"Odio la vile prudenza che ci agghiaccia e lega e rende incapaci d'ogni grande azione, riducendoci come animali che attendono tranquillamente alla conservazione di questa infelice vita senz'altro pensiero."
(Giacomo Leopardi)



"In pratica le persone che mi vogliono bene spesso non si accorgono infatti che il loro "ti appoggio" si trasforma in un "mi appoggio"
(Miranda Taten)



Visualizzazione post con etichetta In the Promised Land. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta In the Promised Land. Mostra tutti i post

mercoledì 24 ottobre 2012

Allora ragazzi, dove eravamo rimasti? Ho già raccontato del fottuto armadio??
No? Meno male, perchè quello è davvero un segreto. Mi scuso già in anticipo per un eventuale linguaggio scurrile e boccaccesco, ma oggi ho messo il cappello della Family Guy, e quando io indosso il cappello della Family Guy, sono un po' irrispettosa delle regole.

Dunque leggo dal mio diario: “Bisogna che sappiate che io saldo sempre i conti”.
Domande? Io si! Uno: il plurale è in proiezione dei posteri? Due: forse si trattava di una citazione musicale? 

 

scriverò ancora...

domenica 16 settembre 2012

Momenti in the Promised Land

A ritmo di musica il mio cervello stava registrando la nuova informazione...piano piano per non shockarmi di botto.
Poi il messaggio arrivò e con lui il dolore. Il dolore che esplose incendiandomi, ma questo lo sapevo solo io: il mio viso non si scompose di una virgola. Ma perchè era accaduto? Si sa che la vita è fatta di momenti e uno di questi era stato dolorosissimo. In uno slancio di amore cosmico infatti il mio amico mi aveva stretta velocemente a se, ma non abbracciandomi diciamo frontalmente, piuttosto di lato, veloce, intensamente e...con forza. Ecco si con forza. Con forza stava, durante quell`attimo lunghissimo e intenso, schiacciando il mio orecchio, anzi no!, il mio piercing non ancora del tutto cicatrizzato contro la sua pancia, dove orecchio sta a pancia come un metro e 80vogliadicrescere sta a 2 m. Punto.
Poi mi venne in mente uno dei momenti più FantozziAni, oltre che MiraBili della mia vita...

...si trattava di una delle manifestazioni culturali più attese e più discusse dell`universo e io ero là!! Wow!!! Io ero là e mi sembrava così inverosimile che credetti di volare...Poi capii che stava accadendo davvero, stavo davvero volando...Volando da quella sorta di palchetto su cui mi ero arrampicata per riuscire a vedere cosa stesse succedendo (ovvero l`evento stesso) e inoltre non farmi schiacciare dalla folla inferocita.
Insomma caddi. Accadeva mentre saltellavo su quel palchetto cantandomi allegra:

 
Poi tutto accadde velocemente ed ecco che vissi l`attimo di nuovo: un piedino per vendicarsi della zeppa alta dello stivale in cui lo avevo stipato, o forse stufo delle mie manie di egocentrismo cercò di darsela a gambe (a gambe! un piedino!! Ahahahahahah!!), e...Slop Slap (=immaginate uno schiocco di lingua!) ho fatto un volo che nonostante lo smarrimento feci subito accompagnare dalla traccia“...I belive I can flyyyyyyyy...I believe I can touch the skyyyyyy...” cantata da me. 



Poi rovinai al suolo: “Whatever I said, whatever I did, I didn't mean it...I just want you back for good... Whenever I'm wrong, just tell me the song and I'll sing it...I want you back for good...” dei Take That.


Naturalmente non riuscii subito ad alzarmi, congestionata dal freddo com`ero: scivolai ripetutamente con disinvoltura. Quel tipo di disinvoltura che può sfoggiare solo uno che potrebbe chiamarsi Benito e vive secondo il motto: se la realtà vera non ti ama tu tradiscila con una realtà parallela tutta tua. Oppure secondo il detto: mangia ogni mela pensando che sia una banana, e presto o poi diverrà realtà! O ancora: guardati allo specchio e ignora ciò che vedi, è come ti senti che conta; inoltre non puzzi neppure tanto.
D`un tratto capii che nessuno si era accorto di nulla, o almeno nessuno del gruppo cui facevo parte: a volte è proprio un bene che la gente sia cieca dinanzi la realtà. Solo una biondina laggiù stava per rovinare tutto...la mia bocca si aprì e...: “You say it best...When you say Nothing at aaaaaaaall...nnannnannnannannaaaaaaaaaaaaaa...”...


Ammaliata quando smisi di cantare aveva già scordato il motivo per cui aveva aperto bocca...

A casa non era tornato nessuno...credevo io. Mentre uscivo dalla mia camera uno di loro tornò: “Non è vero che eravamo tutti via. Non vedi le scarpe da uomo che stanno davanti la porta di lei?”.
Era vero. Feci retromarcia tastandomi il piercing ancora traumatizzato, tanto che al tocco delle mie dita si ritirò subito indietro, impaurito, per poi avvicinarsi piano piano. Pensai alla differenza tanto importante tra cool e uncool (not cool). Pensai alla mia idea cool di fare una foto tutti sul mio letto. Guardai il mio letto. Pensai a quanto fosse uncool il mio letto rotto che aveva ceduto sotto il peso di tutti noi...




giovedì 30 agosto 2012

Blu Rivoluzionario

Ricordati di me quando me ne sarò andata,
partita per sempre nella terra del silenzio;
Quando non potrai più tenermi per mano
né io, pur volgendomi per andare, restare.

Ricordati di me quando, giorno dopo giorno,
non potrai più parlarmi
del futuro che avevi pensato per noi:
solo ricordati di me; sai che sarà tardi allora
per chiedere consiglio o pregare.

Ma se il mio ricordo dovesse abbandonarti
per un poco
e poi di nuovo ti tornassi in mente,
non addolorarti,
poiché, se il buio e il disfacimento
lasciano vestigia dei pensieri che ho avuto,
è assai meglio che tu dimentichi e sorrida
anziché ricordare e rattristarti. (Christina Rossetti)

Original Gay continuava a fissarmi incredulo: “E dove te ne vai?”.
Nessuno lo sapeva, tanto meno io. Ad essere più precisi credevo di saperlo...ma...ma...ma...
Quando mi svegliai, una strana sensazione di appagamento mi pervase. Mà mà mà...mà come mai?
La guancia era in un lago caldo, e come tutti i laghi, le sue acque non erano salate, ma come l'eccezione che conferma la regola, putride e un po' melmose! In un sostantivo: la mia saliva. (La similiatudine dei laghi la dedico ovviamente alla mia coblogger, che approfitto per salutare: Ciao miaaaaa Deeeaaaaaaaa!!!!!!).
Ero ferma. Svampita, come una donna che di certo si chiama Paloma che è appena uscita dal bagno dell'aeroporto e muove la testa a scatti in tutte le direzioni perché cerca un volto amico rassicurante. Quello del marito?
Ero ferma. Ero ferma e i miei occhietti ancora rincoglioniti provavano a decifrare quei simbolini luminosi. Lettere? Lettere dell'alfabeto? Aeroporto? Aeroporto. Questa era l'unica parola sensata che quei stupidini riuscivano a sussurrare al mio cervello. Il mio cervello anche lui in quel frangente non pareva brillare e piuttosto che capire preferì tornare a perdersi nell'oblio. Per rassicurarsi si raccontò che essendo di origine cinese, quegli occhietti stupidini, di certo avevano interpretato male. Per fortuna la ragione stava di guardia e subito accortasi di quelle discrepanze intervenne gridandomi: “Guaaaaaaaaaardaaaaaaaa l`orolooooooooooogioooooooooooooo!!!”.
In quel momento, come Pinocchio col Gatto e la Volpe, decisi di seguire subito l'esempio del cervello, che si sa è il capo, e comunque in società più apprezzato del cuore, e optai per l'oblio.
La ragione però è una tosta, per cui mi costrinse a guardare in faccia la realtà...Mi ero addormentata di nuovo sul treno. Erano le sei di sera ed io ero in viaggio dalle quattro del pomeriggio, mi ero addormentata, quindi fatto il viaggio già due volte. A quel punto mi dividevano solo qualcosa come venti o venticinque minuti dal mio obbiettivo, più il tempo necessario sino a casa. Dunque se tutto fosse filato liscio sarei arrivata alle sette.
A quel punto iniziai a tremare chiedendomi se quando uno diventa pazzo inizi così. Alle sette, a casa. Io però ero GIÁ stremata...Poi, in un crescendo, qualcosa iniziò a stringere attorno al collo. Il suono della sveglia rimbombava già minaccioso nel mio piccolo orecchio: in pratica sarebbe successo da lì a poche ore DI NUOOOOOVOOOO!! Spiegai a Ragione che il punto non era solo arrivare a casa, che bisognava anche farsi la doccia, sfamarsi, quindi cucinare o preparare qualcosa. Questo naturalmente nel migliore dei casi. Insomma solo se saturno non fosse stato contro, e altri fenomeni scientifici che tutti noi ormai conosciamo. Mi chiese allora quando avrebbe suonato la sveglia: le quattro meno dieci. Rigorosamente del mattino. Ragione iniziò a piangere e io allora la presi in braccio e le accarezzai i capelli.

L'indomani agguerrita come Cucciolo ero alle 4:15, rigorosamente del mattino, già in cammino. Tutto procedeva bene ed ero riuscita a non addormentarmi sul treno. Certo c'era solo un po' di freddo e ciò nonostante fosse agosto, ma era ok. Io poi non sono una che rompe le balle e stressa, anzi mi adatto benissimo, si, benissiiiiiiiiiiiiiiiiiiimooooooooooooooAAAAAAAAA!!!
Ero caduta. Caduta a terra, stesa con la faccia a terra. Immobile. Il buio. Il freddo. Il giubbotto mi teneva stretta. Il cappello di lana era scivolato davanti quei stupidini cinesi che stavolta non erano stati attenti. Manco un'anima. Ok forse le anime c'erano, ma con “Ghost” ho imparato che la maggior parte non riesce a prendere le cose. In quel momento la COSA che giaceva sul pavimento ero io. Io piccola e blu. L'ironia della sorte aveva voluto che quel mattino indossassi proprio il giubbotto blu (da me chiamato “Blu Rivoluzionario” per motivi che capisco solo io), nonché l'unico che avessi, e che in quel momento spalmata sul marciapiede faceva di me una ridicola puffetta.
Il gelo, lo stupore o il dolore, o forse tutti e tre insieme (scusate questa formula la trovo in una pagina si e una no di un libro si e uno no che leggo: la volevo usare anche io!!), mi fecero restare là distesa sino a che un “AAAAAAAAAAARRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRrrrrrrr!” uscì dalla mia bocca rimbombando ovunque. Mi misi in piedi, e questa volta la lacrima che uscì dal mio occhi non aveva niente a che vedere con la ragione.




martedì 26 giugno 2012

Oh Baby baby...



Quando entrai, davanti a me stava un uomo alto con in testa il mio cappello di lana, quello colorato, la mia borsa militare a tracolla, una sigaretta finta realizzata con un cartoncino arrotolato, che continuava a dire sculettando “Io sono Mira e sono universitaria! Si, io so un sacco di cose...lalalalalalallala!”. Original Gay non aveva capito che avendo addosso le mie cose, io mi trovassi già lì...Restai impalata nella mia tenuta bianca, senza espressione. Accortosi di me lasciò cadere infastidito tutto sul pavimento compreso il ghigno idiota e se tornò alla sua postazione. Il PC, Youtube, Britney.

“My loneliness is killing me (And I)
I must confess I still believe (Still believe)
When I'm not with you I lose my mind
Give me a sign, hit me baby one more time”

Entrata in cucina Tamer si stava divertendo a dondolare tenendosi da un lato al lavandino e dall`altro al tavolo. “Uhuhuhuhuhuhuhuh!!!!”. Poi perse il ritmo e cadde in avanti. Pablo rideva talmente tanto da non emettere suoni. Ulisse roteò gli occhi e se ne andò.
Stavo lavando le stoviglie quando Jenny, la cameriera, mi chiese di andare in cantina a prendere “...chdohuhasch Keller sofort schblän blebleble”. Resami conto dell`urgenza mi precipitai giù: tra tutte le cose la risposta giusta era solo una! Ma quale?? Pensai alla matematica, alle possibilità...A volte ci si azzecca...Naturalmente non è mai stato il mio caso. In un nano secondo pensai alla mia compagna di liceo che era riuscita a passare all`anno successivo solo perché quell`anno vennero introdotti i test a risposta multipla. Chiudeva gli occhi e zak! Risposta giusta. Poi pensai a Furby, alias la nostra insegnante di lettere, quella il cui fidanzato era morto a una settimana dalle nozze. Furby l`avevo battezzata così perchè era semplicemente precisa a lui. Furby!! Quel giocattolo con gli occhi a palla giganti!!
Furby era un po' pazza, e tutti lo attribuivano a quella prematura, quanto crudele, scomparsa del fidanzato, che secondo me in realtà aveva avuto un`idea geniale dopo essersi letto “Il fu Mattia Pascal”. Tra le tante cose, nonostante le dimensioni, i suoi occhi non vedevano bene...e questa fu la salvezza della fortunata compagna. Il giorno in cui vennero convocati i genitori infatti, gli occhi di Furby trasformarono il 3- in 7+ (dove i voti andavano da 1 a 10). Che culo!!!
Come detto questo non fu mai il mio caso.
Afferrai una pila di piatti fondi e andai correndo di nuovo su, pensando o la va o la spacca.
Noooooooooo Miraaaaaaaaaaaaa!!!”.
Mist!! Ciò che in realtà mi era stato chiesto lo capii quando Jenny tornò indietro con dieci bottiglie di vino...rosso...

Bisognava sempre lavare la cucina, dove lavare è il termine giusto per definire ciò che ogni sera avveniva! Ognuno di noi sostituiva scarpe e calzini con infradito per il mare, i pantaloni poi salivano su trasformandosi in short, i capelli venivano meticolosamente gellati (nel caso degli uomini) o particolarmente tirati su (nel mio caso). Maschere subacquee posizionate sul viso, dove la mia era pink, blu per Tamer, verde quella di Pablo e rigorosamente nera quella di Ulisse! Pablo faceva partire allora “La Gasolina” per darsi e darci la carica e viiiaaaaaaaa!!!!! L`acqua iniziava ad uscire con un getto fortissimo, spingendo via anche i più micro dei microrganismi. Dai pezzetti di lattuga ai batteri, nessuno aveva chance!
Poi ridendo iniziavamo a spruzzarci l`acqua addosso a vicenda ridendo divertiti! I vestiti bagnati divenivano allora trasparenti, i capelli tornavano a muoversi liberi, e noi il team del Tuguria, inscenavamo a conclusione di questo rito serale una coreografia sul pezzo preferito di Pablo.
Non è vero.
Piuttosto ogni volta eravamo ridotti uno schifo, ed eravamo semplicemente stanchi...
Una di queste sere in cui eravamo alle prese con le pulizie, Original Gay entrò in cucina tuonando: “Appena finito venire subito in sala, CAPITOOOOOO!!????? Ho da dirvi una cosa estremamente importante!!!!!”. Licenziamenti in vista? Ognuno di noi non sapeva più che pensare.
Veloci come non mai, asciugammo l`ultima goccia d`acqua dal pavimento e semza neanche cambiarci, in fila come soldatini, ci recammo da lui.
Lui, figlio del Signor Male, ci stava aspettando ad un tavolo ben apparecchiato con una bottiglia di Champagne. Lui, Original Gay, voleva festeggiare con noi il buon incasso della giornata: era felice e voleva gratificarci. Insomma aveva messo in atto il gioco più antico e perverso del mondo di quel “avvicinati che non ti faccio niente”, che poi ottenuta la fiducia si trasforma in uno schiaffo in pieno viso (nei casi più fortunati). Solo che lui l`aveva applicato al contrario che, si sa, reca anche le sue soddisfazioni.
Bevemmo facendo finta di rallegrarci e io proprio in quel momento decisi che fosse arrivato il momento di recitare la mia poesia:

Ricordati di me quando me ne sarò andata,
partita per sempre nella terra del silenzio;
Quando non potrai più tenermi per mano
né io, pur volgendomi per andare, restare.

Ricordati di me quando, giorno dopo giorno,
non potrai più parlarmi
del futuro che avevi pensato per noi:
solo ricordati di me; sai che sarà tardi allora
per chiedere consiglio o pregare.

Ma se il mio ricordo dovesse abbandonarti
per un poco
e poi di nuovo ti tornassi in mente,
non addolorarti,
poiché, se il buio e il disfacimento
lasciano vestigia dei pensieri che ho avuto,
è assai meglio che tu dimentichi e sorrida
anziché ricordare e rattristarti. - Christina Rossetti

Original Gay continuava a fissarmi incredulo: “E dove te ne vai?”
Fu così che mi ricordai di essere stata un tempo una studentessa, come diceva lui, universitaria, e pensai a Montale. Dalla mia bocca uscì solo: “Non chiederci la parola, a me e a tutti i miei io”.

Uscendo sentì solo Britney cantare:

Oh baby baby, how was I supposed to know
Oh pretty baby, I shouldn't have let you go
I must confess that my loneliness is killing me now
Don't you know I still believe
That you will be here and give me a sign
Hit me baby one more time”










domenica 24 giugno 2012

Persival


[…] Un odore strano, un insolito tanfo...quello stesso che...
Quello stesso che in quel castello regnava sovrano. Era semplicemente così, così sgradevole, tra lo sporco e l` umido.
Un fastidio olfattivo sordo puntualmente accompagnato da un altro che, inizialmente era solo visivo, poi epidermico, e infine si trasformava in un unico flusso di adrenalina. Brrrrrrrrrrrrrr!!!
Qualsiasi movimento o azione anche garbata e attenta erano sufficienti a metterli in moto. Loro, sempre pronti ad attaccare a prescindere, loro che vivevano una vita ai margini, nell` oscurità e le tenebre. Uno strano popolo caratterizzato dall` impotenza tutta e che nei secoli aveva sviluppato tecniche di terrorismo da far sentire “i più” semplici idioti che giocano a dolcetto o scherzetto. Loro erano riusciti a mettere a punto un` arma impareggiabile di cui nessuno avrebbe mai potuto privarli...L´era di archi frecce era ormai stata superata, e i proiettili seppur veloci, rendevano tutto poco divertente. La guerra adesso doveva essere una faccenda da deliziare. Un processo lento e doloroso, perverso ed esasperante.
Fili sottilissimi dalla difficile percezione tattile che, al momento richiesto, venivano azionati in direzione del nemico, il quale non riusciva più a distoglierne lo sguardo. Tutti ormai sapevano che non li si doveva guardare nelle antenne in nessun caso: bastava anche solo una sbirciatina ed era fatta. Così erano caduti i migliori. E come Ulisse e le sirene, la storia continuava sempre a ripetersi.
Lentissimi e roteatori, lentissimi e precisi...la più raffinata tortura psicologica di tutti i tempi, attraverso la capacità di stabilire un contatto virtuale direttamente con il sistema nervoso dell` osservatore, capace di farlo impazzire.

Quando il Re scostò il calice trasparente da cui stava bevendo, un forte dubbio che, non fu capace di tradurre subito in parole, lo fece trasalire: uno di loro stava galleggiando morto. Il medico di corte diagnosticò un caso di suicidio. Naturalmente il suo popolo non gli credette e sostenne si trattasse di un complotto. Da allora si dice che la Guerra Infinita, allora iniziata e mai terminata, sia iniziata con il ritrovamento del cadavere di Persival.
A loro di Persival non importava un bel fico secco, ma fecero come se. “Oh Persival!!! Così giovane!!! Perché perché perché?”, gridava il Popolo Marrone in un delirio straziante per gli ascoltatori, dove anche questo faceva parte del loro terrorismo. E dire che erano solo...solo...Loro appartenevano alla specie degli Schifoidi...Erano solo Scarafaggi e per questo sottovalutati...Ma per questo i migliori strumenti del Signor Male.

Chiusi il libro e guardai l`ora...e...What a pity! Dovevo andare, giacché il Signor Male aveva provveduto anche all´esistenza di Original Gay, che di certo mi stava già aspettando.




domenica 27 maggio 2012

Death closes all



Le due ore al corso erano state abbastanza divertenti ed ero anche riuscita a liberarmi del quarantenne sfacciato che, pur essendo anche lui in una classe per principianti, sapeva già flirtare come quelli dei corsi avanzati.
La lezione pomeridiana era stata preceduta da cinque ore di lavoro, e spedita come un robot con le Duracell, mi dirigevo nuovamente al Tuguria per poter con un pò di fortuna verso mezzanotte tornare a casa.
Si, quei tempi in cui non avevo bisogno della Red Bull, e ancora meno di miscelarla alla vodka.

Lì ad aspettarmi c´erano i miei ormai nuovi amici più uno. Infatti da quel giorno il team avrebbe hannoverato tra i suoi membri anche Ulisse.

(Ops! Scusate oltre ad avere problemi con le virgole, inizio ad avere uno strano rapporto anche con le ”h”! Si prega di limitarsi ad ignorarla, del resto si sa che è “mutina”).

Giunta a destinazione Tamer si precipitò da me, sgranando gli occhi come al solito, e mi chiese come fosse possibile che la mozzarella potesse venire definita anche con il nome di “bocconcini”. Quando in cucina si presentò Original Gay per ritirare la lista della spesa, Tamer entusiasta come un bambino delle elementari che sa per una volta la risposta esatta, disse una parola che finisce anche in “ini” ma che ahimè iniziava con “bok”.
Tamer noooooooo!!! Come spesso accade...troppo tardi!

Ulisse non ricordava esattamente un personaggio epico, né di Omero né di Tennyson...Nonostante ciò io mi ricordai che “Death closes all”.

Come tutti noi anche Ulisse doveva, prima di essere assunto regolarmente, essere sottoposto ad un esame. Fu così che nel menù vennero inserite microbanane fritte con guacamole e aglio intero di contorno.
Il popolo estasiato non riusciva a credere al proprio palato, e da quel momento l´aria in città non fu più la stessa...

Tamer mi diede un tocco di carne incaricandomi di tagliarlo. Punto. Non avendo ricevuto indicazioni particolari pensai di essere libera di tagliarne fette a forma di cuore. Insomma ne tirai fuori un`infinità di fettine che per la sottigliezza ricordavano il carpaccio.
Ero proprio orgogliosa di me!! Avevo svolto un lavoro degno di Giotto, per la perfezione intendo. Io sono in realtà un po' Giotto: chi fa gli archetti bianchi più precisi del mondo quando si tratta di French Manicure?? Esatto!

Impettita come lo chef Knorr della pubblicità, mostro a Tamer il mio operato...Un sorriso già disegnato in faccia...il mio cuore batteva sempre più forte certo della incombente lode...rullo di tamburi...”MIRAAAAAAA NOOOOOOOOOO CHE HAI FAAAAAAAAAAAATTOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!”. Quella carne era destinata al grill...avrei dovuto tagliarla più spessa...solo un po'...
Naturalmente io scoppiai a ridere tanto da dovermi piegare, incapace di poter prendere sul serio la sua espressione, che per me in quel momento era la cosa più divertente che avessi mai visto. Allora lui di nuovo “NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!”:
Ad ogni nuova “O” i miei polmoni lottavano per trattenere che quel po' di ossigeno che io non riuscivo a fornire, mentre il mio cervello aveva messo in azione una squadra speciale per ripristinare il controllo sul corpo, e da spastico riportarlo a normale.

Continuai a ridere senza controllo sino a che qualcosa sotto iniziò a spingere sempre più incalzante ad ogni risata. Insomma la vescica si stava preparando per un colpo di stato. Così andai.
In bagno continuai a ridere a crepapelle ripensando agli occhi sgranati di Tamer. Il mio make-up era ormai sparito.
Osservavo il mio viso quando da destra qualcosa attirò la mia attenzione. Era bianco e rilucente, così piccolo eppure già forte. In Miralandia il primo della sua specie...Lo toccai con attenzione come si fa con un pulcino appena nato...e poi...con un urlo disumano tirai con tutta la forza che potei: AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAArrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr!!!
Una lacrima scivolò sulla mia guancia destra (è proprio vero che è tutto collegato). Poi concentrai lo sguardo sulla creatura...niente a che vedere con i suoi simili qui a Miralandia...Mi dissi che le sepolture classiche non fossero più di moda, ergo presi l` accendino. Un odore intenso mi ricordò la mia Barbie Malibù, di quel giorno in cui decisi di farle la piega con il fon e le si squagliarono entrambi: i capelli più il bigodino in cui li avevo arrotolati.
Con tranquillità raccolsi il puntino duro che era ciò che restava della creatura e con accortezza e precisione lo deposti nella scatola dei fiammiferi che elessi a sua urna. Sopra solo una semplice scritta: “R.I.P. Nylon”.

La sera a letto continuai a ripensare a Nylon e al suo destino, a come “Death closes all”, ad Ulisse.

Stavo per chiudere gli occhi quando lo sentii...Non riuscii mai a vederlo, ma il fastidio di quel suo lamento lo ricordo ancora oggi: “Cri cri cri cri cri cri cri cri cri cri cri cri cri cri cri cri cri cri cri...”.
Si trattava di un fastidioso Grillino.
















mercoledì 2 maggio 2012

In the Promised Land




Il giorno dopo da studentessa universitaria di lettere mi ero trasformata in aiuto cuoco. 
Adesso per favore non facciamo delle parole un caso, ovvero io non so se si scriva “aiuto cuoco”, “aiutocuoco”, “aiuto-cuoco” oppure se sia di solito più il caso di gridare “Aiuto Cuoco!!!”. In realtà forse è insieme a tante altre una parola inventata esclusivamente dai gastronomi... O forse no.

Naturalmente noi altri siamo difficili prede della tristezza e rassegnazione e così essendo le cose e la vita tutta una mera questione di prospettive...beh mi divertii un sacco!!

Arrivata venni presentata al team di cui sarei diventata membro da li a due secondi. Un uomo imponente col panzone e i capelli bianchi con un sorriso che di solito potrebbe definirsi “a 36 denti”, se non fosse che lui così tanti non ne aveva. L´altro si illuminò invece completamente e sfoggiò un sorriso che inserito in un viso color cioccolato mi sembrò di aver fatto l´errore di fissare il sole.
Insomma il team gioiva di cuore.
Sopravvissuta al primo giorno di lavoro che si rivelò un Crashkurs su come tagliare le verdure e quindi la carne, il giorno dopo capii perché i miei colleghi si fossero tanto rallegrati... Infatti avevano lavorato talmente tanto nell´ultimo periodo che il fatto di aver trovato un´aiutante seppure nana aveva permesso loro di vedere la luce alla fine del tunnel e quella luce si chiamava vacanza!! Insomma i due si misero allegramente in malattia!!

Dunque sempre perché tutto è una questione di prospettive, si potrebbe dire che la mia fu la carriera più veloce di tutti i tempi! Quindi? Quindi il secondo giorno ero già cuoco!! A questo punto la strada tra me e un ristorante tutto mio poteva essere davvero breve, per esempio poteva darsi che il giorno seguente mi aspettassero sul tavolo direttamente i documenti per la cessione dell´attività con accanto una foto del gestore con bermuda color cachi e già abbronzato ai Caraibi. Oh no anche lui aveva seguito la luce ammaliante che distoglie dalle responsabilità!!!

La vita però è burlona e così...beh la settimana successiva il team era nuovamente compatto e con grande sorpresa appresi che i due continuavano ad essere gentili... Da non crederci mi volevano bene!!
Ben presto mi fu chiaro che non facevo parte di un gruppo di persone normali ma individui simpaticamente in delirio!
Iniziato il turno della sera, nella mia tenuta bianca a pois rossi (il pomodoro l´ha sempre avuta vinta!!), inizio serissima come si addice ad una situazione di lavoro decente, a tagliare attingendo da quella bianca montagna che a guardare da fuori lasciava vedere solo il mio chignon manco fosse stato il vero cratere degli champignons.
Assorta trifolavo manco fossi stata Edward mani di forbice quando intravedo Pablo, quello con pochi denti di origini russe, passarmi accanto velocissimo. Senza troppi pensieri continuai.
Dall´altro lato vedo Tamer, il membro di origini turche del team muovere la braccia a scatti, alzarle abbassarle, mentre furtivo guarda in direzione della porta. Tutto durò pochi secondi e Original Gay fece di botto il suo ingresso. Silenzio e immobilità, solo il rumore della lama sul mio tagliere. Intanto la montagna si era trasformata in fiocchi di neve e io mi sentivo sulla stessa lunghezza d´onda di una protagonista di un film come “La foresta dei pugnali volanti”, dove i fiocchi di funghi svolazzavano intorno a me al rallentatore e io, l´eroina, con il pomodoro sulla maglietta al posto del sangue e il perfetto chignon sempre là.
Original Gay non entrò, piuttosto restò sulla soglia ad osservarci tutti. Io tra i fiocchi, Pablo a novanta gradi piegato davanti la lavastoviglie come se distogliendone lo sguardo essa potesse smettere di funzionare, Tamer serissimo continuava a gettare vino nella padella con le cotolette dando vita a fiamme spettacolari. Nessuno volse mai lo sguardo nella direzione della porta. A quel punto certo che tutto fosse ok Original Gay tornò alla sua postazione chiudendosi la porta dietro. Ad aspettarlo “One more time” di Britney. La gastronomia non gli piaceva, in compenso però adorava youtube!

Scomparso, Pablo e Tamer scoppiano a ridere tanto da non riuscire più a respirare. Io sollevo un sopracciglio interrogativo e Tamer mi viene incontro e mi dice “Tu che cosa vuoi bere?”. Insomma erano ubriachi. Fu così che le ore di lavoro si trasformarono in divertimento infinito.

Tra piatti sporchi, grattacieli di verdure e migliaia di stoviglie da asciugare ci divertimmo un mondo!
Pablo, circa 40 anni, mi raccontò la sua storia e dei suoi sogni e di come adorasse la musica, cercando di convincermi del fatto che la canzone più bella di tutti i tempi fosse “La Gasolina”, pezzo che che faceva vibrare il ristorante e l´intero edificio dalle 15 alle 18 quando non eravamo in servizio. Si lo so, e la risposta è che Pablo durante la pausa a casa non voleva tornarci.

Per essere certo che la comunicazione funzionasse Pablo finiva ogni frase con “hai capito?” con accento sud italiano. Era il suo intercalare preferito oltre che una delle poche frasi in italiano che sapeva dire.
Ben presto Tamer lo fece suo, però non credo che lui fosse portato per le lingue, per cui “hai capito?” con lui si trasformò in “hai capisci?” con un accento indefinibile che voleva imitare quello di Pablo.

Anche Tamer come Pablo amava la musica.
Nessuno poteva anche solo fischiettare un motivo qualsiasi nelle sue vicinanze che ecco che Tamer iniziava ad ondulare manco fosse stato privo di ossa.
Ondulava e ondulava e poi all´improvviso si arrestava, mi si avvicinava e mi diceva nella lingua più o meno comune “Original Gay è super gay, non è per niente simpatico”. Allora sgranando gli occhi enormi e scuri mi si avvicinava sino ad essere a pochi centimetri dal mio naso e se se usciva con un “tiè” mimato teatralmente.

Io davvero non so come riuscissimo a comunicare, giacché nessuno di noi tre era nella condizioni di esprimersi neanche lontanamente decentemente nella lingua del paese in questione. Strano vero? O forse no...?
Tamer mi diceva sempre “una Mira, cinque lingue!” oppure “quattro pezzi una Mira” (quest´ ultima non l´ho mai capita)...

Poi un bel giorno al team di aggiunse Ulisse.