dell’organizzazione per la consegna di un famoso premio letterario.. Fino a quel giorno mi ero occupata di biglietti e di qualche voucher per gli alberghi...ma ecco spuntare all’improvisso la FATINA del CULO. Apparve in un secondo e con la sua bacchetta magica tra uno scintillio di stelline multicolour, mi indicò una macchina. Qualcosa era andato storto nel piano A e quindi il proprietario si trovò costretto ad optare per il piano B.
Uno dei partecipanti più famosi dell’evento culturale era stato simpaticamente dimenticato in aeroporto. Fu così che da “Claudia front-desk” venni presto trasformata in “Claudia autista” e seguendo quello sbrilluccichio di stelline che la Fata del Culo, burlona e biricchina, continuava a indicarmi, arrivai alla macchina...LA MIA MACCHINA! La mia macchina con la MIA BENZINA...
All’aeroporto l’illuminato, pluridecorato cliente , ovviamente, si mostrò sorpreso di trovarsi davanti il campioncino di un sogno erotico di molti...un’autista ...in miniatura, ma affascinante. Durante il tragitto parlammo di tante cose e spaziando dalla letteratura all’urbanistica della città, al “sacco di Palermo”, non potè più volte fare a meno di dirmi quanto fosse colpito dal mio essere BRILLANTE.
Arrivammo al suo albergo (lo stesso che qualche anno dopo avrebbe fatto da cornice alla mia prima notte di nozze) e scendemmo dalla macchina: lui per andare, io per salutarlo. So già cosa si aspettano di leggere molti di voi ma vi avverto subito che la realtà dei fatti vi deluderà.
La scena fu la seguente: io e il signore, uno accanto all’altro a fissare un portabagagli aperto, pieno di valigie. Mi domandai retoricamente e in silenzio se non stesse aspettando che le tirassi fuori di lì ed, essendo estremamente BRILLANTE, non attesi nemmeno che i folletti della mia fantasia mi rispondessero. Tirai fuori le valigie.
Nuova pausa. Nuovo silenzio. Stessa silenziosa domanda retorica. Stessa risposta. Arrivai alla reception, posai le valigie. Allungai la mano per congedarmi educatamente dall’illustre personaggio e guardandolo negli occhi scorsi un sorriso compaciuto. I palmi delle nostre mani non poterono congiungersi perfettamente. Qualcosa ostacolava il contatto tra le nostre epidermidi. Nooooooo! La manciiiaaaaa! Mi stava dando diecimila lire di mancia per essere stata la più brillante degli autisti che avesse mai incontrato... Diecimila lire: il mio stipendio netto dopo tre mesi di volontariato coatto, pile di biglietti aerei e seimilioni di “a buon rendere” pronunciati con quell’estrema leggerezza dell’essere che riescono ad avere solo gli istruttori di “training autogeno” al corso pre-parto e gli stronzi.
Almeno, mi dissi, ero riuscita a vedere in faccia per la prima volta la mia cara, carissima FATINA DEL CULO!!!
sabato 29 gennaio 2011
Brillante...continua
Ricordo che quando la missione (immersione totale negli usi e costume di esseri umani spesso dediti a strane attività) ebbe inizio, i miei mini-supervisors optarono per un’isola la quale, ebbi modo di scoprire col tempo, pur facendo parte di un Paese chiamato Italia, godeva di una certa indipendenza che, a sua volta, sfociava in tendenze tanto preoccupanti quanto bizzarre.
Scoprii un giorno che, per esempio, un’emittente televisiva italiana aveva addirittura preso spunto da essa per dar vita un “reality” chiamato: “L’isola dei famosi”.
Per quanto quelli del reality fossero famosi, va detto a onor del vero che difficilmente il “reality” avrebbe potuto superare la “reality” (mi si perdoni il gioco di parole ma purtroppo anni e anni di convivenza hanno finito con l’alterare i miei stessi processi cognitivi e linguistic).
La “reality”. La mia isola adottiva era ed è la vera, indiscutibile, ineguagliabile “isola dei famosi”. Mi sembra di vederli già alcuni dei folletti indigeni con l’indice alzato pronto a fare l’elenco di nomi di gente famosa che ha contribuito a rendere universalmente nota questa terra. Mi sembra proprio di sentirle quelle vocine stridule e fiere pronunciare nomi quail Pirandello, Anchise, Camilleri, Verga, Federico II o Goethe.
Ho notato in tal senso che, per alcuni di questi folletti, il solo citare questi nomi copre con un manto dorato tutta la polvere (non trovo parola migliore di questa) che negli anni, nei secoli, ha coperto tutto, si è insinuata dappertutto facendo inceppare i più semplici degli ingranaggi , inclusi i neuroni obesi per l’inattività e le dosi di notizie caramellate ingurgitate, di coloro i quail vedono e fanno finta di non vedere, sentono e fanno finta di non sentire pensando che la questione non li riguardi personalmente.
Sia immediatamente chiaro che non metto in dubbio l’importanza o la grandezza storico-culturale dei nomi precedentemente citati.
Sia altrettanto chiaro che metto in discussione l’obiettività di chi con estrema leggerezza pensa che il solo citarli attivi il pulsante dello scudo protonico sull’isola tutta.
Sono anche altri, molti altri, i nomi che hanno reso e rendono famosa questa terra di “Arte, Mare, Sole e Cultura”.
L’elenco potrebbe essere infinito e senza voler mancare di rispetto a nessuno, mi limiterei a citare qualche nome: Peppino Impastato, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Mauro Rostagno.
Dopo l’ultimo nome ho deciso di mettere un punto ed andare a capo poiché la mia dignità e la mia coscienza m’impongono di mettere anche una distanza fisica tra i suddetti nomi e gli altri che mi accingo a citare...giusto per non dire che non do spazio a tutti. Non dico “di parte” perché di parte lo sono eccome!
Dunque, dicevamo: “Isola dei famosi”.
C’é Totó Cuffaro (al momento impegnato in una mission fuori sede), Bernardo Provenzano, Totó Riina e Don Vito Corleone (per molti che vivono oltreoceano trattasi di persona reale. Nell’ultimo periodo mi sono spesso ritrovata a spiegare che quello è un personaggio di fantasia e che, soprattutto, la realtà supera di gran lunga quella descrizione di una fatto, un fenomeno, un modus vivendi e pensandi che ne “Il Padrino” ha reso romanticamente accettabile il tutto).
venerdì 28 gennaio 2011
L´isostenibile relativitá dell´ essere
Un bambino pensa che ogni volta che gli si spieghi qualcosa dipenda dal fatto stesso che è un bambino, dove noi con bambino immaginiamo una creatura non indipendente da un adulto. (Per adulto cercate di intendere uno di quelli che si è meglio evoluto, insomma “nelle migliori delle ipotesi”, perchè altrimenti dovremmo poi andare a parare su come è diventato il bambino di cui sopra e perchè).
Uno straniero in terra straniera potrebbe credere, e spesso lo fa, la stessa cosa che continua a ripetersi il bambino che lotta per superare la propria frustrazione. Perchè? Perchè un individuo aperto al nuovo e al diverso spesso si dice che forse, prima di reagire in qualsiasi direzione, debba quantomeno sforzarsi di capire il perchè delle cose, dovuto segno di gratitudine questo che sembra doversi al paese ospitante e tutti i suoi abitanti.
Ma come stanno davvero le cose?
Studi specializzati, la cui esistenza conosco solo io, dimostrano che un qualsiasi individuo evoluto e in possesso di un certo bagaglio di risorse varie, dimostrerà una forte tendenza a mettere a disposizione di chi invece di strumenti non ne ha o ne ha pochi, i propri.
I più credono che tale tendenza sia da identificare con il termine “generosità” o, con il nome meno diffuso ma altrettanto conosciuto di “magnanimità”.
Con gli occhi dei più, la signora che si preoccupa di adottare una piccola poverella, nonostante la numerosa prole, sarà certamente dunque “magnanima”.
Facciamo finta che i ricercatori dell´università di Kickapoo , mossi dal desiderio di avvalorare le loro tesi, e con l´ambizione di una nuova pubblicazione su “Psychologies Magazine”, si rechino dalla buona e generosa signora, che per immaginarcela meglio presento con il nome di Sveva Olivieri Medici, per un´intervista. Lo scopo è capire quali processi cognitivi portino all´elaborazione e quindi alla produzione della generosità e dell´amore gratuito, “quello che non vuole niente in cambio”. (N.d.A. Le definizioni qui impiegate per rendere il contenuto dell´oggetto di studi dell´Università di Kickapoo sono bonariamente rese con parole di comune accezione, che in ambito scientifico potrebbero essere considerate erronee).
Di seguito l´articolo che si legge su “Psychologies Magazine” quest´oggi:
[…] Anni di ricerca inducono il nostro istituto a ritenere che lo stimolo alla produzione di “amore” non sia da ricercare nel sistema nervoso, ma direttamente nello organo, dal quale dipende direttamente la vita dell´essere umano: il cuore.
[…] Studiare l´amore è un po' fare un viaggio in alcune delle caratteristiche che differenziano l'uomo dalle altre specie animali, cercare di comprenderne le sue peculiarità, il suo funzionamento, le sue abilità; anche per questo, forse, esso ha affascinato gli studiosi e i ricercatori di ogni epoca.
Proprio Ficino, da non confondere con Ticino, lo aveva detto già nel XV secolo: l´amore muove tutto.
[…] L´intervista dei giovanissimi ricercatori della nostra prestigiosa università, il cui nome non proferiró, giacchè io il Professore, e quindi unico beneficiario di tutto il merito degli studi qui condotti, conferma quanto su detto, ma soprattutto la tesi che individui magnanimi esistano in natura per garantire la sopravvivenza della specie, dato che gli individui con a disposizione poche risorse sono più dei primi, e quindi condannati a morte già alla nascita.
Prof. Dott. Andrea Maria Lanka
Lo so cosa sta pensando il lettore: non c´è da stupirsi che l´università di Kickapoo sia più famosa di quella di Cimino!!
Sorvolando sulla capacità del Prof. Dott. Lanka di rendere piacevolissima pur anche la lettura di testi scientifici (la battuta sul Ticino è memorabileee!!), certo è quello che nel testo subito emerge: “la tesi che individui magnanimi esistano in natura per garantire la sopravvivenza della specie”. Nonostante la stima di cui il professor Lanka goda in ambito scientifico, ahimè pare che a partire da esperienze che hanno fatto solo in pochi e di cui ho sentito parlare solo io, la sue tesi non abbiano una fondata base scientifica.
Infatti da quanto emerso sulla superficie della mia pagina Word, seppur vero che “ individui magnanimi esistano in natura per garantire la sopravvivenza della specie”, è
anche inopinabile che la specie che intendono salvaguardare è la la...(rullo di tamburiii)...: LA LORO SPECIE!!
Infatti sono certa che i giovani ricercatori abbiano dimenticato di chiedere a Sveva se per caso non intendesse riversare le sue attenzioni e cure sulla poverella per mettersi a posto con le sue frustrazioni di madre fallita e assente...Certo è solo un´ipotesi...
Non tremi il mondo là fuori per quanto da me scritto oggi, perchè tanto è solo la mia striminzita opinione, al posto vostro mi preoccuperei solo nel caso in cui a farsi portavoce di ció fosse Lady Gaga: a quella si che crederebbe il mondo!
Ma allora?? La generosità e l´amore non esistono?? La sola cosa che in tutta risposta mi viene in mente è la mia vecchia insegnante di Psicologia: “Ragazzi tutto ció che noi vogliamo lo diventiamo se ci esercitiamo. L´orecchio assoluto dite? Non scordate i geni”.
Cosa c´entra con il bambino e le sue frustazioni? Tutto quello che volete!!
Mi pare chiaro!
Per Naaaaaarniaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!
(N.d. A. “Kickapoo” non è un´invenzione. Di seguito il link che potrà chiarire la sua origine http://www.youtube.com/watch?v=jf-mA8J93Bg ).
sabato 22 gennaio 2011
...from my Canadian journal...
Actually, I had my Thanksgiving Day with the omnipresent but delicious stuffed turkey. I also experienced the art of carving big, heavy, fresh and hard pumpkins in order to make them as scaring and cools as possible to freak out the kids asking for their “tricks or treats”. Finally, even though this list could continue, I myself was with my Ninja Son and my Frozen Penguin Daughter (when I say “frozen” I literally mean it given that, notwithstanding the -1, I forgot to make her wear her gloves) on the street trying not to lose my precious kids among hundreds of spider-men, devils, angels, Peter pans, skeletons, serial killers and bloody grey vampires.
T o say the truth, it was not so easy for a person like me who used to hate any kind of costume or even anything in some way related to Carnival, to walk around among adults who pretended (my hope!) to be bloody, devilish, disgusting, paranormal beings.
But this is my new Country and if I think to get one day my citizenship, a part from the national Anthem, I need to share this kind of experiences at least once.
One of the funniest things that night happened when, thinking that the party was already done, someone knocked at the door.
I greeted the guest with my gentlest and warmest smile aware of the fact that behind it, there would be a late kid asking for his treat...
WHAT? A mini mini Death, holding a shining, shining sickle was looking for treats. At least, I thought, he was not searching for me!!!! It would have been even worse, wouldn’t it?
By the way, my reaction was weird because, while my body was trying to pick one of the last loot bag from the box, my mind and its eyes kept scanning that Mini Mini Misfortune Holder. He was perfect: a long black gown kept to the waist by a belt consisting of several Mini Mini Skulls and a Mini Mini voice barely audible through a depressing dark hood.
I had never thought, one day, I could have pronounced a sentence like “Thanks for coming!” to someone who, even only theoretically, represents the symbol of the end of my life!!!
To be honest, I would know the reason why I was so quiet and relaxed. My first Halloween night occurred exactly at the end of two as surreal as nightmarish weeks of pure craziness. For some reason that I still ignore the week before had been one of the worst I could ever remember...but this is another story...
domenica 19 dicembre 2010
Buon Natale
dare ad ognuno un dolcino
Forse farebbe piacere
il Bambinello vedere
Forse peró ognuno dovrebbe meditare
su tutto ció che ci sarebbe da fare
Smetterla di puntare il dito
e accettare con un sorriso
Di amore e pazienza é colmo il cielo
non cosí é in terra
Forse a nessuno importa niente
di ció che dice la gente
Forse qualcuno crede
di darla sempre a bere
Forse ognuno é speciale
Forse ognuno é solidale
Io volevo augurare a tutti
solo un Buon Natale
lunedì 18 ottobre 2010
venerdì 20 agosto 2010
Immigrant's lucubration
Why am I writing in English?
First of all, because I’m a newcomer and I should practice my writing skills; second, because that’s the way the thought captured my attention.
Anyway, my thinking cap is determined by that situation which, in some way, involves not the emigrants (my condition) but those who remained on their native land.
There must be a hidden reason why some of the emigrants’ relatives, friends or even simple acquaintances are sure that your way of living abroad must be devastating, terribly sad and overwhelming. For the same reason, even though you are hearty laughing describing some interesting thing you saw during your last hilarious trip, you can feel that they’re in somehow looking forward to hearing about the sad side of your story. Yes! They are not interested in your hilarious descriptions of places and people, but they’re waiting for that terrible element in the story which would allow them to say something like this, “Seeeeeeee, I wassssssss righttttt! You should have listened to my advice! Why are you there? You could be so lucky here! Come on, Guys! Consider it as if it was a long vacation and COME BACK TO YOUR WONDERFUL, AMAZING, FANTASTIC LAND!”
Believe me. I’m not emphasizing anything. That’s the sensation and that’s the majority of people’s expectation.
Let’s assume that I’m going to tell about my last wonderful interview. The way the interviewer looked at me in devotion (don’t be bad! It’s just a dream), and the offer the company (the most important in the world!) proposed me at the end of the meeting. What would be your natural expectation? Mine, would be to hear they are so happy for me; or, at least, they are sure that, despite the big change in my life, I was right saying that everything could have been better than there where they still live.
Unfortunately, that’s just a dream and I’m especially talking with reference to my expectation. If I told some of them of the above mentioned hypothetical interview, they would look for the most worried tone of voice before to say to me something like this, “Don’t worry Claudia! That’s just the first step to go in the job market. In 20 years, I’m sure you will find something closer to your professional profile!”
Please, don’t go back to read again because you have perfectly understood what I wrote (or, preferably, I’ve perfectly written what I meant). The truth is that they haven’t heard a single word of what I was trying to tell. The truth is that the majority of people needs to know that you were wrong thinking that your life abroad could have been better and, meanwhile, that the best choice in their life was to remain there.
That’s the starting point of this post: Why do people, to better accept their own fragilities, need to think that you are terribly sad? It wouldn’t make sense to try to explain them thousands times that you’re happy, satisfied, that the only thing you need is time to become more comfortable with the pace of your new life and time to have the opportunity to enjoy more things as possible.
My opinion is that some people were born to experience their lives (mentally and physically speaking) despite the place, the race, the age and all possible changeable elements in their adventure through a crazy world. Those people are part of an endless-flowing stream of any kind of inputs. It could sound as a paradox, but they know that they can relax everywhere because the only thing they need is to feel as a part of a big painting. They belong to the world and they don’t want love to be close, but they want Love to be in!
Other people need quieter lives. They need to stay where they were born because they feel better considering themselves as a piece of a puzzle. They feel comfortable living in that piece, with the things they already know. Maybe, they fought to achieve that piece and given that they don’t like to consider themselves as a part of a stream, they never would change the state of things. They’re not wrong! They’re different. They want Love to be close.
They are wrong when they start to think that anything which is different is even worse.
Finally, could you imagine me taking the subway with two bags, a smart -casual attire, completely lost in this kind of lucubration? In English?
The fact is that the only thing I should do when someone is evidently distorting the meaning of my story, is to cry, and cry, and cry to make him/her feel so bad to try to figure out a way to encourage me and my decision. Inverse psychology.
It would be great! It would be really hilarious, wouldn’t it?






