C´é gente che da quando ha scoperto che scrivo in un blog é in balia delle manie di persecuzione.
Molti pare siano convinti che in tutto ció che scrivo ci sia un riferimento ad ognuno. Le interpretazioni variano... c´é chi si identifica, chi crede di aver colto il riferimento o la denuncia, e via di seguito.
Qualcuno mi ha addirittura detto di aver capito chi fosse nella realtá uno dei personaggi dei miei raccontini. É notevole, anzi miracoloso, sfida le leggi della natura un fenomeno del genere, dal momento che io per prima non ne ho un´idea...Insomma veramente non conosco nessuno che sia alto pochi centimetri di nome Folie. Voi? Forse é un personaggio famoso e lo sa tutto il mondo tranne me? Perché se é cosí diventa tutto chiaro, é come se uno chiamasse il suo personaggio Che Guevara, e poi gli si andasse a dire “Si il Che! Mi ricordo!”.
Bando alle ciance, non scrivo tutto questo per giustificarmi o cose del genere, é solo che per me la vicenda é stata spunto di riflessione. Infatti mi ha fatto riflettere su una cosa che giá sapevo da tempo, ed é un segreto di cui oggi voglio rendervi partecipi: il mondo é tuttiglialtricentrico.
Ognuno é convinto che il mondo ruoti intorno a se stesso. Questa é una cosa diffusa. A questa componente talvolta se ne aggiunge un´altra: l´insicurezza. Se poi le persone cosí hanno un amico scrittore é fatta: “di certo lui racconterá la mia storia” oppure “sicuramente in questo passaggio si riferisce alla discussione dell´alra sera” (= se il luicentrico ha la coda di paglia). La gente cosí puó perdere ore a trastullarsi il cervello cercando di cogliere riferimenti a destra e a manca.
Ora é chiaro che io non sono neppure lontanamente una scrittrice, e la cosa incredibile é che ciononostante c´é chi si mette lí a leggere credendo di essere il protagonista. Vi immaginate in quest´ottica le paranoie degli amici di Isabel Allende?? Perché di sicuro almeno uno dei suoi conoscenti é cosí!
Mi viene in mente un altro episodio. Un mio datore di lavoro di tanto tempo fa, un giorno chiacchierando, mi chiese cosa volevo fare nella vita... Non avendo molta voglia di riferirgli nulla dei miei reali progetti, la risposta fu che avrei voluto fare la scrittrice. Allora subito mi domandó con aria preoccupata cosa volessi scrivere... Ma cosa temeva? Temeva forse che scrivessi la sua biografia, o che denunciassi le condizioni di lavoro a cui dovevo sottostare? No, lui non temeva che il mondo sapesse delle sue capacitá imprenditoriali-schiaviste, o di quanto fosse incommensurabilmente ignorante e insicuro. Io credo di aver capito il suo punto debole...Lui temeva che io svelassi la sua scoperta scientifica, e cioé che quelli di statura bassa oltre a differire da quelli alti per la caratteristica di gridare (gridano perché pensano che altrimenti i giganti non possano sentirli: é fisica!), hanno il vantaggio di sviluppare i muscoli piú velocemente. Perché? Perché i loro muscoli sono chiaramente piú piccoli, o per usare le sue parole “corti”. Il suo motto era “il muscolo corto si sviluppa prima”. Poi continuava spiegando che mentre un individuo di un metro e ottanta cm ha bisogno di molto allenamento, cosí non é per un altro di un metro e cinquanta cm. Peccato che non avesse nessuna teoria per quel che riguarda lo sviluppo del cervello, cioé come si sviluppa il cervello in quelli alti (lui) e come in quelli bassi (io).
Io non ho mai sentito parlare di niente del genere per cui ne deduco che la sua sia davvero una scoperta innovativa. Interessante no?
Buona giornata!
When Two Overqualified Fingertips Have Something to Reveal...
"Odio la vile prudenza che ci agghiaccia e lega e rende incapaci d'ogni grande azione, riducendoci come animali che attendono tranquillamente alla conservazione di questa infelice vita senz'altro pensiero."
(Giacomo Leopardi)
"In pratica le persone che mi vogliono bene spesso non si accorgono infatti che il loro "ti appoggio" si trasforma in un "mi appoggio"
(Miranda Taten)
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lunedì 12 aprile 2010
domenica 21 febbraio 2010
Cosí per condividere...
Non é sempre facile la comunicazione con gli altri, e ancora meno la tolleranza reciproca...Difficile difficilissimo, ma almeno spesso si potrebbe fare semplicemente silenzio, altrimenti detto TACERE.
Spinti dall´arroganza di sapere ció di cui gli altri hanno bisogno, pretendiamo non solo che le nostre parole siano risolutive per l´altra persona, ma che la linea da noi IMPOSTA sia l´unica possibile, tra l´altro giusta. Iniziamo sempre con frasi tipo “posso darti un consiglio?”, oppure “io al tuo posto farei cosí...”, che sembrano essere dettate, a partire poi dall´estrema logicitá con cui vengono sviluppate, solo dalla nostra rationalitá. Qualora il nostro interlocutore dovesse interrompere questo processo di causa-effetto grazie al quale possiamo fargli capire quanto la soluzione al problema X sia chiara, allora diventiamo fatalisti. Mi spiego. Il nostro amico potrebbe dirci che al di lá della cosa giusta, o meglio logica, c´é per esempio un malessere, (quello che noi tenderemmo subito a definire disturbo mentale, o incapacitá), allora ecco il fato: “che vuoi farci é cosí!”. Fin qui niente di strano, cioé un modello di conversazione come questo lo adottiamo tutti tutti i giorni: non abbiamo sempre una spiegazione per tutto, ed é anche umano. Il problema si manifesta infatti nel momento in cui il nostro amico “depresso” avrá trovato una soluzione in autonomia. Una soluzione non necessariamente giusta, non necessariamente logica, opinabile, egoista, ma pur sempre una soluzione valida e possibilmente risolutiva per se stesso. “Te steesso??” , e io?? A me ascoltatore fedele ed amico, non pensi? Forse non stai tenendo in considerazione i miei consigli? E i miei sentimenti non contano nulla? IO, capisci?? Ecco quindi che iniziamo ad infamare il nostro amico, quello che, e non scordiamolo, volevamo aiutare!! Lo accusiamo di egoismo nonostante noi si stia continuando a parlare solo e soltanto in prima persona, gli lanciamo addosso un container di responsabilitá verso l´intero universo e di sensi di colpa, perché deve sapere che quello che ha deciso di fare (in realtá non importa che cosa!) avrá delle conseguenze permanenti, di cui solo lui sará il responsabile. Possibilmente minacceremo di tentare il suicidio, e sveleremo di soffrire di un insufficienza cardiaca mai dichiarata sino a quel momento (segreto mantenuto per anni per un´occasione speciale come questa!). E credetemi non necessariamente ci fermeremo a questo, e non esagero se dico che alcuni di noi potrebbero davvero iniziare a fare come quel tale che infastidito dal gioco di Amelie Poulan, le disse che il flash della sua macchina fotografica causava incidenti, e cosí la piccola si convinse, guardando il telegiornale, che tutto ció che stava accadendo nel mondo fosse solo e soltanto colpa sua.
Io posso ben immaginare come ognuno di noi creda che tutto ció non ci riguardi, che mai abbiamo fatto niente del genere, ne tanto meno lo faremo, che é Follia!! Cari signori é arrivato il momento di smentirci, di non prenderci piú in giro, di smetterla di scaricare sugli altri le nostre paure e le nostre incapacitá, sostenendo che le incapacitá siano invece proprio dell´altra persona. Del resto essendo tutti sostenitori del karma e del fato, come detto, smettiamola di intralciare il destino, dato che siamo anche molto bravi a proferire frasi, molto spesso vere, come “io non posso aiutarti, anche se mi dispiace moltissimo per te!”. Quindi? Niente oggi mi girava di dire queste cose. Buona domenica cari!
Spinti dall´arroganza di sapere ció di cui gli altri hanno bisogno, pretendiamo non solo che le nostre parole siano risolutive per l´altra persona, ma che la linea da noi IMPOSTA sia l´unica possibile, tra l´altro giusta. Iniziamo sempre con frasi tipo “posso darti un consiglio?”, oppure “io al tuo posto farei cosí...”, che sembrano essere dettate, a partire poi dall´estrema logicitá con cui vengono sviluppate, solo dalla nostra rationalitá. Qualora il nostro interlocutore dovesse interrompere questo processo di causa-effetto grazie al quale possiamo fargli capire quanto la soluzione al problema X sia chiara, allora diventiamo fatalisti. Mi spiego. Il nostro amico potrebbe dirci che al di lá della cosa giusta, o meglio logica, c´é per esempio un malessere, (quello che noi tenderemmo subito a definire disturbo mentale, o incapacitá), allora ecco il fato: “che vuoi farci é cosí!”. Fin qui niente di strano, cioé un modello di conversazione come questo lo adottiamo tutti tutti i giorni: non abbiamo sempre una spiegazione per tutto, ed é anche umano. Il problema si manifesta infatti nel momento in cui il nostro amico “depresso” avrá trovato una soluzione in autonomia. Una soluzione non necessariamente giusta, non necessariamente logica, opinabile, egoista, ma pur sempre una soluzione valida e possibilmente risolutiva per se stesso. “Te steesso??” , e io?? A me ascoltatore fedele ed amico, non pensi? Forse non stai tenendo in considerazione i miei consigli? E i miei sentimenti non contano nulla? IO, capisci?? Ecco quindi che iniziamo ad infamare il nostro amico, quello che, e non scordiamolo, volevamo aiutare!! Lo accusiamo di egoismo nonostante noi si stia continuando a parlare solo e soltanto in prima persona, gli lanciamo addosso un container di responsabilitá verso l´intero universo e di sensi di colpa, perché deve sapere che quello che ha deciso di fare (in realtá non importa che cosa!) avrá delle conseguenze permanenti, di cui solo lui sará il responsabile. Possibilmente minacceremo di tentare il suicidio, e sveleremo di soffrire di un insufficienza cardiaca mai dichiarata sino a quel momento (segreto mantenuto per anni per un´occasione speciale come questa!). E credetemi non necessariamente ci fermeremo a questo, e non esagero se dico che alcuni di noi potrebbero davvero iniziare a fare come quel tale che infastidito dal gioco di Amelie Poulan, le disse che il flash della sua macchina fotografica causava incidenti, e cosí la piccola si convinse, guardando il telegiornale, che tutto ció che stava accadendo nel mondo fosse solo e soltanto colpa sua.
Io posso ben immaginare come ognuno di noi creda che tutto ció non ci riguardi, che mai abbiamo fatto niente del genere, ne tanto meno lo faremo, che é Follia!! Cari signori é arrivato il momento di smentirci, di non prenderci piú in giro, di smetterla di scaricare sugli altri le nostre paure e le nostre incapacitá, sostenendo che le incapacitá siano invece proprio dell´altra persona. Del resto essendo tutti sostenitori del karma e del fato, come detto, smettiamola di intralciare il destino, dato che siamo anche molto bravi a proferire frasi, molto spesso vere, come “io non posso aiutarti, anche se mi dispiace moltissimo per te!”. Quindi? Niente oggi mi girava di dire queste cose. Buona domenica cari!
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